Gualtieri: "Parti dell’intervista di Bonomi ingenerose"(Altre News)

Centemero: "Non possiamo perdere asset strategici" - Confcommercio:"Chiuso un ristorante su 4" - Whirlpool, scende in campo anche il cardinale Sepe

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Gualtieri: "Parti dell’intervista di Bonomi ingenerose"

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"Una delle virtù necessarie quando si governa è avere un atteggiamento costruttivo, quindi anche parti dell’intervista mi sono sembrate ingenerose, tenuto conto del dialogo che c’è stato con Confindustria, in merito anche alle proposte accolte nel decreto rilancio". A dirlo è il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri a ’Mezz’ora in più’ su Rai 3 commentando l’intervista del neo presidente di Confindustria Carlo Bonomi a ’La Repubblica’. "Quindi guardo in positivo - ha proseguito Gualtieri - e penso sia giusto l’invito a concentrare bene le risorse per gli investimenti e per il futuro, e a non disperderle".

Nell’intervista a ’La Repubblica’ Bonomi ha affermato che "questa politica rischia di fare più danni del Covid". Questo "è un Paese che si è abituato ad essere anestetizzato. Io non sto cercando la polemica, non sono contro a priori. Sto cercando di mettere tutti davanti alla realtà: gli imprenditori sono fortemente preoccupati. In autunno molte imprese non riapriranno, altre dovranno ridimensionarsi" ha rimarcato, sottolineando che "serve una strategia, una visione, un’idea di quale Paese vogliamo costruire. Bisogna smetterla di guardare esclusivamente al dividendo elettorale".

Gualtieri ha spiegato che a settembre con il Def sarà presentato "un grande piano per la rinascita e la ripresa" per "investire sul futuro, sull’innovazione, sulla digitalizzazione, sulla sostenibilità ambientale, sugli investimenti. Chiediamo a tutte le forze di contribuire e dare idee e proposte", ed ha aggiunto che la "crisi può essere anche una grande opportunità e non dobbiamo sprecarla". "Abbiamo stanziato risorse imponenti, valuteremo tutti gli strumenti anche il Mes" ha detto il titolare dell’Economia.

Mediobanca, Centemero: "Non possiamo perdere i nostri asset strategici"

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"Dobbiamo valorizzare i nostri asset strategici che sono Mediobanca e Generali. Rappresentano un bene per l’Italia e in questo momento non possiamo indebolire le nostre banche. Il governo deve interessarsi a questa vicenda. Non possiamo correre il rischio di perdere i nostri asset strategici". Così all’Adnkronos il deputato e tesoriere della Lega, Giulio Centemero, commentando il dossier Mediobanca dopo che l’imprenditore Leonardo Del Vecchio avrebbe chiesto l’autorizzazione alla Bce per raddoppiare la sua quota in Piazzetta Cuccia per salire fino al 20%.

"Mediobanca e a maggior ragione Generali sono tra le più grandi società italiane. Non conosco le intenzioni di Del Vecchio ma abbiamo visto la mossa di Unicredit che ha venduto l’intera quota in Mediobanca non ritenendola più una partecipazione strategica e facendo altre valutazioni. Ora lo scenario intorno a Mediobanca è cambiato significativamente, bisogna vedere che cosa succederà", sottolinea Centemero.

"L’ad di Mediobanca Alberto Nagel sta facendo bene. Mediobanca è una banca d’affari storica che insieme a Generali ha scritto la storia del nostro paese. In Italia ci stiamo un po’ dimenticando della finanza e il tema sembra lontano dagli occhi e dal cuore del nostro governo", sottolinea ancora l’esponente della Lega.

Un tema quello della finanza particolarmente importante anche alla luce del dossier Borsa Italiana. "C’è un tema scottante che è quello del futuro della Borsa Italiana. C’è un interesse di Euronext a rilevare Piazza Affari dal London Stock Exchange (Lse) e di Cdp. Sono entrambe ipotesi rispettabili e che hanno un senso ma bisogna guardare con attenzione al dossier perché dobbiamo tutelare i nostri asset strategici che sono anche i mercati finanziari", sottolinea Centemero.

Oltre "alla necessità di far valere i principi di reciprocità" in operazioni del genere, Centemero guarda anche alla dimensione geopolitica di un’operazione di questo tipo. "Siamo storicamente legati agli Stati Uniti e dobbiamo tenere conto anche della dimensione geopolitica. Inoltre se scegliamo un’alleanza con un attore comunitario come il Belgio o la Francia con un passato coloniale forse rischiamo di limitare la nostra espansione verso il Mediterraneo. Ci sono molti aspetti da prendere in considerazione". Per l’esponente della Lega "è legittimo fare alleanze internazionali ma serve una strategia" che per ora "non mi sembra che ci sia".

Proprio sui mercati finanziari, la Commissione Finanze della Camera di cui Centemero è un componente "ha deliberato l’avvio di un’indagine conoscitiva che permetterà di fare il punto sul settore". Tra gli altri aspetti è centrale quello sulla golden power. "Non capisco come su una materia così importante il governo se ne sia uscito con un Dpcm. Era meglio un decreto immediatamente esecutivo che poi avrebbe permesso al Parlamento di esprimersi", sottolinea l’esponente della Lega.

