Fa sesso durante viaggio di lavoro e muore d’infarto per la Corte è “Incidente sul lavoro”

La sentenza, che sta facendo discutere, è stata emessa dai giudici della corte d’Appello di Parigi

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La “morte felice”, come la chiamano in Francia, ha colpito numerosi personaggi celebri in passato primo fra tutti il presidente Felix Faure, stroncato da un infarto mentre era a letto con l’amante. Ma nessuno all’epoca parlò d’infortunio sul lavoro.

La storia dell’ingegner Xavier, di cui resta ignoto il cognome, deceduto durante un amplesso con una donna non identificata, sarebbe stata una delle tante storie destinata a restare confinata nell’ambito privato, ma non è andata così, anzi il caso è destinato a far discutere, e a entrare negli annali della giurisprudenza francese, e non solo.

Tecnico della sicurezza francese, l’ingegner Xavier, sposato e padre di due figli, era in viaggio di lavoro nel dipartimento del Loiret, nel Nord-ovest della Francia. Là era stato inviato per compiere alcuni sopralluoghi per delle costruzioni ferroviarie.

Per lui la Ditta per la quale prestava servizio, la società di costruzioni TSO aveva prenotato una stanza d’albergo ma l’uomo in quella stanza d’albergo la sera del 21 febbraio2013 non era mai arrivato.

Aveva, infatti, incontrato una donna, non identificata, e con lei aveva cenato e poi consumato un rapporto sessuale concluso con la sua morte per infarto.

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A funerali avvenuti, la famiglia dell’ingegnere si rivolge a un avvocato rivendicando i propri diritti che si concretano nel riconoscimento della morte per infortunio sul lavoro.

La società risponde tempestivamente sollevandosi da qualsiasi responsabilità sostenendo che l’attacco cardiaco non aveva niente a che vedere con l’attività professionale dell’uomo. Per la sua morte, avvenuta fuori dall’orario di lavoro, e nemmeno nello stesso hotel assegnato dall’azienda, non si ritiene in alcun modo responsabile e quindi non pensava di dover riconoscere delle tutele assicurative.

A questa posizione si oppone però sin dall’inizio la «Caisse primaire d’assurance maladie di Hainaut», determinata a ottenere un indennizzo dall’azienda.

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Comincia così un delicato e intricato iter processuale.

Nel corso dell’udienza di primo grado tenutasi al tribunale di Meaux, nell’Est della capitale francese, il 13 giugno 2016, il datore di lavoro, la società TSO, sostiene che il decesso sia occorso in un momento in cui «l’impiegato aveva coscientemente interrotto il suo viaggio di lavoro per una ragione d’interesse personale, indipendente dal suo impiego cimentandosi in una relazione adultera con una perfetta sconosciuta».

Dopo una prima prassi giudiziaria, la causa passa alla corte d’appello di Parigi i cui togati, dopo un’attenta valutazione del caso decidono di condannare la società affermando che il decesso è equiparabile a un incidente sul lavoro con queste motivazioni:

«Secondo la legge francese (articolo L 411-1 del codice di sicurezza sociale), l’infortunio sul lavoro è un incidente che si verifica durante il lavoro».

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La sentenza, decisa il 27 maggio 2019, ma resa nota solo oggi, è senza precedenti e ha dato dunque ragione alla famiglia dell’ingegnere.

In realtà, già nel 2017 un altro tribunale francese aveva dato ragione a un uomo d’affari che si era fatto male alla mano mentre si svagava in una discoteca cinese, durante un viaggio di lavoro.

In quella circostanza la corte asserì che non era rilevante il fatto che fosse notte inoltrata e che il dipendente fosse fuori servizio, riconoscendogli l’indennizzo previsto per infortunio sul lavoro ma, nel caso del signor Xavier, si discute di un infortunio di morte con tutte le conseguenze che tale regime comporta per il risarcimento del danno.

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Si tratta di una novità assoluta, destinata, come dicevamo, a fare storia.

