Facebook, la rivolta degli ex

Critiche e retroscena sulla creatura di Zuckerberg

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Quando finisce una storia d’amore spesso colui o colei che viene lasciato dal partner, si vendica non risparmiando critiche urbi et orbi nei confronti del proprio ex. La storia di Facebook non è esente da un simil trattamento a opera di vecchi dirigenti e sviluppatori del social network, un tempo alle dipendenze di Zuckerberg e che adesso, sentendosi svincolato da ogni tipo di rapporto, hanno deciso di vuotare il sacco. La gestione del padre di Facebook viene densamente criticata arricchendosi di conflitti, battaglie legali e amicizie tutte dissolte a causa della folle rincorsa verso il successo.

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La figura di Zuckerberg è certamente quella che è accompagnata dalle polemiche più dure e senza scampo, grazie alle parole di molte persone di spicco che lo hanno affiancato nella fase di crescita di Facebook, dagli esordi sino all’affermarsi del successo mondiale. I fuoriusciti dall’azienda di Menlo Park, ormai ex dipendenti di Facebook, una volta lasciato il loro remunerativo impiego, hanno attivato quella che Saviano chiamerebbe “la macchina del fango” nei confronti del loro ex datore di lavoro, Mark Zuckerberg. Le critiche sull’operato del padre di Facebook provengono da varie personalità legate al mondo Facebook: cofondatori, sviluppatori, ex presidenti, dirigenti, responsabili della sicurezza, tutti legati da un unico filo rosso, ovvero una aspra disamina dell’operato di Zuckerberg. Le prese di posizione sulla gestione di Facebook riguardano la potenza dell’algoritmo del social network, la forza propagandistica nel determinare l’esito delle elezioni presidenziali americane del 2016, la questione della privacy degli utenti venduta in cambio di un profitto illecito.

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A parte queste aspre critiche, ci sono però alcune dichiarazioni che per il loro contenuto fanno riflettere maggiormente e generano una certa preoccupazione in chi ogni giorno, fa un uso indiscriminato di Facebook. Chamath Palihapitiya dirigente per 4 anni di Facebook) e Justin Rosenstein (sviluppatore e ideatore del famigerato pulsante del “like”) per esempio hanno dichiarato in perfetta sintonia che hanno contribuito a creare, quando erano alle dipendenze di facebook, uno strumento in grado di veicolare non solo disinformazione, ma anche capace di indurre gli utenti a sprecare letteralmente molto del loro tempo in futilità sul social in maniera tale da renderli totalmente dipendenti da Facebook. Forse è ormai troppo tardi per battere in ritirata e rimodulare i nostri comportamenti in maniera tale da disintossicarci dall’uso compulsivo delle nuove tecnologie, anche perché, dalle parole di Sean Parker, primo presidente di Facebook, il sito è stato progettato come un’esca in grado di generare negli utenti una sensazione di dipendenza con un vantaggio solo per il portale stesso, ovvero l’incapacità di staccarcene e farne senza, di riuscire, in poche parole, a ritrovare quello stile di vita e quello stile di vita che si aveva prima del dominio dei social media nelle nostre esistenze.

Andrea Alessandrino

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