IL RETROSCENA DEGLI ATTENTATI

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Le pagine dei giornali si aprono con l’attentato eseguito per mano di tre attentatori in una moschea di Quebec City in Canada. Entrati nel luogo di culto, hanno premuto il grilletto e diretto il fuoco verso le persone dedite alla preghiera. Il bilancio comprende 6 morti e 8 feriti, tutti uomini. L’attacco è avvenuto domenica 29 gennaio intorno alle ore 20 circa. Le ragioni del gesto non sono ancora identificate. Negli ultimi tempi sono aumentati gli episodi di intolleranza nei confronti delle moschee. Che vi sia una difficoltà di accettazione del diverso, è evidente. Cosa tipica di tutto il mondo. E ci si chiede quali saranno gli effetti della nuova politica di Trump.

cms_5436/statualiberta.jpgQual è il problema di fondo? Il presupposto necessario da cui bisogna partire è che l’attentato dell’11 settembre lascia ferite non rimarginabili in un paese vivo, orgoglioso e patriottico quali sono gli Stati Uniti. Colpiti nel profondo del cuore, ancora non trovano pace. Quando succede un episodio del genere, l’odio comincia a fomentare altro odio. Si cercano capri espiatori e lo sguardo assume i connotati della diffidenza. I rapporti tra Occidente ed Oriente sono abbastanza torbidi. Ci si ritrova spesso per interessi economici, ma mai per un accordo comune di reciproco rispetto. Oggi c’è la guerra. Non solo in Siria, ma ovunque. Perché si combatte contro il terrore. E la gente è stanca. Il popolo americano lo è. Non c’è bisogno di portare democrazia in nessun luogo, forse se ne sono accorti. Probabilmente si sentono vulnerabili adesso. Una volta che il nemico ha superato le barriere e diffuso paura, essi boccheggiano. Non accettano il fatto di aver perso il controllo dei fatti. La realtà non è più controllabile con una decisione. Un sì o un no, non sono sufficienti a vincer la battaglia. Preme sottolineare che l’attentato è successo in Canada. Di solito il paese viene anteposto agli Stati Uniti per il suo pacifismo. Che si voglia disturbar la quiete di chi è in pace? Magari cercando di instillare odio e paura anche in chi non vuol aver nulla a che fare con bruschi movimenti di pistole? Tesi sicuramente complottista. Che si desideri instillare l’idea che la politica condotta da Trump, sia sbagliata? Anche questa lo è. Entrambe darebbero per scontata una precisa strategia, che forse non c’è. Perché il Quebec negli ultimi anni ha visto moltiplicarsi il numero degli episodi di islamofobia.

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Nel 2014 al Centro di culto erano stati recapitati messaggi di odio, intrecciati a qualche atto vandalico. Nel 2013 a Sagueneay una moschea era stata imbrattata con sangue di maiale. Nella vicina provincia dell’Ontaria, il giorno dopo gli attentati di Parigi era stato dato alle fiamme un altro centro di preghiera islamico.

“I canadesi piangono le persone uccise in un vile attacco a una moschea di Quebec City. Il mio pensiero va alle vittime e ai loro familiari” ha scritto su Twitter il primo ministro Trudeau che ha subito diffuso un comunicato di condanna del gesto. Solidarietà al Canada e alle famiglie arriva dall’Europa e dal premier Gentiloni. La situazione è scottante. E il dibattito sarà destinato a non placarsi. Comunque - solo per gli appassionati di religione - in Africa vengono bruciate tante di quelle chiese cattoliche che solo Dio lo sa. E si sa, il mio Dio è migliore del tuo. Eh!

Alessia Gerletti

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