IL SUCCESSO DI HALLOWEEN, LA FESTA CHE PIACE A GRANDI E PICCINI

Il fascino della “festa dei morti” spiegato dal dott. Formoso, psicologo e psicoterapeuta

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Halloween oscura ormai da anni il fascino della vicina Festa di Tutti i Santi, specialmente nella percezione dei più giovani, irrimediabilmente attratti da scheletri, zucche, streghe e vampiri. Ne è testimonianza il mondo del web, che pullula da settimane di video tutorial su come ricreare travestimenti macabri, ferite spaventose e via dicendo, anche per i più piccoli. A cosa si deve tanto successo? Lo spiega lo psicologo e psicoterapeuta Adriano Formoso, esperto di dinamiche infantili, in un’intervista condotta da Rita Tosi.

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Come può la paura avere un’accezione così positiva?

Halloween celebra i morti e tutti i travestimenti che in questa tradizione hanno a che fare con la morte mitologica ma anche satanica. I nostri bambini adorano questa festa che diventa anche icona della vacanza e non vedono l’ora di mascherarsi come streghe, vampiri, mostri, zombi e altre creature soprannaturali assetate di sangue

Ciò che attira è l’ignoto e la paura verso quello che non si conosce, anche se dobbiamo distinguere la "paura primaria" dalla "paura gioiosa" legata a questa festa. I bambini temono la paura (primaria, appunto) e a loro non piace avere paura nella vita reale di tutti i giorni, dimostrato al timore esteso del buio e dell’ignoto.

Questo sentimento di paura (gioiosa) diventa un sentimento di paura controllata, che ci consente di avere un ascendente rispetto al sentimento di cui abbiamo paura e che di solito non vogliamo avere. Così la vera paura è annullata e tutta l’energia convertita il gioia e divertimento.

Se ai bambini piace avere paura, spaventare e spaventare gli altri in una data specifica, è proprio perché questa vacanza è determinata nel tempo, è come incubo che si crea e che, per questo motivo, non è mai pericoloso perché lo si evita. E’ gratificante per il bambino: quando si ha paura è come se si diventasse più forti. Ciò che rassicura il bambino è la giocosità, il piacere del travestimento, l’idea che siamo un altro e che non c’è confusione tra l’immaginario e la realtà

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C’è una correlazione che spiega la scelta di alcune maschere piuttosto di altre (zombie, mostro insanguinato, mostro, zucca...)?

È un modo lecito per infrangere regole, ruoli e convenzioni senza sentirsi in colpa o fuori luogo, nascondere anche alcuni aspetti psicologici di sé stessi.

Dall’osservazione dei numerosi bimbi che seguo presso il mio Centro di Neuropsicofonia di Milano, sono numerosi i maschi che amano di più travestimenti che riconducono a sangue ed efferatezza. Le femmine sono a volte più cervellotiche: se sono delle vampire sono vampire romantiche e se nel caso delle streghe, sono belle e seduttive.

Consapevoli del fascino che il macabro esercita su di noi, non ci resta che ripetere all’unisono la fatidica filastrocca:

Trick or Treat,
Trick or Treat:
I want something good to eat.
Trick or Treat,
Trick or Treat:
Give me somethig nice and sweet.
Give me candy and an apple, too
and I won’t play a trick on you!

Massimo Favia

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