IL PROVOCATORE

CAPITOLO 1 – IL PROGETTO UOMO

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Ogni uomo è un progetto che si perpetua nel tempo, generando altri progetti che fanno la storia. La creatura vivente, dotata di seme divino alla sua nascita, riceve in prestito un corpo, che dovrà consegnare in un momento sconosciuto all’universo, quando avrà terminato il suo percorso su questa terra. La sua esistenza sarà costituita dall’insieme di tutte le azioni compiute durante il suo vissuto, convogliate in un bagaglio esperienziale chiamato vita. Il percorso di ciascun essere senziente inizia nella pancia della madre. Sono nove mesi di presa di coscienza, di apprendimento di percezioni, di suoni, e rumori. Nove mesi di paradiso, in cui non si è obbligati a compiere alcuna azione per avere, in cui tutto si riceve gratuitamente. Quando viene al mondo, il nuovo essere si annuncia con il pianto, dichiarando la sua partecipazione alla vita. Il ricordo legato al tempo della gestazione sparisce dalla mente, dimenticando il pregresso stato dalla formazione della cellula a feto fino alla nascita di creatura umana. Il nuovo progetto, dotato di coscienza e ragione, è proiettato nell’avventura della vita. Sarà una corsa ad ostacoli, di cui nessuno conosce la durata, fino alla fine dei suoi giorni. La vita ha scelto per lui, ma da questo momento in poi ogni azione sarà dettata dal suo cuore, mediante il libero arbitrio.

Il Tempo

La vita crea tutto, ed è perfezione matematica di tutto. La matematica è insita in ogni essere umano. Se chiediamo ad un bimbo che ancora non è in grado di parlare, quanti anni abbia, egli indicherà con le dita la sua età. La matematica è la certezza che ogni essere umano sia unico, e la consapevolezza che possa moltiplicarsi. La vita è simbiosi, e caratterizza la nostra esistenza nell’universo mondo, manifestandosi nella natura in tutto quello che siamo e che facciamo. Prendiamo, ad esempio, l’alga e il muschio che formano il lichene. Il muschio ricava l’ossigeno per l’alga che è incapace di produrlo da sé, mentre l’alga ricava l’umidità per transitarla al muschio. Tramite questa simbiosi, i due individui sopravvivono. In ogni specie, accanto alla coscienza dei singoli individui, c’è una psiche inconscia valida ed identica per tutti, che amministra i propri interessi tramite uno stimolo sessuale, volto a moltiplicare all’ennesima potenza la vita dell’universo. La natura è un esempio di perfezione. E noi umani siamo perfetti. E’ l’agire che ci rende diversi gli uni dagli altri. Se operiamo nell’esempio, saremo specchio per chi ci osserva. Se siamo imperfetti, l’universo non ci giudica, non ci colpevolizza e non ci accusa, ma aspetta. L’universo non ha fretta, perché ama. L’amore è pazienza.

Siamo nel mondo, e il tempo scandisce ogni attimo della nostra vita. Sta a noi decidere la via da percorrere e il suo colore. Tuttavia non possiamo deciderne il tempo.

Il tempo può essere suddiviso idealmente, in due atti distinti. Esso può trascorrere velocemente o in modalità lenta, in base a come decidiamo di spenderlo. Pensiamo al sentimento che proviamo verso la persona amata. Se è condiviso, il tempo passato con lei, è infinitamente breve. Oppure, proviamo a pensare al dolore che ci procura la puntura di una spina di rosa: il tempo della sofferenza in questo caso, diventa infinitamente lungo. Sta a noi decidere, in che tempo stare.

L’amore non distrugge. L’amore tutto trasforma.

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Il cuore vede quello che il cervello pensa

Possiamo paragonare l’uomo ad un albero, fatto di radici, tronco, rami, foglie, fiori. L’universo è il contadino, che con amore pota, per far sì che l’albero possa abbondare di frutti. Le sofferenze della potatura sono inevitabili, ma fortificano.

Pensiamo adesso invece, all’uomo comune in veste di giardiniere, impegnato nel lavorare la terra, che si ritiene erroneamente, artefice della crescita delle piante. Sicché immaginiamo il contadino che si muove in maniera forsennata, che si affatica, lega, innaffia, e pota, convinto che sia lui e non l’universo, a far sbocciare i fiori, e far maturare i frutti. Difficilmente si riconosce nell’uomo, l’immagine del giardiniere che compie tutte le operazioni, come se fossero cose secondarie, perché così le piante crescano un po’ meglio, e un po’ anche perché a lui piace; il contadino diligente sa bene che le piante necessitano di acqua, di aria, di terra. La sua mansione è quella di imparare ad osservare e a comprendere le piante affidate alla sua cura, per creare le condizioni ideali ad appagarlo, con quella pacata sicurezza che scaturisce da una paziente e comprensiva osservazione. La pazienza è il primo passo verso la consapevolezza. Grazie ad essa l’albero cresce, si nutre, rinvigorisce e dà frutti. Siamo così abituati a rincorrere il futuro, che non ci godiamo il presente. Pensiamo solamente al passato, e al futuro. Il presente è fatto di infiniti attimi. Tutto quello che ci rimane della nostra storia, è stato costruito con pazienza. Il tempo per una gravidanza, è il tempo per la crescita. Ad un bambino appena nato, non si può far mangiare una bistecca, perché deve avere il tempo di svezzarsi. Poi il bambino sarà sicuramente in grado di mangiarla. Ha solo bisogno di tempo. La pazienza è un raggio dell’amore. Si soffre, si piange e si aspetta con l’unica certezza che è fede, e quindi preghiera. Preghiera dell’amore, che tutto può. La preghiera è il primo passo per vedere e sentire l’amore dell’universo, che non aspetta altro che questo. Pazientemente con fiducia, sapendo che attirerà tutte le persone che lo amano a sé. Siamo dei magneti. I nostri pensieri sono energia, che attirano a noi tutto.

