IL PROVOCATORE

Capitolo 9 - Amicizie sbagliate

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La nostra rettitudine ci porterà al cospetto dell’universo. Se amiamo Dio, egli farà altrettanto. Se lo rinneghiamo, non potrà fare nulla, perché Lucifero a cui Dio ha dato la facoltà di esistere senza distruggerlo, si prodigherà per la nostra perdizione.

Per conoscere qualcuno bisogna frequentarlo. Il male, se lo configuriamo similmente all’essere umano, possiamo decidere di assecondarlo o meno. Il male va conosciuto non come parte del nostro essere, ma come energia negativa che ci colpisce e ci tenta. Se accettiamo, la colpa ricade solo su di noi e non su Dio. Ecco perché è inutile prendersela con Dio. Spesso si pensa erroneamente, che sia sufficiente non parlare del demonio per tenerlo lontano da noi. Non è così. Solo conoscendo come agisce il male, è possibile capire che se lo serviamo, sia la nostra vita attuale che quella futura, anche se apparentemente agli occhi degli altri può sembrare bella, sarà un inferno. “Il difficile è capire che sia facile”. Asseriva Platone. Di certo la lingua di Dio, non è difficile.

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“Nel nome di Gesù, figlio di Dio, comando che tu, Lucifero ti allontani da me, e dalla mia famiglia”.

Chiaramente, questa non è una formula magica per allontanare il diavolo da noi ma è semplicemente la voce della fede, che grazie al seme divino, fa crescere l’albero della bellezza nel nostro cuore, perché da esso nascano frutti pieni di umore, di sapore, di bontà, di sazietà.

La scelta è sempre nostra. Se optiamo per il male, l’albero che crescerà darà frutti diversi, da quelli dell’albero divino. I frutti dell’albero del male, saranno privi di gusto, amari e maledetti. Con l’unico nutrimento per l’animo umano, volto a produrre malessere. Come si può capire, l’universo offre a tutti la stessa possibilità, e sta a noi discernere il funzionamento.

L’universo chiede sempre per favore, a tutti gli uomini che gli hanno chiesto di aiutarlo, per farsi riconoscere. Si è sempre rivolto chiedendo, e mai violentando.

Tutte le volte che il diavolo gli era vicino, Gesù lo ha allontanato senza maledirlo, ma zittendolo come solo chi crede in Dio può fare.

Cavalcare l’onda

Arriva un momento della nostra vita, in cui siamo disperati e perdiamo la fede. Ma è proprio quando piombiamo nella disperazione più buia, che abbiamo l’opportunità di scoprire la nostra vera natura. Sembra che tutto il mondo ci cada addosso. Chiediamo aiuto alle persone che ci sono vicine. Quando non ci possono aiutare, scarichiamo la croce addosso a loro, pensando di liberarci dal peso. Anticamente la croce, era la massima punizione che l’uomo assegnava ai criminali. La mancata ubbidienza alle regole universali, ha permesso che Cristo venisse messo in croce, per colpe non commesse. Sul Golgota il Cristo è crocifisso, affiancato da due anime perse. Il primo, gli suggerisce di rinunciare alla croce, e lo tenta ad usare la sua potenza, in quanto figlio di Dio. Il secondo dichiara rivolgendosi al primo, che entrambi meritano la croce, ma non Gesù.

Gesù risponde solo al secondo, promettendogli l’immediato ingresso nel regno dei cieli. Il passato viene perdonato se ci si pente. Il padre non infligge punizione.

Sebbene, non alle persone bisogna chiedere aiuto, ma è importante farci aiutare dall’universo. Per avere l’opportunità di trovare la giusta onda da cavalcare. Solo cosi la fede diventa salda, e i sogni prendono vita quando meno ce lo aspettiamo, e così anche tutte le risposte e i nodi che non riusciamo a sciogliere. Perché qualsiasi cosa chiediamo con fede all’universo, egli ce la concede.

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Il possesso, desiderio compulsivo

Per avere tutto, bisogna rinunciare a tutto. La voglia del possesso non viene dall’universo. Quando siamo piccoli, non abbiamo nulla. Tutto ci viene fornito dai nostri genitori. Veniamo nutriti, vestiti, curati, accuditi con amore. Gesù aveva in mente questo, quando diceva: lasciate che i bambini vengano a me. E intendeva dire che, rimanendo bambini per sempre, nel momento del bisogno anche senza chiedere nulla, avrebbe pensato a loro, come fa un padre con i propri figli.

Crescendo guardiamo alle persone come fossero oggetti da possedere, senza capire che è già tutto nostro. Il possesso si traduce in possessione, e desiderio compulsivo di trattenere a sé gli affetti, allo stesso modo delle creature infernali dantesche di cui Lucifero è il sovrano. Il male vuole riempire l’inferno di anime, non per amarle, ma per sottrarre atomi al nucleo. Per costruire una sorte di antimateria che, a parer suo, possa costituire delle legioni, per diventare padrone del mondo e distruggerlo; perché, il cattivo non ama il cattivo.

Il diplomatico dell’affarismo

Tutte le colpe cadono sul diavolo, quando non si vogliono assumere la proprie responsabilità. Il diavolo è un personaggio che fa comodo e lo accusiamo asserendo che sia lui a farci cadere in errore. Ma in verità egli rappresenta l’inganno per eccellenza. E’ sempre sua la colpa dei nostri errori, in quanto lo consideriamo un’identità esterna. Bisogna riconoscerlo invece come essenza interna, facendo i conti con il nostro io, guardandoci allo specchio e ammettendo di avere dei problemi, facendo i conti con quella parte di noi che è da sanare. Quando indossa la maschera dell’arricchimento, il diavolo veste bene i panni del diplomatico dell’affarismo. Faccendiere di talento, impiegato nella politica, può avvicinarsi senza scrupoli alla piattaforma degli affari. Il diavolo entra dalle tasche degli uomini e produce un’illusione effimera.

cms_11758/4.jpgLa malattia dell’avidità intacca i punti deboli del nostro cuore. Che sono gli affetti, le ricchezze e tutti i punti saldi della nostra vita, come la salute, i figli, la carriera, il successo.

Ma a volte non pensiamo che tutto questo sia soggetto a un termine.

Ricordiamo però che dal ventre di nostra madre siamo usciti nudi. Il nostro non è un pensiero cinico e non è un paradosso. E’ semplicemente il voler prendere consapevolezza che tutto nella vita è un dono. A titolo gratuito abbiamo ricevuto questi doni e a nostra volta dobbiamo dare. La nostra vita siamo noi a condurla con l’aiuto dell’universo che dà, e che toglie. Ricordiamo che con la conoscenza del Padre, usciamo sempre vincitori perché se lui è in noi, e facciamo quello che consiglia, nulla può scalfirci proprio come i diamanti.

Susy Tolomeo

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