IL VENEZUELA E L’ACUTA CRISI ECONOMICA CHE RIDUCE ALLA FAME IL SUO POPOLO

Nel paese si diffonde sempre più un clima di rivolta sociale e le persone danno la caccia agli animali per fame

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Il Venezuela è scosso da mesi da proteste di piazza per chiedere cibo e medicinali e all’ordine del giorno ci sono ormai saccheggi di negozi e camion che trasportano prodotti alimentari.
A venti anni dall’elezione di Hugo Chavez alla presidenza ed a cinque anni dalla successione di Nicolas Maduro, la “rivoluzione bolivariana” ha trasformato uno degli Stati più ricchi di petrolio del pianeta in uno spietato esempio di fallimento economico e politico. Il 2017 si è chiuso con debiti per 150 miliardi di dollari a fronte di riserve per appena 10 miliardi. Corruzione e nepotismo dilagante hanno dilapidato fiumi di danaro, reso inefficiente l’industria estrattiva e, complice il brusco calo del petrolio, ridotto alla povertà gran parte di una nazione che deve il 25 per cento dei Pil al greggio. Le importazioni sono scese da 66 miliardi di dollari del 2012 a 18 miliardi del 2016 con la conseguente scomparsa di prodotti stranieri e ciò ha determinato il parallelo boom del mercato nero gestito dai “bachaqueros”, i trafficanti legati alle gang.

cms_8191/2.jpgA questo poi si aggiungono proteste di piazza in tutto il Venezuela per chiedere cibo e medicinali, saccheggi di commerci e camion che trasportano prodotti alimentari e ora anche disperati che fuggono dal paese con imbarcazioni di fortuna, come i “balseros” cubani. La crisi si aggrava di settimana in settimana, e sta degenerando in una vera e propria rivolta sociale. Negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli scontri violenti, in diversi punti del paese, che hanno un punto in comune: la disperazione della gente che non trova da mangiare e reagisce con proteste spontanee, che molte volte finiscono in saccheggi, esasperate da ore di attesa in fila per quel cibo che diventa ogni volta più irraggiungibile. Il deputato oppositore Carlos Paparoni ha postato su Twitter un video in cui si vede un gruppo di uomini che uccide una mucca a sassate, per poi divorarla. Secondo Paparoni, il video si riferisce ad un episodio accaduto nella hacienda Miraflores della località di Palmarito. Il deputato ha postato anche una foto di un uomo che trasporta un quarto di mucca sulla spalla, aggiungendo che almeno 300 animali sono stati uccisi nell’allevamento di Miraflores. Palmarito si trova vicino ad Arapuey, cittadina dove sono morte tre persone nell’assalto ad un negozio di alimentari.

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“Pubblichiamo questo video come forma di denuncia”, afferma Paparoni, che condanna l’assalto all’allevamento, affermando che così si distruggerà ulteriormente l’economia nazionale, portando ancora più fame. La situazione economica – segnata da un’inflazione superiore al 1500%, un crollo totale della produzione e una crescente scarsità di prodotti alimentari e medicine – è talmente disperata che un gruppo di giovani di La Vela, piccola località sulla costa settentrionale dello stato di Falcon, che si affaccia sul Mare dei Caraibi, ha cercato di fuggire verso l’isola di Curaçao, a un centinaio di chilometri, su una barca da pesca.

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Del resto, il Venezuela è già fallito. L’agenzia di rating S&P Global Ratings parla di "default selettivo", anticamera del vero e proprio crac: non riesce più a ripagare i suoi debiti in tempo e c’è una probabilità del 50% che continui a farlo nei prossimi tre mesi. Il debito arretrato, stando alle stime di Caracas Capital, ammontano a 1,3 miliardi di dollari. Donald Trump, dal canto suo, ha deciso di chiudere tutti i rubinetti ai chavisti, un regime che "premia e arricchisce i funzionari corrotti": dai primi di settembre alle istituzioni finanziarie USA è stato infatti impedito di comprare e vendere nuovi bond emessi dal governo venezuelano e dalla compagnia petrolifera di Stato. All’emergenza povertà, criminalità e carenza di democrazia si somma, tra l’altro, una tragica crisi sanitaria che investe 30 milioni di venezuelani, inclusi oltre 200 mila nostri connazionali. Negli ospedali mancano gli antibiotici, le garze e perfino il sapone mentre la mortalità è aumentata, negli ultimi 24 mesi, del 30 per cento per i neonati e del 65 per cento per le madri.

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E’, insomma, una tragedia di dimensioni epocali, quella che si sta consumando in Venezuela, in una nazione di cultura europea ma della quale l’Unione Europea esita ad occuparsi in maniera concreta, dimostrando un ritardo, morale prima ancora che politico, nel soccorrere quelle che possono ormai definirsi “vittime del chavismo”.

Mary Divella

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