IL DILAGANTE FENOMENO DELLE SETTE (seconda parte)

L’indottrinamento della vittima e l’allontanamento dal suo contesto di vita

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L’indottrinamento rappresenta il primo passo mosso dalla “casta” o dalla “setta”, in cui viene descritta una nuova via da seguire per raggiungere il potere, la visibilità sociale, il guadagno. Queste mete trovano facili proseliti nei giovani, fortemente disorientati dal vivere sociale, non radicati saldamente nella forza della famiglia o della chiesa. Il web, con i suoi gruppi e chat, è diventato uno dei veicoli di rapido accesso e di selezione delle vittime, spesso raggiunte negli ambienti di aggregazione dei giovani o nelle università, dove il carrierismo ed il successo trovano più facilmente corsie preferenziali.

Il “leader” generalmente costruisce attentamente una rete piramidale di controllo con gerarchie indissolubili, illustrando un nuovo mondo, in cui illusione e realtà viaggiano a braccetto e la vittima immagina una risoluzione dei propri problemi, spesso adolescenziali, che vengono gestiti e strumentalizzati dal gruppo. Quest’ultimo, dunque, si sostituisce lentamente e progressivamente alla famiglia e ai vecchi amici.

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La vittima subisce gradualmente una trasformazione del proprio comportamento: cambia le proprie abitudini, allontana vecchi amici e familiari per entrare nel “gruppo” che diventa la “nuova famiglia” accogliente e accattivante. Quando invece qualcuno vuole modificare rapidamente il comportamento e l’atteggiamento di qualcun altro, utilizza una psicologia di “tipo pratico”; vengono impiegati anche video reperibili sul web, prodotti spesso da sedicenti psicologi o psicoterapeuti che condizionano fortemente la vittima prescelta, manipolata a distanza, che per facilità d’accesso e per la gratuità della “prestazione professionale” accetta gli insegnamenti/guida elaborati nel filmato, vivendo una suggestione introspettiva che non le consente di consultare veri professionisti che potrebbero ben analizzare il problema.

Alcune volte si è potuto documentare che le vittime avessero consultato una psicologa o sedicente tale, la quale avrebbe ordinato loro di allontanarsi dal familiare reputato la causa dei propri disagi. In alcuni casi la “consulente psicologa” è una “maga”, “cartomante”, “veggente”, alla quale la vittima si è rivolta su indicazione di altri adepti, a volte su indicazione di stessi familiari già inseriti in questo contesto esoterico/mistico. Questo secondo caso si verifica quando sussiste già una componente familiare disturbata (generalmente in famiglie che vivono separazioni cruente), in cui una delle parti utilizza la vittima per mettere in atto i propri scopi vendicativi nei confronti dell’ex partner, condizionando i figli. In questo caso il soggetto diviene doppia vittima, sia del familiare (dispensatore di vendetta), sia della setta o “casta” nella quale è stata inserita.

L’indottrinamento presuppone anche l’isolamento: i soggetti devono essere separati da ogni sostegno sociale, dalla loro estrazione sociale, dalle loro famiglie, dal loro ambiente familiare, dai loro amici. Vengono allontanati dal proprio posto di lavoro, dalla scuola per essere successivamente introdotti in un nuovo contesto. Le vittime devono essere rese capaci di gestire l’elaborazione dei nuovi comportamenti; per esempio, in alcune sette o “caste” è molto importante effettuare un controllo assoluto sulle informazioni che arrivano al neofita, e questo si verifica mediante il controllo della posta elettronica, delle telefonate, dei messaggi telefonici o epistolari. Le persone che svolgono l’indottrinamento devono utilizzare questi metodi per ottenere il controllo totale su tutte le possibili informazioni in entrata. Così facendo, si avvalgono di un processo molto sottile. Ogni accesso ai legami del passato è quindi completamente reciso.

Anche i contatti che i familiari cercano di ottenere con i figli che si sono allontanati dalle proprie case, vengono filtrati da “adepti guide” che intervengono e guidano le risposte, sia per messaggi web, sia per e-mail. Infatti, nelle risposte ricevute dai familiari emergono frasi non attribuibili ai propri figli.

Quello che emerge costantemente è la ricerca di denaro, mentre vengono fornite informazioni sulla “nuova vita” con persone che stimano e dalle quali sono amate.

Indubbiamente la paura di “perdere un figlio” condiziona facilmente lo stato emotivo/affettivo dei genitori, che si presentano disponibili a fornire la sussistenza economica richiesta. Un vero ricatto morale nei confronti dei familiari, che cedono, giorno dopo giorno, a tutte le richieste del figlio fino a compromettere il patrimonio immobiliare.

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Le vittime trasferiscono alla “casta” tutte le informazioni dei componenti della famiglia utili per mettere in atto un piano estorsivo e di gestione dell’intero nucleo familiare finalizzato unicamente al reperimento di risorse economiche o di ingressi sociali. Non è raro riscontrare, nel corso delle indagini, il trasferimento agli adepti del gruppo di documenti patrimoniali della famiglia, di abitudini, segreti dei familiari, immagini, stili di vita. Questo lavoro di “intelligence” viene svolto dalla vittima quando è ancora presente nel nucleo della famiglia d’origine e quando pertanto ha libero o facile accesso ai documenti custoditi nella casa.

Generalmente la mira principale è rappresentata dal “patrimonio della famiglia”, e tanto più è cospicuo, tanto maggiore è il legame che gli adepti della setta stabiliscono con la vittima, la quale in questo caso non si sente tale, bensì amorevolmente supportata dalla “nuova famiglia accudente”.

Massimo Montinari

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