G7: obiettivo coesione. Perché tanta fretta sulla web tax

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La ripresa globale sta guadagnando impulso, tuttavia la crescita resta moderata, il Pil è ancora sotto il potenziale in molti Paesi”. È quanto si apprende dal comunicato finale del G7 economico-finanziario, conclusosi lo scorso sabato, con la promessa di un “impegno alla cooperazione economica e finanziaria” volta al conseguimento di una “crescita forte, sostenibile, equilibrata e inclusiva”. L’intento è chiaro: “usare tutti i mezzi di politica monetaria, di bilancio e strutturale, individualmente e collettivamente” per centrare l’obiettivo.

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È un “Manifesto” incisivo quello di Bari, fedele all’annuncio del ministro Pier Carlo Padoan che specifica come questo sia “un primo punto fermo di policy di un percorso”. E in effetti sintetizza uno sforzo che l’Europa in particolare sta portando avanti con fermezza da qualche mese, distolta, ma non minata, dalle prove elettorali a cui è stata sottoposta, uscendone – almeno sembra – addirittura rafforzata. Non può però ancora considerarsi del tutto escluso il rischio dell’instabilità, soprattutto per l’Italia, esposta alle disuguaglianze che alimentano populismi e opposizione alla globalizzazione.

Ma non se ne è discusso, limitando l’argomento a qualche battuta, come quella avanzata dal ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, che si è detto “meno preoccupato” dopo aver parlato con Padoan. Del resto, le presidenziali in Francia, dopo il risultato conseguito in Olanda, hanno ridotto notevolmente le tensioni, contribuendo a diffondere un sentimento di maggiore ottimismo. Lo stesso che ha permeato le sale del Castello Svevo, alimentando il convincimento per cui non possa esservi crescita che non sia condivisa e soprattutto inclusiva. Perché “la frammentazione globale non conviene a nessuno” come ha detto ancora il Ministro dell’Economia in conferenza stampa.

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Penso che sia stato un G7 di grande successo per una serie di ragioni, la prima è che i G7 hanno condiviso un comunicato comune, erano molti anni che non accadeva. Il comunicato rappresenta i documenti di condivisione e di progresso, e ci sono annessi alcuni documenti che testimoniano l’azione concreta su specifici temi”.

Lavoreremo per rafforzare il contributo del commercio alle nostre economie” scandisce ancora il comunicato finale, portando le questioni commerciali sul tavolo dei capi di Stato e di Governo a Taormina, dove è atteso il presidente Trump. Le premesse del G7 sono buone. Tutti concordi sul fatto che gli scambi promuovano la crescita. “Di protezionismo non si è parlato, né esplicitamente, né implicitamente” ha detto ancora il nostro Ministro, definendo il clima “migliorato”, nei rapporti globali con gli Stati Uniti, rispetto al summit di Baden-Baden. L’accordo con la Cina degli ultimi giorni può essere registrato come un segnale di apertura al libero commercio da parte di Washington che però non cede sui parametri di bilanciamento ed equità, requisiti essenziali dell’import/export.

Il vero successo per l’Italia al G7 resta comunque la web tax che ha incassato l’impegno a “valutare gli sviluppi legati alla digitalizzazione dell’economia e sviluppare policy option appropriate per affrontare le sfide fiscali collegate”.

L’Ocse “è stato incaricato di redigere – ha precisato Padoan – un rapporto sulle implicazioni dell’economia digitale che sarà pronto tra pochi mesi. Uno dei primi elementi che potranno tradursi in misure di policy”.

cms_6260/4.jpgMa come funzionerebbe? L’obiettivo è quello di arginare l’elusione fiscale dei grandi colossi della rete, attraverso l’ingresso di una normativa che obbligherebbe all’apertura di una partita Iva nella sede di produzione dei propri utili, sottoponendo il reddito a tassazione. Con un’aliquota al 20% si stima che nelle casse dello Stato italiano entrerebbero circa tre miliardi di euro. Tali fondi potrebbero essere impiegati tanto nell’abbassamento della pressione fiscale per le imprese quanto nell’attuazione di soluzioni assistenziali in ausilio delle fasce deboli. Una misura dunque quanto mai necessaria, da vararsi nel più breve tempo possibile, non solo per risollevare le sorti economiche del nostro Paese, ma di molti altri dell’Unione che versano in condizioni non certamente definibili soddisfacenti.

Silvia Girotti

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