IL PORTO DELLE NEBBIE

GLADIO (Terza parte)

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Gladio. Le indagini del magistrato veneziano Felice Casson avevano portato ad una sconcertante rivelazione, l’esistenza di una organizzazione segreta, istituzionalizzata, per la difesa dei confini nazionali, sia da parte di nemici esterni che relativamente ai pericoli interni. Nel 1990 Giulio Andreotti, Presidente del Consiglio dell’epoca, dovette rivelare alla Camera dei Deputati l’esistenza di Gladio, in quanto non poteva non rispondere alla magistratura. Tra i vari documenti presentati dopo le richieste del Parlamento, compariva anche un elenco di persone, 622 aderenti all’organizzazione, dalla fondazione sino al momento dello scioglimento. Ovviamente il numero delle persone, in relazione al tempo trascorso ed ai compiti, apparve incongruo. Fu Francesco Cossiga, più volte ascoltato in merito all’indagine in corso, a dichiarare che stando a quanto ne sapeva, mancavano circa 500 nomi nell’elenco. Nel frattempo al giudice Casson venne comunicato che la Procura di Roma, a cui era stata trasmessa la documentazione per competenza territoriale, non aveva rilevato nulla di penalmente rilevante nell’esistenza della struttura. Ma intanto si aggiunsero nuovi particolari sulla vicenda, nuove testimonianze, l’incalzare delle inchieste giornalistiche aveva reso tutti consapevoli di come la vicenda potesse essere pilotata verso sentenze di tipo politico. Tra le tante voci, quella di Luigi Tagliamonte, responsabile di una sezione del SIFAR, il quale parlò del centro addestramento guastatori CAG, di Punta Poglina, in Sardegna. In quel centro venivano preparate persone per il sabotaggio e la guerriglia, al fine di contrastare sommosse popolari o, nello specifico, una possibile invasione straniera. Egli legò, sulla base dei suoi ricordi, quel riferimento ad una invasione, ad un pretesto, poiché secondo alcuni suoi contatti militari, il CAG esisteva per il contrasto al PCI in caso di sue vittorie politiche e di presa del potere. Un riferimento indiretto a Gladio compare anche nel famoso memoriale Moro, in cui lo statista, durante la prigionia, ebbe modo di criticare il suo collega di partito, Paolo Emilio Taviani, in quanto gli venne riferito dai suoi stessi carcerieri che Taviani si era dimostrato contrario a qualsiasi trattativa per il rilascio, sposando la linea della fermezza. Moro si espresse con queste parole a proposito degli incarichi di Tavani nel Governo “il Ministero della della Difesa e degli Interni, tenuti entrambi a lungo con tutti i complessi meccanismi, centri di potere e diramazione segrete che essi comportano. In entrambi gli incarichi ricoperti egli ha avuto contatti diretti e fiduciari con il mondo americano”. Parole criptiche all’epoca, ma che rappresentavano qualcosa di ben definito per gli uomini della D.C., e con quanto emerso successivamente furono chiare per tutti. Purtroppo il memoriale è giunto incompleto, ma si approfondirà il caso Moro in un altro momento. Tornando a Gladio, bisogna ricordare come tutta la vicenda iniziò da alcune dichiarazioni del terrorista di estrema destra Vincenzo Vinciguerra, circa l’esistenza di depositi di armi destinati ad una struttura
militare segreta.

cms_6917/2.jpgIn realtà il Vinciguerra dichiarò molto altro, in particolar modo rivelò si l’esistenza di una struttura con finalità dichiaratamente antisovietiche, ma aggiunse anche che, in mancanza della presunta invasione del paese da parte dell’U.R.S.S., tale organizzazione si era occupata di favorire, forse anche ordinare, l’esecuzione di atti terroristici, incluse le stragi, per distrarre l’opinione pubblica e soprattutto suggerire manovre della sinistra extraparlamentare, al fine di evitare una deriva a sinistra del paese. Un testimone di eccellenza fu il generale Gianadelio Maletti, ex funzionario di alto grado nel controspionaggio italiano, il quale dichiarò che gli Stati Uniti, tramite la C.I.A., avrebbero potuto promuovere azioni terroristiche in Italia, allo scopo di favorire la cosiddetta strategia della tensione, anche se ammise di non avere prove in merito. Ed inoltre ammise che la C.I.A. sovvenzionava economicamente Gladio. La stessa base del CAG in Sardegna sarebbe stata allestita godendo di questo supporto economico. Gli Stati Uniti hanno sempre espressamente negato le accuse, ed in Italia nessuno ha mai scoperto chi fossero le persone a capo della struttura, i cui nomi sono sempre rimasti nell’ombra. Si può essere certi comunque di un fatto, e cioè che Gladio nacque, forse anche per motivi giustificabili, in un periodo di grande instabilità politica globale, ma fu l’uso distorto della segretezza e del potere, economico e militare, a creare le co

ndizioni perchè si rivelasse un’arma a doppio taglio, contro il nemico ma anche contro la democrazia. E la nebbia non si dirada troppo.

Paolo Varese

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