IL VENTAGLIO, STRUMENTO DELLA GRANDE OPERA ALCHEMICA

PARTE IV - ALCUNI VENTAGLI EMBLEMATICI

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Passiamo, in questa quarta parte, alla figura dell’asino, estremamente complessa da un punto punto di vista esoterico. L’asino ha una doppia valenza, sia positiva che negativa. Rosso, rappresentava Seth, ma allo stato naturale può essere inteso come la materia grezza, ciò che deve subire un graduale processo di trasmutazione affinché si possa “levigare”, ovvero portare ad un livello di conoscenza (coscienza) superiore. In poche parole, l’asino è l’allegoria di un rivestimento per qualcosa che attende di essere portato in superficie, che giace nascosto come i minerali nelle viscere della terra, come la sapienza celata, come il nostro Fuoco interiore. Allo stesso tempo, non dobbiamo dimenticare che la Sacra Famiglia effettuò il suo viaggio a dorso di un asino, quindi è un animale dalla sacralità importante. Notate che è raffigurato di schiena, nell’atto di scalciare. L’asino nel suo aspetto positivo rifiuta le operazioni occulte, dunque.

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Sempre sulla sinistra, una strega bianca vola su una scopa, seduta secondo l’uso di un tempo, con le gambe unite. L’astro è ancora alto nel cielo. Sembra il sole, ma non ne sono sicura, in quanto piuttosto in contrasto con la prassi magica, soprattutto nera.

Procedendo verso destra, troviamo una specie di parete con un pannello o una finestra. In controluce si vede una sorta di iniziazione; un personaggio nudo è in ginocchio di fronte ad un altro, mentre in primo piano si nota un tavolino con alcuni oggetti, fra i quali un maglietto, una coppa, e quello che sembra un serpente che attraversa un triangolo o una squadra.

In alto, alcune stelle a formare il grande carro, rappresentato a lato anche in vera guisa di carro, e sotto, un uomo che guarda uno specchio di acqua, dove una donna divina il futuro. Se guardiamo con attenzione, tuttavia, l’acqua è versata dall’alto, proprio da un elfo che tiene una brocca, a significare che il destino può essere influenzato non solo dall’alto, ma anche dal male. In ogni caso, il libero arbitrio qui non viene contemplato.

Sotto, il Mago con il suo assistente. Quest’ultimo versa un uovo nella coppa posta sul tavolino, su cui è posta l’acacia, simbolo del Maestro. Sul tavolo si trova la mano del morto, oggetto supremo di divinazione.

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Questo potente artefatto negromantico, che si dice essere stato molto diffuso soprattutto nel XVIII secolo, si chiama la Mano di Gloria (o Mano della Gloria), ed è, di fatto, la mano di un criminale morto per impiccagione, che viene amputata, conciata, disseccata e utilizzata come candelabro.

Secondo la Tradizione essa era molto utilizzata dai ladri, in quanto permetteva di aprire ogni porta e di paralizzare chiunque posasse il suo sguardo sul lume della candela. Date le potenti corrispondenze (la mano, il possesso, la volontà, l’atto) veniva utilizzata per molte altre pratiche negromantiche, come il dialogo con i defunti e come catalizzatori per rituali di Dominio ed Evocazione, soprattutto di spiriti ed entità ctonie.

Per quanto riguarda l’uovo fatto scivolare nel calice, esso è un componente fondamentale di riti iniziatici facenti parte del cerchio interno di alcuni Ordini ermetici.

A destra, un portacandele circolare con dodici candele sorrette da due pipistrelli, sotto, uno spirito dai capelli rossi ha una provetta contenente l’Elisir e tiene i piedi su due Sigilli di Salomone sedendo su un capro.

Il Sigillo di Salomone è uno dei più potenti e utilizzati nella magia cerimoniale salomonica. Secondo la leggenda è l’anello con cui Salomone piega i demoni al proprio volere, imprigionandoli in un vaso di bronzo sigillato con simboli magici e obbligandoli a servirlo (clavicula salomonis).

