FINALMENTE LIBERA!

Silvia Romano è tornata in patria: uno squarcio di luce nel cielo plumbeo di un’Italia in ginocchio

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L’incubo è finito: Silvia Romano è libera ed è in Italia. Dopo 18 lunghi mesi di prigionia, la volontaria 25enne è stata tratta in salvo, nei giorni scorsi, da una squadra dei servizi segreti italiani, guidata dal generale Luciano Carta, in un’area a 30 km da Mogadiscio.

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Fresca di laurea in una scuola di mediatori linguistici per la sicurezza e la difesa sociale, Silvia era volata in Kenya nel 2018 per realizzare il suo sogno di sempre: aiutare i più deboli, dando voce ai loro diritti inascoltati. Per farlo, si era unita alla onlus marchigiana Africa Milele, mettendo a disposizione le proprie energie ed il proprio coraggio in una terra difficile e dimenticata. Si trovava nel villaggio di Chacama (a circa 80 km dalla capitale, Nairobi) quando un gruppo di malviventi armati di fucili e machete la rapì, facendo perdere le sue tracce. Un silenzio carico di tensione si addensò attorno alla vicenda, gettando i suoi familiari nella più totale disperazione e ponendo in seria difficoltà gli investigatori italiani. A un anno dalla scomparsa, la Procura di Roma giunse alla conclusione che la ragazza doveva essere stata trasferita in Somalia; emersero importanti indizi circa i responsabili del sequestro, di cui tre furono arrestati. Fu chiaro che il rapimento fosse stato organizzato da una banda di comuni criminali del posto, rintracciati e sovvenzionati poi dal ben più potente gruppo islamista legato ad Al-Shabaab, conscio della potenziale portata economico-politica del gesto. Proprio quest’ultima banda sarebbe stata responsabile del trasferimento della prigioniera in una zona poco distante da Mogadiscio.

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Dopo tali importanti rivelazioni, calò ancora il buio per alcuni mesi, mentre l’ipotesi del decesso si faceva sempre più plausibile. Dall’Africa giunse notizia che avesse perso la vita a seguito di un’infezione; voci che, stando a quanto riportato dall’intelligence nostrana, sarebbero state volutamente diffuse dai rapitori con l’intento di far salire l’importo del riscatto, le cui trattative erano in corso già al termine dello scorso anno. Le operazioni sono state facilitate dall’intervento dei servizi turchi e somali, con l’aiuto dei quali gli agenti italiani hanno potuto raggiungere un accordo con i malviventi di Al-Shabaab. Nonostante fosse in corso una terribile alluvione nell’area in cui era detenuta, Silvia è stata portata in salvo con successo. Ieri è rientrata in Italia all’aeroporto di Ciampino, dove è stata accolta dal Presidente del Consiglio dei Ministri,Giuseppe Conte, e dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio. A breve, inoltre, la giovane verrà ascoltata dai pm della procura di Roma affinché possa essere portata a termine l’indagine, che non esclude possibili intenzioni di natura terroristica alla base del terribile gesto.

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“Ora ho solo bisogno di pensare, di ragionare. Finché non la vedo non mi sembra vero, è un momento delicato. La felicità è talmente grande che scoppia, non mi interessa di nient’altro, solo di riabbracciare mia figlia dopo 17 mesi”: queste le dichiarazioni rilasciate a caldo dal padre di Silvia, Enzo Romano. Una gioia condivisa ampiamente dagli utenti dei social - tra cui numerose personalità di spicco della politica italiana - seppur smorzata dalle polemiche di chi, con un pizzico di cinismo, ha chiesto trasparenza circa l’ammontare del riscatto versato.

Intanto, un messaggio carico di speranza giunge proprio dalle parole di Silvia: “Sono stata forte e ho resistito. Sto bene ”. Il senso di resilienza dimostrato dalla giovane volontaria non può che essere un impulso, per l’intero Paese, a non abbattersi dinanzi al più doloroso periodo della storia contemporanea, lottando caparbiamente affinché la vita e la solidarietà possano trionfare.

Federica Marocchino

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