IL PARADOSSO DELLA VIOLENZA DOMESTICA IN QUARANTENA

Aumentano i maltrattamenti, ma diminuiscono le richieste di aiuto

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Ossimoro: figura retorica che consiste nell’accostare due parole di senso contrario. Deriva dal greco oxymoron, composto da oxys (acuto) e moros (ottuso), intesi nel senso geometrico.

Quello appena descritto è il termine adatto a riassumere quanto sta accadendo nel silenzio delle città semi-deserte. Tutto il caos indotto dal virus ha ovviamente catalizzato l’attenzione generale, allontanandola da problemi collaterali e trasversali, come gli episodi di violenza domestica e assistita.

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A farne le spese, com’è facile immaginare, sono perlopiù le donne. La quarantena forzata disposta dal Governo per contenere l’epidemia costringe i cittadini a stare in casa più del dovuto, con strascichi psicologici incalcolabili nonché profondamente diversi a seconda di chi li vive. L’isolamento, la convivenza forzata e l’instabilità socio-economica (altro effetto pesante di questa situazione) espongono le donne e i loro figli a episodi che si sperava (o quantomeno si credeva) fossero superati. Tra l’altro, questo mina fortemente anche il bisogno di sicurezza di bambini e bambine, i più bisognosi di conforto in questi giorni.

In condizioni “ordinarie”, magari, le vittime non ci avrebbero pensato due volte a fuggire via dal contesto violento e denunciare i reati subiti. Adesso, invece, non ci si può spostare dalle proprie abitazioni, indi per cui le vittime non possono far altro che continuare a convivere con i propri aguzzini. Risultato: gli episodi aumentano e le richieste di soccorso diminuiscono. Un ossimoro, appunto. Non è intenzione del sottoscritto riportare freddi numeri, in questo caso il discorso li trascende.

Di certo sono ancora troppe le donne che subiscono maltrattamenti, ed è fondamentale far sapere ad ognuna di loro che non è sola, che anche in un periodo di drammatica emergenza sanitaria come quello che stiamo attraversando può chiedere e ricevere aiuto. Per questo, i Centri Antiviolenza si sono attivati offrendo l’opportunità di effettuare denunce a distanza.

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Anzitutto, il Numero Nazionale Antiviolenza Donna (1522) è attivo ventiquattro ore al giorno per tutto l’anno, pronto a fornire informazioni utili e ad indirizzare verso servizi socio-sanitari pubblici e privati. La seconda chance è la consultazione del sito Dire contro la violenza per individuare il centro più vicino. Oppure, ancora, si possono chiamare le Forze dell’Ordine e il Pronto Intervento: i Carabinieri (112), la Polizia di Stato (113) e l’Emergenza sanitaria (118).

Alla luce di tutto questo, si può affermare che il virus stia provocando più danni collaterali del previsto. Un paradossale “rompicapo” che deve al più presto trovare soluzione in un’attenta rimodulazione dei rapporti familiari e delle dinamiche di potere tra i due sessi all’interno della società.

Francesco Bulzis

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