Confcommercio: "Chiuso un ristorante su 4"

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Delle quasi 800mila imprese del commercio e dei servizi di mercato che sono potute ripartire l’82% ha riaperto l’attività, e solo il 73% dei bar e ristoranti, a conferma delle gravi difficoltà delle imprese impegnate nei consumi fuori casa. E, per quasi il 30% delle imprese che hanno riaperto, rimane elevato il rischio di chiudere definitivamente a causa delle difficili condizioni di mercato, dell’eccesso di tasse e burocrazia, della carenza di liquidità. E’ quanto emerge da un’indagine di Confcommercio, in collaborazione con Swg, sullo stato di salute delle imprese a due settimane esatte dalla Fase 2.

Oltre la metà delle imprese che hanno riaperto stima una perdita di ricavi che va dal 50 fino ad oltre il 70%. Delle quasi 800mila imprese che hanno rialzato la saracinesca il 94% riguarda abbigliamento e calzature, l’86% altre attività del commercio e dei servizi. Tra le misure di sostegno ottenute, rileva l’indagine Confcommercio-Swg, il 44% delle imprese ha beneficiato di indennizzi, come il bonus di 600 euro, ma è ancora estremamente bassa la quota di chi ha ottenuto prestiti garantiti o fruito della cassa integrazione.

I dati riferiti ad un universo di imprese, prevalentemente micro-imprese fino a 9 addetti, indicano come sia senz’altro favorevole la circostanza che le aperture crescano dalla prima alla seconda settimana, ma costituisce un segnale negativo, invece, che il 18% delle imprese che potevano riaprire non l’abbia ancora fatto; questa percentuale sale al 27% nell’area bar e ristoranti.

I motivi della mancata riapertura riguardano soprattutto l’adeguamento dei locali ai protocolli di sicurezza sanitaria. In generale, tra le imprese che hanno riaperto, la gestione dei protocolli di igienizzazione-sanificazione e la riorganizzazione degli spazi di lavoro sono state condotte con successo e senza particolari difficoltà, sebbene nella seconda settimana emerga qualche problema aggiuntivo rispetto alla settimana precedente.

Le dolenti note emergono dall’autovalutazione degli intervistati sul giro d’affari: già nella prima settimana la media dei giudizi si collocava largamente al di sotto della sufficienza. Nella settimana successiva questi timori si confermano: il 68% degli imprenditori dichiara che i ricavi delle prime due settimane sono inferiori alle aspettative, quando già le aspettative stesse erano piuttosto basse. La stima delle perdite di ricavo rispetto ai periodi “normali” per oltre il 60% del campione è superiore al 50%, con un’accentuazione dei giudizi negativi nell’area dei bar e della ristorazione, segmento dove si concentrano maggiormente perdite anche fino al 70%.

Solo due quinti delle micro-imprese presenta addetti e, quindi, solo questa frazione avrebbe avuto necessità della cig in deroga. Specularmente, il ricorso a ulteriori prestiti è prevedibilmente piuttosto rarefatto. Le imprese di minori dimensioni, avendo perso per oltre 2 mesi quasi il 100% del fatturato non hanno convenienza a contrarre ulteriori prestiti i quali andrebbero ripagati con un reddito futuro la cui formazione appare oggi molto incerta.

Le valutazioni conclusive sono fortemente negative. Fin qui, nell’esplorazione delle due indagini, svolte a distanza di una settimana, emerge una significativa oscillazione dei giudizi tra la voglia di tornare a fare business e percezioni piuttosto cupe sull’andamento dei ricavi, il tutto condito da un esplicito orientamento delle imprese volto a smussare l’impatto delle difficoltà e dei problemi.

Whirlpool, scende in campo anche il cardinale Sepe

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"Napoli non vuole che la Whirlpool lasci la città, in nome di un rapporto bello e ricco di soddisfazioni che c’è stato e può continuare a esserci. Io sono pronto a fare la mia parte, senza ingerenza alcuna, se volete". Lo ha detto il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, in un videomessaggio inviato all’iniziativa "Napoli un anno di lotta un anno di speranza" organizzata dai lavoratori dello stabilimento Whirlpool di Napoli e trasmessa in diretta su Facebook.

"Oggi è un giorno particolare - ha spiegato il cardinale Sepe - perché ci riporta indietro di un anno, quando la proprietà annunciò di rinunciare allo stabilimento di Napoli. Una doccia fredda, un colpo al cuore. Un dolore imprevisto perché non c’erano segnali di crisi e quell’annuncio sembrava immotivato. E’ trascorso un anno tra alterne vicende, tra alti e bassi, tra ipotesi possibili e avvilimenti, tra promesse e smentite. Ci sono stati incontri, trattative e contatti. Sono intervenuti i sindacati, le istituzioni e anche la Chiesa, io stesso ho avuto incontri e ho tentato doverosamente una mediazione che già avevo fatto, con successo, per lo stabilimento di Carinaro. Noi di Napoli in particolare, ma tutto il mondo sta vivendo un momento tragico di sofferenza, di dolore, di preoccupazione e anche di lutto per la persistente pandemia da coronavirus, che ha fiaccato intere famiglie accentuando paurosamente la crisi lavorativa e compromettendo ogni possibile reddito. Non si può infierire ulteriormente sulla carne viva di una città e della classe lavorativa".

Redazione

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