IL SUD RIPARTE DAI SUOI GIOVANI

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Con il Decreto Sud, approvato nei giorni scorsi, il Parlamento torna a occuparsi della parte più debole del nostro Paese. Il provvedimento introduce agevolazioni in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. In particolare, si prevede un finanziamento fino a 1.250 milioni di euro dedicati ai nuovi giovani imprenditori under 35, con la misura "Resto al Sud" e 50 milioni di euro per favorire gli imprenditori agricoli under 40. "Resto al Sud” è uno strumento che incentiva i giovani, incoraggiandoli a realizzare strategie imprenditoriali in grado di fronteggiare il problema dell’abbandono dei territori di origine e rilanciare l’economia. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, su Twitter, dopo il voto definitivo alla Camera non nasconde la sua soddisfazione: “Decreto Sud è legge. Condizioni più vantaggiose per investimenti e lavoro. Un’occasione per l’Italia”.

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Il Decreto Sud mette a disposizione una potenziale dotazione di 50.000 euro (estensibile fino a 200 mila euro, nel caso di un progetto presentato da 5 giovani imprenditori), di cui il 35% a fondo perduto ed il restante 65% con un prestito a tasso zero. Sono previste, inoltre, azioni di accompagnamento da parte di enti pubblici, Università ed associazioni del terzo settore, a supporto di questo processo di crescita. Chi sarà in grado di produrre progetti credibili e sostenibili, avrà il pieno appoggio dello Stato, in un rapporto di responsabilità reciproca.
Nel decreto è stata introdotta una norma che rimette in gioco la tedesca Flixbus: operatore low cost nel trasporto di linea su autobus a media e lunga percorrenza che non gestisce trasporti ma che si appoggia a società che fanno questo servizio. Con Flixbus vengono rimesse potenzialmente “in moto” tutte le aziende con il medesimo modello di business. Il decreto è stato allargato anche ai settori della pesca, dell’acquacoltura e dei servizi turistici, campo di applicazione che prima era riservato alla manifattura artigianato e industria e relativi servizi.

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In sede di conversione è stato anche previsto che, per i richiedenti costituiti in forma di società cooperativa, che potranno godere di un finanziamento fino a 200mila euro, è previsto l’accesso anche agli incentivi a valere sul fondo speciale per gli interventi a salvaguardia dei livelli di occupazione (articolo 17 della legge 49/1985).

Il nodo vero, ancora una volta, quindi, è lo sviluppo economico nazionale, per il quale il Mezzogiorno deve essere un’opportunità, calibrando l’intensità e la natura degli interventi per il Sud. In uno scenario sempre più caratterizzato da dati incerti sulla disoccupazione giovanile e dalla fuga dei cervelli dai territori di origine, questo è un provvedimento importante. Il Decreto – con la misura “Resto al Sud” - intende combattere l’emigrazione di quei giovani che si sono formati nel Sud e che nelle loro terre non hanno potuto avviare una carriera professionale per mancanza di opportunità, andando così a sviluppare le proprie competenze in aree già di per sé più avanzate.

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Certamente, la strada da fare sarà lunga e faticosa, perché la lunga fase di crisi tra il 2008 e il 2015 ha ampliato ulteriormente il divario tra Nord e Sud, anche se si segnalano timidi segnali di risveglio. Negli ultimi due anni, infatti, lo sviluppo delle regioni del Mezzogiorno è risultato superiore di quello del resto del Paese. Questo, però, non è bastato a disancorare il Sud da una spirale in cui si rincorrono bassi salari, bassa produttività, bassa competitività, ridotta accumulazione e, in definitiva, minor benessere. Una questione di difficile soluzione che, per anni, ha riempito l’agenda dei vari governi senza mai che si riuscisse a trovare una via d’uscita. Ora il Decreto Sud è legge. Sperando che questa sia la volta buona.

Mary Divella

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