Per dare la proporzione del cambiamento basti pensare che in Italia l’ordinamento legislativo prevede per il lavoratore la copertura assicurativa in caso di “infortunio in itinere”, cioè contempla la possibilità che a un lavoratore possa accadere, durante il tragitto percorso per andare e per tornare a casa dal lavoro, e per gli spostamenti per ragioni di servizio, un infortunio.

In caso d’incidente, al lavoratore sarà riconosciuto un risarcimento assicurativo solo se si è attenuto ad alcune precise regole: non si è percorso un itinerario diverso da quello abituale, non ci sia un’ingiustificata deviazione. È necessario inoltre utilizzare i mezzi di trasporto pubblici, o dimostrare che non esistono mezzi di trasporto per raggiungere la sede lavorativa e, se si usa la bicicletta, l’ INAIL riconosce l’infortunio solo se si percorre la pista ciclabile.

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In buona sostanza la Legge che tutela dei lavoratori al di fuori dell’orario di servizio esiste, ma con sue precise regole.

Ecco perché ha fatto scalpore la sentenza emessa dalla corte francese che ribalta, estendendolo, il concetto di «tempo di lavoro».

Ma qual è allora, il concetto del tempo lavorativo?

In questo contesto, chiarisce il portavoce del Tribunale, ci si riferisce all’orario di lavoro effettivo nel luogo di lavoro abituale o al tempo trascorso dal lavoratore in viaggio per conto del suo principale.

«In questo caso particolare, il dipendente era in viaggio di lavoro, la qual cosa include: il tempo di viaggio, il tempo lavorativo durante la giornata e quello di riposo durante il viaggio. Ciò vale anche per la notte in cui l’impiegato è costretto a stare lontano da casa propria».

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La Corte parigina precisa: «Durante l’intero periodo del viaggio d’affari, egli rimane sotto l’autorità del datore di lavoro fino a quando non dimostra di averlo interrotto per un’attività che non può essere considerata come parte della vita quotidiana» e, in questo caso, i giudici hanno ritenuto che fare sesso sia considerabile un’attività «parte della normale vita quotidiana e faresesso è come mangiare, bere, dormire, fare una doccia … » quindiper i giudici della Corte d’Appello, il decesso è paragonabile, in tutto e per tutto, a un incidente sul lavoro. Ed è del tutto indifferente in quale stanza d’albergo sia capitata, se in quello assegnato dalla Ditta o quello della donna incontrata.

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“Del resto - fa sapere la moglie dell’ingegnere - mio marito non avrebbe mai avuto quella relazione extra coniugale se non fosse stato inviato in trasferta.”

Eh già! Come darle torto? Il suo ragionamento non fa una piega!

I familiari del dipendente della ditta "Tso" hanno dunque diritto a tutti i benefici previsti in caso d’incidente sul luogo dove si svolge la propria professione. La Ditta "Tso" dovrà, suo malgrado, erogare uno stipendio mensile pari all’80% di quello che prendeva il dipendente defunto, fino al raggiungimento della pensione.

Quindi, per finire, ora sappiamo, perché così hanno deciso i giudici, che le scappatelle fanno parte del lavoro.

Il rapporto adulterino dello stravagante ingegnere entrerà nella storia della giurisprudenza e chissà, magari un giorno se ne farà anche un film che parodierà il famoso: “Quando la moglie è in vacanza”, la bella commedia del 1955 interpretata da Marilyn Monroe, dove si racconta la storia di un uomo che, costretto a restare in città per lavoro, manda moglie e figlio in vacanza per sfuggire all’opprimente afa d’agosto a Manhattan. L’uomo li accompagna alla stazione ma rientrando a casa conosce la giovane e bellissima annunciatrice televisiva che ha preso in fitto l’appartamento sopra il suo, costringendolo a notti insonni.

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Dell’eventuale film potremmo anche suggerirne il titolo: “Quando il marito è al lavoro”.

Naturalmente non bisognerà dimenticare di corrispondere alla vedova i suoi diritti economici.

Gianmatteo Ercolino

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