A destra, due spiritelli in volo che sorreggono una lapide; sotto, un braciere con incenso. Ancora più in basso, un libro con scritto ignis au (aurum), alcuni simboli e una delle clavicole salomonis più conosciute. All’estrema destra, uno spirito dà un uovo con le ali ad un uomo che fa un cerchio di protezione con caratteri ebraici. Una evidente reminiscenza tratta dai versi di Timachida di Rodi, un riferimento assai colto all’Orfismo, movimento misterico sorto in Grecia verso il VI secolo a.c. intorno alla figura di Orfeo, ed in particolare ad un brano di Aristofane negli Uccelli (vv.693- 702):

“In principio vi sono Chaos, Nyx (notte), Erebo e Tartato; nel buio Erebo, Nyx genera un uovo (ὠιόν) “pieno di vento”; da questo uovo emerge Eros dalle ali d’oro; unitosi durante la notte al Chaos, Eros genera la stirpe degli “Uccelli”; quindi genera Urano (cielo) e Oceano, Gea (terra) e gli dei.”

Per il mito greco, quindi, Eros nasce dall’uovo d’argento deposto dalla Notte fecondata dal Vento. Eros nasce con ali dorate e mostra che l’uovo conteneva tutto il cosmo e le sue creature.

Fra le pagine di libri magici raffigurati, ne troviamo una con scritto:

Divina natura Angelus

Sol Terra Cor Forma

Cp dracon

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Si tratta del Calendarium naturale magicum perpetuum di Johann Baptist Grossschedel von Aicha, 1593-1650, inciso da Matthaeus Merian, inspirato da Tycho Brahe e pubblicato la prima volta nel 1619.

Accanto ad esso, è posto un quadrato magico.

La pagina dedicata alla Magia Bianca ci mostra a sinistra in alto un uomo con occhi bendati che usa una bacchetta tipo rabdomante, poco più in basso una donna che danza con uno spirito, e ancora un uomo a cavalcioni di un albero, vicino al Sole nascente, un athanor, un uomo con la mano sugli occhi, un altro che cammina sui tetti, un uomo che esce dal camino di una chiesa sulla cui facciata è posto un rosone (la famosa rota), e che porge una pergamena.

Vicino all’athanor, il Mago bianco, il Sacerdote, mentre tiene una provetta da cui esce l’Elisir sotto forma di cometa rossa, sta abbracciato ad uno spirito dai capelli rossi (che simboleggia il Fuoco); contemporaneamente tiene il piede sinistro all’interno del collo arrotolato della storta posta sul forno alchemico.

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Sono presenti alcuni libri, anche stavolta realmente esistenti:

De la Magie Blanche

De la Pierre Philosophale di Agrippa e tre libri sovrapposti, quali:

De la Phisionomie De la Negromancie

De l’Or Potable, che fanno parte de l’Amphithéâtre de la sapience éternelle di Khunrath, del1609

Sotto, due animali proiettati da una stella a cinque punte e ancora le forbici della coscinomanzia, una suora che tiene un animale grottesco guardato a vista da un cane, simbolo di fedeltà.

Accanto, un uomo che legge la storia de La patte noire, e poi alcune pecore ed il capro, accucciato ma sempre presente, ad indicare che il male non svanisce mai, anche se in stato di momentanea quiescenza. A lato, un cavallo adornato con fiori. In alto a destra, il Sole fascia il bambino: l’Opera è quindi, finalmente, compiuta.

Concludendo, ho raccontato nei particolari due ventagli che, certamente, non sono comuni, ma i quali possono svelare come, su un pezzo di carta o di pergamena nati al solo scopo di farsi vento, in realtà siano celati simboli e significati dall’immenso potere, dal grande valore, sia iniziatico, sentimentale, filosofico, storico, biblico, mitologico.

Il ventaglio, dunque, è come un piccolo grande tempio che segue uno schema preciso, ma che in sé nasconde l’assoluto. E come tale, richiede anni di studio ed un sano dubbio sempre presente, in quanto la certezza nell’interpretazione o nella datazione spessissimo portano ad abbagli clamorosi. Esattamente come la certezza assoluta delle proprie personali convinzioni in relazione agli studi esoterici, alla simbologia ed alle proprie intuizioni può creare illusioni dannose quanto ostative alla propria evoluzione interiore, indipendentemente dalla durata del proprio cammino.

Anna Checcoli

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