IL PROVOCATORE

CAPITOLO 4 – LA SOFFERENZA

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Mediante la sofferenza, l’uomo comprende che l’amore è grazia. Ecco perché è importante accettarla, per trasformarla. La sofferenza è un raggio del nucleo. Gesù ha accettato la croce, per trasformarla in remissione dei peccati. Egli sapeva che facendo il volere del padre, ci avrebbe condotto nel suo regno per essere coeredi suoi. E’ questo il motivo per cui nasciamo e moriamo. Tuttavia la mortalità, ha reso possibile il progetto divino più bello, che perpetua l’uomo nella storia: la famiglia che è chiesa.

Quando siamo molto vicini a Dio, le tentazioni diventano copiose. Siamo schiacciati e provati. Ogni volta che vi rinunciamo, diventiamo più forti nella fede. Così facendo siamo servi dell’universo. Il servo anticamente era considerato il migliore amico del padrone (anche questa è una manipolazione del male). Servire Dio non è dispregiativo, come erroneamente possiamo pensare. Divenendo servi, siamo coeredi di Gesù.

La trasformazione

La morte è la trasformazione della vita. Essa è un passaggio dalla materia alla vera identità di noi stessi. Il cambiamento è la testimonianza del mondo che si trasforma, ed anche la morte che causa sofferenza perché non la si accetta, è una fase di questo processo. Possiamo decidere di morire rinunciando alle tentazioni effimere che la mondanità instancabilmente ci consegna ogni giorno. Tuttavia, se non siamo capaci di accettare la morte, subiamo uno sconforto emotivo, da cui scaturisce l’ansia di vivere. Diversamente possiamo decidere di convivere con esse, non avendo alcuna possibilità di giungere alla serenità e alla pace dell’universo. Senza la trasformazione della materia, non ci sarebbe nessuna forma di vita. Attraverso il mutamento, avviene l’estinzione della sofferenza materiale del mal di vivere.

Il corpo nel tempo verrà inevitabilmente corrotto dall’usura, quindi farà parte del passato. Il presente sarà solo a Dio piacendo. Rimarrà nel futuro solo l’identità della nostra anima, che sarà nell’universo plasmata. Questa è la meraviglia immensa dell’universo.

L’unico futuro che ci accomuna tutti, è il termine del nostro percorso su questa terra. Ovvero il peccato. Senza di esso non vi è nessuna salvezza, perché siamo nati peccatori, e non vi è altro modo per raggiungere la vita eterna. Facciamo parte tutti dell’universo, e tutti noi siamo costituiti, come una medaglia, da due facce. Solo a noi la scelta di far prevalere il bene sul male.

L’universo è sceso in mezzo a noi, per dividere le due facce della medaglia. Solo grazie al figlio di Dio, potremmo essere liberi. Le armi per raggiungere la libertà dall’ego, sono l’amore e il perdono. Pace, serenità, benedizione, ricchezza d’animo, mitezza, rispetto, bontà, forza nelle prove, certezza. In una sola parola: la croce.

Padre, Figlio e Spirito Santo.

Il suo contrario, si chiama lucifero, satana, belzebùl. Le sue armi sono odio, condanna, depressione, guerra, maledizione, turbe, disprezzo, cattiveria, codardia, insicurezza. In una sola parola: l’inferno.

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Gli antichi popoli, confidavano nella maestosità dei loro progetti. Gli egizi hanno costruito le piramidi, i greci hanno innalzato i templi per rendere tangibile ai posteri la loro potenza, sebbene di loro non sia rimasto nulla. Ma ci siamo chiesti perché, di noi del nostro corpo, non rimane che polvere? Polvere che va via col vento. Pensiamo invece a costruire la nostra vita eterna. Questo è importante. Una vita dopo la morte che possa trasformarsi in eternità, con tutte le anime a noi care congiunte, insieme nel nucleo. Non sappiamo cosa ci aspetta dopo la morte, ma dobbiamo essere certi che ci trasformeremo. Solo la nostra identità non verrà trasformata, ma sarà tramutata in energia.

L’universo ci insegna a capire che amare, significa soffrire. E’ un paradosso. Per noi umani è difficile capire il progetto di Dio, perché sembra che a volte ci sia, e a volte non ci ascolti; ma se percepiamo il Divino come sordo alle nostre richieste, è perché non abbiamo fede. La fede è l’unica arma, per rimanere connessi all’universo. La fede si costruisce giorno per giorno. Se abbracciamo la verità dell’universo e confidiamo in esso, il tempo ci mostrerà come spostare le montagne che sono nel nostro cuore. Le montagne della paura, dell’odio, della malattia, della gelosia, del tradimento, dell’incertezza, dell’onnipotenza e della fragilità. Abbiamo bisogno di fede in colui che tutto ama, affinché possiamo divenire roccia, dove si possa costruire con il pensiero nostro e di colui che di noi tutti è padre.

