GLI OMBRELLI DI HONG KONG

I parapioggia come simbolo di della rivolta dei giovani di Hong Kong

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Continuano le proteste e gli scioperi ad Hong Kong, gli studenti della capitale finanziaria cinese sono pronti ad occupare gli uffici governativi se il chief exectuive, Leung Chun-ying, non si dimetterà.

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Questa è l’ultimatum che i fautori della protesta hanno lanciato durante una conferenza stampa nel distretto di Admiralty al governatore ritenuto colpevole sia della legge elettorale-truffa che delle violenze del fine settimana. Ad alzare i toni davanti a centinaia di persone, telecamere, volontari e curiosi sono due giovani, i portavoce delle due principali organizzazioni studentesche del territorio, Lester Shum della Federazione degli studenti di Hong Kong e Agnes Chow di Scholarism.

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Leung CY è il terzo uomo a sedere sulla poltrona di amministratore delegato di Hong Kong, dopo Tung Chee-hwa e Donald Tsang. Le accuse che gli vengono fatte sono principalmente quella di tutelare solo gli interessi del governo centrale cinese e quella di essere un ostacolo alla costituzione di una piena democrazia nella regione. La sua posizione tuttavia è abbastanza complessa: Leung non sarebbe ben visto dall’attuale leader cinese e mentre nella Cina popolare la stampa si scaglia contro gli studenti e si rinnova il sostegno all’amministrazione politica dell’isola, c’è chi pensa che non sia da escludere il sacrificio del leader di Hong Kong per il ritorno alla stabilità sociale, tanto cara al governo cinese.[i]

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Migliaia di persone a Hong Kong continuano a partecipare alle manifestazioni organizzate per chiedere libere elezioni senza ingerenze da parte del governo centrale cinese, che intende lasciare la sola facoltà agli elettori di scegliere tra una sua lista di candidati. E Hong Kong rimane paralizzata, tra la paura di essere riassorbita definitivamente dalla Cina che dalla prospettiva di abbandonarla. Ma non tutti i manifestanti sono d’accordo sul modus operandi: una parte dei democratici è per la resistenza passiva ad oltranza, un’altra parte chiede un intervento attaccando i palazzi del potere. L’obiettivo resta comunque lo stesso: il potere cinese. Quel potere che impone un regime camuffato da democrazia, quel potere che usa la violenza contro le opinioni politiche.

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La protesta ha acquisito negli ultimi giorni toni decisamente pacati, i presidi sono diventati accampamenti scout dove i manifestanti sono tranquilli, puliscono i quartieri occupati per dimostrare che sono lì non per distruggere ma per costruire, cantano, disegnano, si incoraggiano tra di loro e incollano bigliettini di idee su quello che viene chiamato “Muro della Libertà”. Gli agenti della polizia altrettanto tranquilli se non proprio assenti.

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Oltre al distretto finanziario, sono state organizzate manifestazioni a Causeway Bay, un’area densamente popolata conosciuta soprattutto per lo shopping. Altri manifestanti si sono riuniti a Mong Kok, a nord dell’isola di Hong Kong e nel vicino distretto commerciale di Canton Road. Nella Cina continentale fino a ora sono circolate pochissime informazioni sulle proteste, per lo più censurate dal governo nel timore che possano portare a proteste e manifestazioni in altre aree dove da tempo c’è una certa insofferenza nei confronti del sistema monopartitico.

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Si protesta per un’autonomia che si deve articolare su un sistema essenzialmente liberal-democratico, ma che è pesantemente condizionata dal peso del regime comunista. L’abbandono della via dell’indipendenza dalla Cina popolare, in cambio di una reale autonomia politica, religiosa e culturale, si scontra praticamente con l’impossibilità di coniugare il modello comunista autoritario con un assetto federale.

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Il presidente Xi Jinping deve scontrarsi con una svolta cruciale della sua leadership: o delegittima il partito e i suoi rappresentanti nell’ex colonia oppure va pericolosamente allo scontro. La rivoluzione degli ombrelli riassunta così: “I giovani di Hong Kong provano a restare liberi, i vecchi compatrioti cercano di convincerli che non vale la pena”.[ii]

(’ The Diplomat, magazine on line - " Servizio di Giampaolo Visetti su La Repubblica del 2 ottobre 2014.)

Giacomo Giuseppe Marcario

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