IL BIOTESTAMENTO, UNA LEGGE DI GRANDE VALENZA SOCIALE E CULTURALE

E’ una legge di principi e chi non vuole può continuare a non farlo

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L’art 32 della Costituzione, al secondo comma, stabilisce che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. E’ questo l’articolo guida che ha ispirato il legislatore nella stesura del Biotestamento, la legge in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento (DAT), approvata il 14 dicembre scorso. Dopo che a marzo la Camera aveva detto sì, è arrivato anche il via libera del Senato.

cms_7977/2.jpegLa legge, attesa da diversi anni, affronta due questioni importanti: il tema del consenso informato ai trattamenti sanitari e del modo in cui può essere espresso e revocato e quello delle disposizioni anticipate di trattamento, le cosiddette DAT, con le quali il dichiarante esprime i propri orientamenti sul “fine vita”, nell’ipotesi in cui, in futuro, sopravvenga una sua perdita irreversibile della capacità di intendere e di volere. Si tratta di una legge che, come ha sottolineato la relatrice Donata Lenzi (PD), rientra in una visione “mite” del diritto. È cioè una legge “di principi” e non contiene un’elencazione puntuale di situazioni, cosa peraltro non realizzabile, considerando tutte le fattispecie possibili. Questa legge guarda al paziente, al suo diritto di un percorso di cura, di comprendere cosa accade intorno e sul suo corpo, con quale obiettivo, con quali rischi, e, dopo aver compreso, scegliere di intraprendere, interrompere o rinunciare alla cura. Le firme sotto il modulo di consenso informato sono del paziente, che ha compreso ed è d’accordo, e del medico, che ha dato informazioni e non lo lascerà solo. Il testo include principi che migliorano il sistema, con pazienti più consapevoli, con il tempo che consente una relazione più solida tra operatore e persona malata, il non abbandono, elemento di fiducia oltre che di assistenza.

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E’ una legge che rispetta la vita, con l’obiettivo di tutelare i pazienti, le loro famiglie, i medici e il personale sanitario; è una legge di garanzie, di principi, che non elenca tutte le fattispecie, ma che consente a chi opera - le famiglie, i pazienti, i medici, il personale sanitario - di avere uno strumento a tutela; è una legge che rafforza la relazione di cura tra il paziente e il medico, una vera e propria alleanza terapeutica che si costruisce con l’incontro di due volontà, non solo con un codice. Non basta, infatti, compilare moduli, non basta fare una buona burocrazia per fare una buona legge: il tempo per il consenso è tempo di cura ed è scritto in questa legge. L’alleanza è anche fatta di limiti, che valgono anche per il paziente, che non può chiedere al medico comportamenti contrari alla legge stessa e alle buone pratiche clinico - assistenziali. Così come le DAT, il testamento biologico, non sono altro che lo strumento per consentire che la nostra identità di persona venga salvaguardata anche nel caso di un’eventuale, futura incapacità di decidere o impossibilità di esprimersi, come avviene, da anni, in molti Paesi europei e non solo.

Tra l’altro, chi non vuole fare testamento biologico o interrompere terapievitali, può continuare a non farlo. Come per chi non ha voluto e non vuole abortire, divorziare, unirsi civilmente.

Il Biotestamento, quindi, è il riconoscimento di una nuova libertà civile che non toglie nulla a nessuno. Aggiunge, semplicemente, diritti.

Mary Divella

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