IL MASSACRO DELLE MATITE

L’attentato alla sede di uno dei settimanali più liberi e indipendenti, la caccia all’uomo e lo sgomento di un’Europa a cui non resta che rimanere unita.

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La libertà di pensiero, di espressione e di stampa sono incatenate in un inviolabile diritto. In uno Stato di diritto non è può essere altrimenti, per tutti. A cittadini, giornalisti, ragazzi, studenti, militari, scienziati, fedeli, musicisti, scrittori, legislatori .. anche a quelli che non credono a quel che dicono e a quelli che ci credono ancora un po’. L’attacco terroristico alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo* a Parigi è stato di una violenza inaudita. Sono rimasti uccise dodici persone, poliziotti, giornalisti, un economista, il direttore, i vecchi celebri vignettisti, sono stati freddati in nome di Allah e come reazione a delle vignette su Maometto pubblicate nel 2006 (già bersagliate da bombe motolov contro il giornale qualche anno fa).

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Il 7 gennaio 2015 rimarrà nella storia della Repubblica Francese come un giorno di sangue, lacrime, terrore e vittime innocenti. “L’11 settembre francese” titolano i media. La nazione che vantava la massima efficienza nelle misure antiterrorismo ha conosciuto la barbarie al numero 6 di Rue Nicolas-Appert, poco distante da Bastille, dai passanti, dalle celebri strade e dai magici monumenti nel cuore della capitale francese. Dal 1905 la Francia è un Paese laico. Ma i terroristi questo lo hanno ignorato e probabilmente lo ignoreranno ancora. Come ignorano il fatto che tanti civili innocenti non devono essere coinvolti nella loro follia omicida, quella follia che i princìpi della religione islamica non prevedono al fine di onorare Allah, divinità Una e Unica.

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Non è rispetto per la fede ma totalitarismo religioso, come dichiarato da Salman Rushdie, scrittore e saggista indiano naturalizzato britannico. “La religione, una forma medievale di irrazionalità, se combinata con le armi moderne, diventa una concreta minaccia alla nostra libertà - ha detto Rushdie – Questo totalitarismo religioso ha causato una mutilazione mortale nel cuore dell’Islam e oggi ne vediamo le conseguenze tragiche a Parigi. Io sto dalla parte di Charlie Hebdo, come dobbiamo esserlo tutti, per difendere l’arte della satira, che è sempre stata un’arma potente in favore della libertà e contro la tirannia, la disonestà e la stupidità”.

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Ma la satira ha pagato un caro prezzo per la sua incisività. Ancora una volta il crimine in nome della fede ha lasciato il segno. Si cercano giustificazioni, spiegazioni, moventi. “Probabilmente si tratta di un risentimento generalizzato nei confronti del mondo occidentale da parte di persone che credono di agire nel nome dell’Islam, pensando di vendicare le offese e le discriminazioni subite dai musulmani di tutto il mondo” ha detto lo storico Tzvetan Todorov.

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Chi sono i colpevoli? Quali sono i ruoli? Si inizia a generalizzare, ad accusare, a perseguitare. Probabilmente si vuol creare una “psicosi antimusulmana” e l’effetto sarà quello di scatenare nuovi focolai d’odio e cadere nella trappola dell’islamofobia che considera tutti i musulmani un pericolo. Mark Halter, scrittore francese di origine polacca ed ebreo, sostiene questa tesi e secondo lui “i fanatici che si sono scagliati contro Charlie Hebdo non intendono solo recuperare la cosiddetta ‘solidarietà musulmana’ ma hanno voluto dimostrare di essere i soli in grado di punire chi insulta Maometto”.

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I musulmani non ci stanno, i veri seguaci della religione musulmana non vogliono essere accomunati ai soggetti ignobili che hanno compiuto questa strage e altri episodi analoghi. “Non in mio nome” sembra voler gridare al mondo la scrittrice di italosomala e musulmana Igiaba Sciego. Di seguito la sua dichiarazione, pregna di quella volontà di prendere distanza da quella “categoria” fortemente temuta:

http://www.internazionale.it/opinione/igiaba-scego/2015/01/07/non-in-mio-nome

Sangue e cadaveri, disordine e paura, allerta massima Il mondo assiste inerme a tutto questo. I potenti della terra, solidali alla Francia, assicurano la loro presenza alla manifestazioni di pace contro il terrorismo, che si terrà domani a Parigi.

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“Laici di tutto il mondo, unitevi contro l’intolleranza” è l’appello dell’ex ministro degli Esteri ed ex commissario dell’Unione Europea Emma Bonino, veterana di lotte contro il fanatismo e per i diritti umani e civili. E altri moniti analoghi arrivano da musulmani, ebrei, cristiani, buddhisti, da atei e da agnostici, da politici, da intellettuali, da scrittori e giornalisti. La voglia di combattere il mostro è grande e forse è più grande del mostro stesso. Il massacro di Charlie Hebdo ha portato con sé orrore e sgomento ma la domanda è: siamo tutti potenziali bersagli? Nell’attesa di capire il perché di tanta violenza non dobbiamo smettere di disegnare la nostra libertà.

#JeSuisCharlie

*Il settimanale Charlie Hebdo nasce nel 1970 dagli autori del satirico Hara-Kiri, bandito per aver preso in giro la morte di Charles De Gaulle. Chiuso nel 1981, fu riaperto dagli stessi disegnatori nel 1992. Di sinistra e molto antireligioso, inizia a far notizia per le iniziative sull’Islam. Dalla prima, nel 2006, con “Maometto sopraffatto dai fondamentalisti” fino alle satire con il Profeta nudo nel 2012. L’ultima copertina è per lo scrittore Houellebecq e il suo libro Sottomissione che immagina la Francia governata dagli islamici.

Giacomo Giuseppe Marcario

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