GEORGE PELL TORNA LIBERO

L’Alta Corte autraliana ha assolto il cardinale dalle accuse di pedofilia

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Agosto 2019: il cardinale australiano George Pell veniva ufficialmente condannato per pedofilia a sei anni di carcere. I guai per il prelato cominciano nel giugno 2017, a seguito della conferma da parte della polizia australiana dello stato di accusa per gravi reati sessuali perpetrati a danno di minori. Oggi, però, l’ex prefetto della Segreteria per l’economia esce di prigione a testa alta, prosciolto definitivamente da ogni tipo di accusa. Dichiaratosi sempre fermamente innocente, Pell ha sopportato carcere, isolamento, calunnie e per certi versi anche l’abbandono pubblico da parte del Pontefice e del Vaticano. Papa Francesco si è pronunciato solo recentemente al riguardo, senza mai far davvero riferimento esplicito a George Pell: “In questi giorni di Quaresima abbiamo visto la persecuzione subita da Gesù, così come i dottori della legge si siano accaniti contro di lui. Vorrei pregare per tutte le persone che soffrono per una sentenza del tutto ingiusta”.

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Nel 2017, per difendersi al meglio e con estremo coraggio, il cardinale George Pell aveva optato per una totale rinuncia al suo incarico in curia e, di conseguenza, ad ogni paracadute diplomatico, compresa l’immunità.

La storia dell’accanita persecuzione di George Pell comincia nel 1996, anno degli eventi penosi da cui sarebbero scaturite le accuse. L’allora arcivescovo di Melbourne è stato dichiarato colpevole di aver abusato sessualmente di due coristi tredicenni, colti nell’atto di bere il vino destinato alla messa. Una storia che fin da subito è apparsa ai più come alquanto inverosimile, poi confermatasi una totale menzogna. In una dichiarazione rilasciata dallo stesso Pell, si evince come il processo “non sia stato un referendum sulla Chiesa cattolica, né su come le autorità della Chiesta in Australia abbiano trattato il crimine della pedofilia tra i preti”. Il cardinale ha poi aggiunto di aver subito una grave ingiustizia, risoltasi per il meglio grazie alla decisione unanime dell’Alta Corte. Afferma, inoltre, di non provare alcun tipo di risentimento nei confronti dell’accusatore: “Non voglio che il mio proscioglimento si tramuti in sofferenza e amarezza”. La decisione finale è stata presa in concomitanza con l’assenza di prove e la presenza di testimonianze del tutto contrastanti tra loro.

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Monsignor Mark Coleridge, a seguito della sentenza ultima dell’Alta Corte australiana, si è espresso a nome della Conferenza episcopale australiana: “La sentenza sarà accolta con favore da coloro che credono nell’innocenza del cardinale, mentre sarà devastante per altri. Si ribadisce pertanto l’impegno incrollabile della Chiesa per la sicurezza dei bambini e per una risposta efficace ai sopravvissuti e alle vittime di abusi sessuali su minori”.

Elena Indraccolo

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