L’universo è in perfetta simbiosi con tutto. Il deserto, il mare, il cielo e la terra: tutti condividiamo lo stesso pianeta. Non sempre ci meravigliamo di fronte alla bellezza del creato, assuefatti dal vivere quotidiano, restando spesso distratti e indifferenti. Dovremmo fermarci ad ascoltare il cuore, per comprendere che l’universo ci appartiene. Ci stupiamo di fronte alla bellezza delle opere dell’uomo, quali la Cappella Sistina per esempio, o la plancia degli aerei, o l’informatica, e rimaniamo estasiati da tanta perfezione. Pensando in piccolo, conferiamo erroneamente la paternità di queste creazioni all’abilità umana, dimenticando che appartiamo ad una realtà più grande, che è l’universo padre. Ma arriviamo sempre al punto di partenza: il mistero della vita. Rinunciando a questa verità, induriamo il nostro cuore e non permettiamo ad esso di essere libero dal peso della non conoscenza. Solo attraverso la preghiera, riusciremo ad alleggerirci dalle pietre. Quando siamo in preghiera siamo nudi nel nostro intimo. La preghiera tra noi e l’universo, indica la nostra volontà di farne parte. L’universo ci farà attraversare il deserto dell’iniquità, e ci condurrà in un paradiso che senza il suo pensiero, non avrebbe possibilità di esistere.

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La fede, la speranza e la carità rendono l’uomo santo

La fede è sicuramente il mezzo, per raggiungere l’eccellenza dell’universo. Serve ad elaborare il problema, e a raggiungere la migliore soluzione. Bisogna credere, senza vedere. Quando la fede ci appartiene, siamo in simbiosi con l’universo e amalgamandoci ad esso, lo serviamo traendone vantaggio. Così è. C’è bisogno di servirlo, per far sì che diveniamo parte di esso. Solo così saremo tutti stretti all’unisono.

Tutto quello che pensiamo, se lo desideriamo, si può concretizzare. Il pensiero è un raggio dell’universo da cui nasce un’idea che diviene realtà, creando quello che non esiste. Si inizia col pensare ad una cosa, per poi realizzarla. La creazione è frutto del pensiero dell’universo.

Il pensiero dell’universo, ha creato tutto quello che ci circonda, compreso l’essere umano, con un atomo di intelligenza in tutto simile alla sua. Benché oggi l’uomo ignori il fatto che aggredendo il creato, danneggi se stesso, rinnegandolo, tradendolo, uccidendolo, offendendolo quando il suo unico pensiero è di tenere tutto per sé, senza condividerlo con altri. Noi facciamo parte dell’universo. Non abbiamo bisogno di sostituirci a lui, perché infinitamente grande in confronto a noi, che siamo infinitamente piccoli.

La fiducia è un principio formato dalle azioni per riscuotere i benefici che derivano, che motivano il nostro vivere quotidiano, allorquando realizziamo dei progetti.

Ad esempio, pensiamo allo studio. Spendiamo parte della vita nello studio, ma non siamo certi che troveremo un lavoro che risponda alle nostre aspettative. Coltiviamo il nostro giardino, ed è con fiducia che aspettiamo la crescita di quanto seminato. Conosciamo una persona e facciamo amicizia, confidando che non ci deluda. Possiamo asserire dunque, che la fede è la certezza della verità, che risiede nella nostra anima.

E’ possibile durante il corso della nostra vita, ancorarci ad una riva sbagliata. Questo succede quando ci creiamo delle regole nostre, che non sono i consigli dettati dall’universo. Ogni uomo ha il dovere di osservare le regole, nel pieno rispetto dell’altro. La fede nell’universo è strettamente correlata alla speranza. Se studio, la fede nelle mie capacità si unirà alla speranza di un futuro pieno di certezza. Speranza non significa ottimismo, come chi guarda al bicchiere mezzo pieno. L’ottimismo è un atteggiamento umano. La speranza è un dono dell’universo che non delude mai. La speranza è data dalla fede. Il credere a quanto stiamo leggendo, ci porta a sperare che tutto questo sia verità. La scelta di credere nell’universo, che ci condurrà alla fine del nostro pellegrinaggio, corrisponde alla fede.

Se ci proponessero un lavoro per l’intera giornata senza alcuna sosta, al fine di prenderci cura di una persona senza una ricompensa, senza sapere se ci verrà detto grazie, come ci comporteremo? La risposta è scontata. Ma questo non vale per la madre terra, che si prodiga instancabilmente per tutti i suoi figli. Fermiamoci a riflettere. La carità dell’universo, fa esattamente la stessa cosa.

La carità non è dare la ricchezza del mondo agli altri. La carità è donare il nostro tempo alle persone. E’ il tempo, la ricchezza più preziosa che abbiamo. Donando noi stessi agli altri, doniamo il nostro tempo. Questa è carità. La carità è amore sublime.

La carità è paziente, è benigna la carità; la carità non invidia, non si vanta; non si gonfia, non manca di rispetto; non cerca il proprio interesse, non si adira; non tiene conto del male ricevuto, ma si compiace della verità.Tutto tollera, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non verrà mai meno” (S. Paolo Prima lettera ai Corinzi 13,1).

Susy Tolomeo

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