IL DONO DI SE’ PER ESSERE FELICI

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Il dono più comune per i giapponesi è L’origami. Il simbolo dell’origami è la gru.

L’origami nasce in Giappone nel 610 d. C. e pare sia stata importata da un monaco buddista. Per la sua confezione si usano delle carte vegetali, permettendo all’origami di galleggiare anche sull’acqua. In maniera allegorica nasce da qui l’idea che gli uomini possano entrare in contatto con le divinità.

Un’antica leggenda racconta che se si confezionano mille gru di carta, si possa realizzare un desiderio per ogni origami. È d’uso in Giappone che si mettano a disposizione della comunità mille gru di carta, per poter regalare un sogno a chi ne prende una.

Il dono in ogni parte del mondo ha un alto significato, e il suo presupposto è conferire importanza a chi lo riceve a differenza del regalo, che prevede un ritorno e viene fatto in base a ricorrenze, o per saldare un debito sotto forma di un presente.

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Dall’Oriente i tre Magi cavalcando un cammello e seguendo una stella, raggiungono Betlemme per omaggiare Gesù, recando dei doni quali oro, incenso e mirra, rappresentando in maniera palese il senso vero del gesto del donare.

I doni per i nuovi nascituri rappresentavano alcuni secoli addietro, un segno di integrazione nella società laddove il bambino veniva accettato. Nel lontano 500 era d’uso regalare cucchiai d’argento per il battesimo, e nel 700 si passa a donare anelli, collanine e bracciali in oro, a simboleggiare il potere e la ricchezza ereditati dalla famiglia.

Per via della cultura consumistica il dono dalle nostre parti invece, ha assunto nel tempo una valenza diversa da quello che è il vero senso del donare.

Oggi quando nasce un bimbo lo riempiamo di regali possibilmente costosi, che si spera possano ritornarci ad una occasione simile, costituendo una sorta di scambio o meglio di prestito, che col passare del tempo matura anche degli interessi.

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Dalla Cina, arriva la scienza della felicità, scaturita da un’idea di un gruppo di psicologi cinesi, che hanno rielaborato le varie filosofie e religioni. La sua applicazione condurrebbe a fornire dei doni utili per tutti, prendendo a prestito le fondamenta di due dottrine in particolare: Il confucianesimo, che ha come base la benevolenza verso gli uomini, e il taoismo che ha l’armonia come valore principale. Entrambe le religioni hanno la caratteristica della reciprocità e del vivere per gli altri, attraverso il dono di sé.

Un dono deve essere in grado di inviare un preciso messaggio per conferire un ti voglio bene efficace, per poter far stare bene l’altro. Chi offre in maniera incondizionata si impegna a dare attraverso le proprie risorse tutto quanto sarà in grado di esprimere, forte delle sue autentiche emozioni.

Sebbene il dono più grande che si possa fare si chiama carità. In ogni parte del mondo apprezzato come il più prezioso fra tutti i doni, il dono della carità consiste nel dedicare il nostro tempo a chi soffre del mal di vivere attraverso il corpo e l’anima, senza aspettarsi nulla in cambio.

Susy Tolomeo

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