IL DUELLO TRA CINA E TAIWAN

Pechino: “Non tollereremo nessuna separazione”. Tsai: “No a due sistemi”

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Taiwan contro Cina, Cina contro Taiwan. Il pomo della discordia è la richiesta di scissione di quest’ultimo dallo stato cinese. Una prospettiva che Pechino “non tollera”, come dichiarato da Ma Xiaoguang, portavoce dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan del governo cinese. Questa è la risposta al discorso di Tsai Ing-wen, fresca di rielezione come presidente del Taiwan. Tsai ha già annunciato che non intende “accettare l’offerta della Cina di un Paese, due sistemi in stile Hong Kong”, ribadendo “le parole pace, parità, democrazia e dialogo. Restiamo fermi nel rispetto di questo principio”. Taipei e Pechino devono trovare modi per coesistere e prevenire l’antagonismo che punta a consolidare i legami con Stati Uniti, Giappone e “altri Paesi affini”.

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La principale argomentazione del discorso inaugurale del secondo mandato della presidente taiwanese riguarda i rapporti con la Cina, i quali avrebbero raggiunto un punto di svolta storico. “Entrambe le parti, sia noi che loro, hanno il dovere di trovare un modo per coesistere a lungo termine e prevenire che si intensifichino antagonismi e differenze”. Il presidente statunitense Donald Trump ha esternato il suo appoggio a Taiwan, nonostante riconosca solo il governo cinese. Questo sostegno è diventato un’altra fonte di tensione tra l’America e la Cina, soprattutto per la vendita di armi e per una nuova legge a difesa dell’isola approvata dal Congresso a stelle e strisce. Mike Pompeo, il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, si congratula così con Tsai: “Lodo il suo coraggio e la visione nel guidare la vibrante democrazia di Taiwan”. Completa la tripletta Joe Biden: “La sua risposta al coronavirus è un esempio per il mondo”.

La presidente taiwanese, ovviamente, ringrazia: “La partnership Taiwan-Usa è forte e piena di promesse. Non vedo l’ora di promuovere la nostra amicizia in base ai nostri numerosi valori e interessi condivisi”. Uno scambio di convenevoli che non è andato giù a qualcuno: “Le mosse americane su Taiwan violano le promesse fatte e inviano un segnale sbagliato alle forze separatiste dell’isola”. A sostenerlo, con una nota online, è il ministro degli Esteri cinese, che esprime “forte indignazione e condanna su azioni che minano gravemente la pace e la stabilità delle relazioni tra Cina e America. Ci riserviamo di assumere le necessarie contromisure e gli Stati Uniti dovranno pagarne le conseguenze”.

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A tutto ciò si aggiunge un dettaglio da non sottovalutare: nel suo discorso Tsai ha citato il suo Paese come “Repubblica di Cina”, ben diverso dalla Repubblica popolare cinese finora conosciuta. Si ravvisa una volontà di rimarcare gli sforzi fatti per mantenere la pace e la stabilità nello stretto che separa l’isola dallo stato cinese. Questo avviene dopo che, nel 2019, c’erano stati degli scontri per protestare contro il modello non più adottato, in stile Hong Kong. I vertici di un triangolo transoceanico si sono definiti, e anche le linee che li congiungono: ora resta da vedere se il mare da esse delimitato sarà calmo oppure in burrasca.

Francesco Bulzis

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