INCHIESTA " OMBRE NERE"

TORNA ALLA RIBALTA L’ANTISEMITISMO

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C’è chi odia gli ebrei, chi si tatua svastiche sulla pelle, chi proclama la supremazia della razza bianca e chi invece conserva nelle proprie case ritratti di Hitler e Mussolini, croci celtiche e armi di ogni tipo. Potrebbe sembrare l’identikit di un membro del partito nazista nella Germania degli anni 40 ma in realtà dall’inchiesta Ombre nere emerge un sottobosco di soggetti dediti a ricostruire il partito nazista, contro i quali sono state messe in atto misure cautelari. Il loro motto è: “Invisibili, silenziosi e letali”. La loro prima azione una bottiglia incendiaria contro una sede dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia, a Milano o a Roma. Due donne le ideologhe che diffondevano questa ideologia via social: Antonella Pavin 48 anni, originaria di Monza e residente a Curtarolo (Padova) e Francesca Rizzi 36enne genovese che vive a Pozzo D’Adda (Milano). La Rizzi molto attiva sui social diffondeva principalmente messaggi di odio verso gli ebrei ed era diventata una figura importantissima nel Nord-Italia. Miss Hitler era stata anche la rappresentante di Autonomia Nazionalista ad un convegno di estremissima destra di Lisbona, facendo il saluto nazista e intrecciando discorsi fortemente antisemiti. Il suo intento è forte e inquietante: formare un nuovo partito nazista in versione italiana, “il partito Nazionalsocialista Italiano dei lavoratori” cercando online nuovi adepti. La Pavin intervistata da Repubblica dice: “I sionisti comandano il mondo, guidano le banche, decidono sulle politiche d’immigrazione. Sono la rovina dell’umanità. L’Olocausto è una fandonia”.

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La Shoah per lei è un grandissimo inganno continuando ad affermare: “Lasciamo perdere Liliana Segre, ne avrei da dire. Ad Auschwitz c’erano piscina, teatro, cinema. Non è andata come la raccontano”. L’addestramento dei nuovi adepti era affidato ad un ex boss della ‘ndrangheta Pasquale Nucera, 64 anni, collaboratore di giustizia e referente di Forza Nuova per il ponente ligure, dove risiede da anni. Era stato proprio lui a proporre l’attentato all’ Anpi. Nel giro di poco tempo si era sviluppata una vera e propria rete di reclutamento attraverso Messenger di Facebook e una chat privata di What App chiamata “Militia” dove i partecipanti si scambiavano frasi agghiaccianti del tipo: “Solo a parlare dei giudei mi viene il prurito, brutte bestie vanno sterminarti”. Sono scattate così in tutta Italia perquisizioni, coordinate dal Servizio per il contrasto dell’estremismo e del terrorismo interno della polizia di Stato. Il direttore dell’antiterrorismo spiega: “Gli indagati avevano un elevato grado di fanatismo violento, un fanatismo intriso di xenofobia e nostalgie filonaziste”. A casa di un indagato, residente in Lombardia, è stato ritrovato un fucile a pompa e chiaramente per lui è scattato l’arresto. In altre abitazioni saltano fuori fucili per il sostai, balestre, coltelli cazzottiere e tanto materiale che fa riferimento al fascismo e al nazismo.

Giuseppe Capano

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