IL PORTO DELLE NEBBIE

SOLO CONTRO TUTTI

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1997. Alcuni reperti, rinvenuti dopo un incidente aereo avvenuto 35 anni prima, vennero analizzati con le nuove tecnologie a disposizione dell’autorità giudiziaria. Un docente del Politecnico di Torino, dopo un’analisi metallografica di un anello e di un orologio, affermò che i passeggeri dell’aero erano morti in seguito ad una deflagrazione. Inoltre, con la nuova inchiesta su questo “cold case”, furono tirate fuori dagli archivi testimonianze in precedenza ignorate, di persone che avevano visto l’aereo esplodere in volo. La Procura di Pavia pertanto, pur essendo certo l’attentato, archiviò il caso, nell’impossibilità di individuare i mandanti, data la distanza temporale. Ma di quale aereo si trattava? Chi c’era a bordo? L’aereo era quello su cui volava il presidente dell’Eni, Enrico Mattei, esploso il 27 ottobre 1962. Subito dopo l’incidente, le indagini vennero affidate all’Aeronautica Militare Italiana, che le chiuse in breve tempo, ignorando le testimonianze, non rintracciando nemmeno tutti i reperti, tanto che un pezzo dell’aereo venne consegnato da un dipendente ENI nel 1997. Evidentemente qualcuno aveva interesse ad insabbiare la cosa, nessun sospetto, nessuna accusa, nessuna rivendicazione. D’altra parte era un uomo strano Enrico Mattei, un corruttore incorruttibile, colui il quale si vantava di usare i partiti politici. Ripeteva sempre “salgo su un taxi, giungo a destinazione e pago la corsa, e così faccio con i partiti”. Ed inoltre non obbediva agli ordini dall’alto, lui agiva in contrasto agli interessi particolari, tanto che, ricevuto l’incarico come liquidatore dell’Agip, la marca di carburanti nazionale, si oppose al progetto e la rese più forte, fondando addirittura l’ENI, Ente Nazionale Idrocarburi.

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Era un corruttore appunto: tutto pur di raggiungere i suoi scopi, gasdotti abusivi e mazzette. Ma non faceva nulla per il proprio interesse, anzi, voleva dare forza ad una Italietta ostaggio del potere economico in mano alle sette sorelle, locuzione dello stesso Mattei, le compagnie petrolifere di importanza mondiale. Un uomo solo, che sfruttò un piccolo giacimento trovato vicino a Piacenza per dettare legge alla BP inglese, alla anglo olandese Shell, alle americano Esso, Texaco, Chevron e Gulf. Stipulava affari con la Libia ed il Marocco, paesi nemici degli Stati Uniti, e promuoveva condizioni vantaggiose per i paesi produttori. Talmente imbarazzante che il potente esponente della Democrazia Cristiana, Amintore Fanfani, per conferire una qualche aura politica alle azioni di Mattei, coniò il termine neoatlantismo, anche se di fatto si trattava di un tentativo di emancipazione dal ricatto economico energetico. Opponeva il lobbismo nazionale alle lobbies internazionali, a vantaggio di un profitto di cui doveva godere il popolo italiano. Un moderno Machiavelli, per cui il fine giustificava i mezzi. Era diventato di fatto il tramite tra le nazioni nordafricane ed il resto del mondo, offrendo loro protezione anche a livello commerciale. Rifiutò anche le aperture delle sette sorelle, specialmente nel caso dell’Algeria, in quanto era suo fermo convincimento che quella nazione avrebbe dovuto essere indipendente, e non una colonia francese. Gli anglo sassoni erano convinti che si trattasse solo di manovre al rialzo, per ottenere migliori condizioni economiche, ma altri, come l’OAS, organizzazione armata francese, clandestina ovviamente, giunsero al punto di minacciarlo di morte se avesse proseguito con i proclami a favore dell’Algeria. Anche il KGB, l’organizzazione spionistica sovietica, avvisò Mattei di piani per neutralizzarlo, allarme che lo convinse a rafforzare la sua scorta. E così, il giorno prima di partire per il Marocco, per accordi finalizzati allo sfruttamento petrolifero in quel paese, il suo aereo si disintegrò in volo.

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Come già detto, le prime indagini si risolsero parlando di una sciagura. Solo molti anni dopo si iniziò a cercare la verità. Secondo l’Onorevole Oronzo Reale, ad organizzare l’attentato era stato Eugenio Cefis, che Mattei scoprì essere sul libro paga della CIA, e perciò licenziato dall’Eni. Ma Cefis non venne mai indagato, mentre anche il pentito di mafia Tommaso Buscetta diede la sua versione dei fatti, asserendo che Mattei era stato ucciso dalla mafia italiana su richiesta della criminalità d’oltreoceano. Ma in realtà si trattò di un concorso tra più parti, perché anche se nessun politico italiano venne mai indagato, qualcuno diede ordini all’Aeronautica di nascondere le prove dell’attentato. Forse l’errore di Mattei fu il pensare di avere a che fare con persone vili, che subivano la sua forza e la sua irruenza senza osare protestare, anche in virtù delle laute tangenti. Ma non aveva considerato che se temevano lui, temevano ancor più di perdere l’appoggio che gli aveva consentito di prendere il potere. Un uomo solo contro tutti anche in patria.

Paolo Varese

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