GUIDA AL REFERENDUM

PRIMA PARTE

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Decisa la data del 4 dicembre 2016 per la votazione sul referendum costituzionale, si è ufficialmente aperta la stagione della caccia all’elettore, utilizzando in modo sfacciato la consultazione per consolidare la compagine governativa in carica o per darle una spallata. Per limitare il rischio di cascare in questa trappola che vanificherebbe il senso profondo del particolare strumento di democrazia diretta di cui stiamo parlando, ci si deve concentrare sui temi oggettivi che propone il referendum. Solo così sarà possibile navigare con maggiore sicurezza nella tempesta mediatica che la bagarre pseudo informativa ha già scatenato per motivi del tutto diversi dagli scopi naturali a cui dovrebbe tendere. Cercheremo di fare il possibile per raggiungere questo obiettivo.

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Il presente articolo è il primo di una serie che il nostro giornale intende pubblicare per fornire ai lettori le informazioni precise, sintetiche e più chiare possibili affinché il diritto di voto sia esercitato con la consapevolezza massima. Divideremo nei vari articoli i temi proposti dalla consultazione in modo da non appesantire l’attenzione e facilitare la progressiva padronanza degli argomenti. Ora, va premesso che la nostra Carta Costituzionale è un armonioso compromesso di istanze e valori sociali assai diversi, i quali vengono tutti equamente rappresentati, in particolar modo nelle componenti programmatiche e di principio, consacrate nei primi 12 articoli, ed anche nella descrizione dei diritti e dei doveri dei cittadini, contenuta nei successivi 42 articoli. Queste 54 previsioni, nonostante le imperfezioni delle leggi che dovrebbero applicarle, restano bellissime e andrebbero impresse nella memoria perché, nella loro semplicità e chiarezza, aumentano la coscienza su temi fondamentali del vivere e possono quindi orientare chiunque nel comprendere e valutare meglio l’operato di chi ci governa a tutti i livelli, consentendoci un esercizio sempre consapevole del diritto di voto. Queste previsioni sono come una Bibbia laica che nessuno si sognerebbe di intaccare e, difatti, non vengono presi in considerazione dalla riforma costituzionale di cui parliamo, la qualepropone di cambiare alcuni articoli, partendo, appunto, dal 55.

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La riforma ha come obiettivo«il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione». Ciò premesso, va sintetizzato che: 1)si tratta di una riforma di 36 articoli, di cui buona parte riguarda l’intero titolo V parte seconda (che regolamenta le autonomie locali);

2)questa riforma è stata originariamente proposta con un disegno di legge del Governo, in Gazzetta Ufficiale del 15/04/2016, relatrice la Ministra Boschi;

3)siamo giunti alla necessità del referendum perché questo disegno di legge non ha ottenuto la maggioranza dei voti necessari per la sua valida approvazione come legge di rango costituzionale;

4)il referendum di cui parliamo, definito anche confermativo, è ben diverso da quello a cui siamo più abituati, detto abrogativo, sia perché quello abrogativo è ispirato dall’intentodi porre nel nulla una legge esistente mentre il confermativo è proposto da chivorrebbe che diventasselegge qualcosa che non è ancora tale, e sia perché per la validità del referendum di cui stiamo parlando non è necessario il raggiungimento del quorum, cioè del numero minimo di votanti, e vince quindi l’opzione tra il Si e il No che ha ottenuto la maggioranza dei voti;

5)ad oggi è previsto che gli aventi diritto al voto debbano pronunciarsi in favore o contro tutto il testodella riforma. Fermi questi capisaldi, qui prenderemo in esame il tratto distintivo della riforma, costituito dal superamento del c.d. bicameralismo perfetto.

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Oggi vi sono due Camere (propriamente Camera e Senato) con uguali poteri, sicché una legge, per essere varata, subisce un iter assai farraginoso, speso creandosi il fenomeno della c.d. “navetta parlamentare”. Con la riforma, il Parlamento continuerebbe ad articolarsi in Camera e Senato, ma i due organi avrebbero composizione e funzioni differenti. Difatti solo la Camera sarebbe composta da Deputati eletti dal popolo (e vedremo se una buona legge elettorale renderà effettiva questa partecipazione del popolo) e manterrebbe la funzione di indirizzo politico, approverebbe le leggi ed esprimerebbe la fiducia al governo. Il nuovo Senato subirebbe invece modifiche “genetiche” ben più profonde, sia per composizione che per funzioni. Quanto alla composizione, i senatori non sarebbero più i 315 di oggi ma 100, di cui 5 nominati dal Capo dello Stato per una durata di 7 anni, e gli altri, rappresentativi delle istituzioni territoriali, sarebbero eletti dai Consigli regionali che nominerebbero con metodo proporzionale 21 sindaci dei Comuni, uno per Regione (il Trentino Alto Adige ne nominerebbe due) e 74 consiglieri regionali (minimo due per regione, in proporzione alla popolazione e ai voti ottenuti dai partiti). Quanto alle funzioni, il nuovo Senato avrebbe competenza legislativa piena solo su riforme e leggi costituzionali, mentre per le leggi ordinarie avrebbe facoltà di proposte di modifica non vincolanti per la Camera, tranne che per quelle leggi che dovessero incidere sul rapporto tra Stato e Regioni, poiché in tali materie le eventuali proposte di modifica da parte del Senato potranno essere respinte dalla Camera solo a maggioranza assoluta.

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Ecco perché la c.d. “navetta parlamentare” andrebbe sostanzialmente azzerata e i tempi per approvare una legge sensibilmente ridotti. I senatori, a loro volta, potrebbero eleggere 2 Giudici Costituzionali e godrebbero delle stesse tutele dei parlamentari. Sparirebbero inoltre i senatori a vita (gli attuali senatori a vita diventerebbero una specie in via di estinzione). Come primo assaggio sull’argomento referendario sarà bene fermarsi qui, onde evitare l’ingorgo informativo che rischia di polverizzare l’attenzione, rendendo il ricordo superficiale. Non mancheremo, al termine del percorso illustrativo, di fornire ai lettori gli strumenti per smascherare la malafede sottesa alla maggior parte delle dichiarazioni dei politici (schierati per il “si” o per il “no” poco importa) e che forse non hanno capito nemmeno di cosa realmente stanno parlando, appartenendo in troppi a una specifica categoria di sgarbiana memoria che tutti conosciamo molto bene.

Nicola D’Agostino

Tags: referendum, rando, 2016

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