Amare significa fare sempre la cosa giusta, anche se a volte non comprendiamo. Il maestro ha tanto amato ed ha sofferto; ha dato tutto l’amore dell’universo e ce lo ha donato. Molti santi si sono fidati dell’universo e Dio li ha glorificati, rendendo la loro identità eterna. Pur credendo in Dio, siamo consapevoli che esistono le tentazioni e gli attacchi identitari dell’odio, da cui siamo costantemente vessati. Dio permette le prove, come farebbe un padre amorevole con la propria creatura. Siamo tutti particelle del nucleo e vivendo abbiamo la facoltà di scegliere da che parte stare. Mediante due possibilità di selezione, possiamo scegliere di vivere nella luce, o perire nelle tenebre. Scegliendo la luce, tutto ci sembrerà elementare, perché l’amore è semplice. In caso contrario, non riusciamo a vedere quello che ci circonda, perché il buio è effimero, menzognero, accusatore. Il buio è bugiardo, traditore. Il buio è l’essenza del male ed è senza rispetto, agisce solo per soddisfare la sua sete di onnipotenza. L’amore è vita fatta di luce, ed è senz’ombra. La luce illumina il nostro cammino.

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La fine del viaggio

Fin dai tempi antichissimi, il desiderio di vivere eternamente è stato sempre ambito dall’umanità. Tutti i punti di domanda ed ogni meraviglia legati alla nostra esistenza, dipendono dall’intelligenza che solo l’uomo possiede, sebbene possiamo confidare sull’anima, che è perpetua. A garanzia e a sostegno di questa teoria, intervengono le dottrine filosofiche, che indicano diverse interpretazioni sulla materia.

Non passa inosservato ai più attenti, che l’autentica occupazione dei filosofi di ogni tempo, sia stata l’interrogarsi su tutto quanto escluda la materia. In effetti, presi dalla quotidiana esigenza del nutrire e vestire il corpo, siamo distolti dal riflettere sugli arcani dell’anima, che resta così coinvolta e intrappolata, preda delle passioni. Tuttavia, nessuna filosofia può svelare il mistero del trapasso, e che cosa ci sia dopo la morte, nessuno sa dirlo. La morte è un tabù e cerchiamo il più possibile di evitare l’argomento; ma morire è come addormentarsi. Un tempo il sonno era inteso come fratello della morte. Mentre si chiudono i nostri occhi, i pensieri e i ricordi cadono nell’oblio.

Per i cattolici il premio dopo la morte, consta nella contemplazione di Dio.

L’ansia e la depressione portano a riflettere sulla paura della morte. Diversamente, quando l’uomo è attivo ed impegnato, risulta essere libero da pensieri negativi e da ogni timore. Quando si comprendono queste verità, ci si distacca dalla sofferenza e questo è il cammino verso la libertà dall’ego.

Ma dov’è posta la coscienza? Molti ricercatori illustri, in verità sostengono che il cervello non sia la sede della coscienza, ma piuttosto un recettore di essa, una specie di radioricevente che permette la connessione tra la materia e l’universo. Siamo energia. La scienza moderna stabilisce che l’energia forma tutto, ed è una sola. Ci piacerebbe avere la certezza che non tutto finisca con la morte, perché non vogliamo pensare di disperderci nel nulla, e non desideriamo essere dimenticati. Einstein asseriva che tutto si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma, secondo la teoria sulla relatività.

L’unica certezza, alla fine del nostro cammino, è il raggiungimento della valle dei sogni: la destinazione ultima e condivisa della meravigliosa avventura umana.

L’universo ci abitua attraverso il sogno ad abbandonare il corpo, per viaggiare in universi eterei.

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Siamo energia

La realtà in cui siamo collocati e che viviamo, è la realizzazione dei nostri pensieri. Siamo responsabili del benessere del nostro corpo e della mente, e quando ci ammaliamo dipende da come ci trattiamo, introducendo al nostro interno dei siluri pronti a bombardarci, che sono i pensieri negativi.

Cerchiamo nella nostra vita di voler piacere agli altri, per avere consensi, per ricevere elogi. Ma tutto questo ha un limite perché quello che conteniamo nel nostro cuore è il seme divino, che è la nostra anima. La purezza di essa, dipende dalle nostre scelte. Il diamante che conteniamo, se lavorato da un orafo per eccellenza, farà risplendere al meglio le nostre sfaccettature. Al contrario, il male non spenderà un attimo per essa, non permettendo alla nostra anima di risplendere. La conclusione della nostra vita terrena ci condurrà al cospetto del divino. Se amiamo Dio egli farà altrettanto. Se lo rifiutiamo, Dio non potrà fare nulla perché il male a cui l’universo ha dato la possibilità di esistere senza distruggerlo, si compiacerà per la nostra perdizione.

Susy Tolomeo

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