Famiglie protestano a Hong Kong

Stop ai lacrimogeni usati negli scontri politici

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La cittadinanza attiva si manifesta attraverso i gesti concreti di chi si preoccupa non solo di coltivare il proprio giardino, ma anche, e soprattutto, di rivolgere il proprio sguardo alla comunità.

Una comunità tormentata, come quella di Hong Kong, si è risvegliata la mattina di sabato 23 novembre con una marcia pacifica mirata a protestare contro l’utilizzo di lacrimogeni usati durante gli interventi pro-democratici dell’ex protettorato del governo britannico.

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Decine di famiglie, unitesi per un obiettivo comune, hanno fatto presente alle istituzioni, attraverso una modalità di partecipazione cittadina più che legittima, l’improprio utilizzo di gas, da parte della polizia, che potrebbero aver impregnato l’aria di sostanze tossiche quali la diossina, che è cancerogena.

La città di Hong Kong è teatro di proteste ormai da mesi, precisamente dagli inizi di giugno, quando la legge sull’estradizione emanata dalla Cina ha inasprito i rapporti tra le due realtà.

Rapporti già conflittuali, degenerati in occupazioni, sommosse, rivolte, che 5 giorni fa sono culminate con l’occupazione del PolyU (Politecnico) e che peggiorano di giorno in giorno. La violenza è aumentata proprio con gli interventi della polizia, che è arrivata a sparare colpi ad altezza d’uomo, uccidendo perfino uno dei manifestanti.

Proprio ieri le famiglie hanno avuto il coraggio di portare alla luce le varie ripercussioni, di un certo spessore, sulla qualità della vita degli abitanti di Hong Kong.

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I 9.000 colpi di gas lanciati da giugno sino ad ora dalla polizia hanno riguardato zone centrali della città: ad essere interessate sono state infatti scuole, anche dell’infanzia, parchi e centri abitati. Le vittime più indifese di questi attacchi sono sicuramente i minori, che le famiglie si stanno impegnando a tutelare facendo valere la propria posizione dinanzi alle istituzioni, la cui priorità dovrebbe essere la salute degli abitanti.

È giusto battersi per i propri diritti politici, come quelli che concernono l’autonomia di Hong Kong da un punto di vista giuridico, e non solo, rispetto alla Cina, quanto è giusto battersi per i diritti che più di tutti dovrebbero essere considerati universalmente inviolabili. I diritti in questione sono quelli umani, quelli che riguardano direttamente un dono prezioso: la vita. Un dono che a nessuno dovrebbe essere strappato via da scontri politici.

Sara Fiumefreddo

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