FEMMINICIDIO, NON SI ARRESTA LA “MATTANZA” CONTRO LE DONNE

Quattro donne uccise per mano di ex mariti

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Quattro femminicidi. A Bari, Montepulciano, Caserta e Roma quattro uomini hanno attentato alla vita delle loro compagne, due di loro si sono suicidati.

Nel capoluogo pugliese, una donna di 48 anni, Donatella De Bello, e’ stata assassinata nella sua casa e ad ucciderla, secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, è stato il compagno 32enne, ora sottoposto a fermo per omicidio volontario. A Montepulciano, in provincia di Siena, è stata uccisa una donna 45enne di origine romena: l’omicida è suo marito, originario di Catania, che l’ha accoltellata nella casa dove lei svolgeva mansioni di badante. Proprio ieri mattina la coppia, che ha un figlio di 9 anni, sarebbe dovuta comparire davanti al giudice per un’udienza nella causa di separazione. Il terzo delitto è avvenuto nel Casertano, dove un 61enne ha sparato alla compagna di 49 anni nella piazza del paese: la donna, stando alle prime indagini, aveva deciso di interrompere la relazione. Il quarto femminicidio a Roma, dove un 79enne ha soffocato con una busta di plastica la moglie 81enne e si è poi suicidato lanciandosi dal balcone al quinto piano dell’edificio dove abitavano, zona Monteverde.

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Oltre cento donne in Italia ogni anno vengono uccise da uomini, quasi sempre quelli che sostengono di amarle. E’ una vera e propria strage. E ai femminicidi si aggiungono poi violenze che sfuggono ai dati ma che, se non fermate in tempo, rischiano di fare tante altre vittime. Sono migliaia le donne aggredite, picchiate, perseguitate, sfregiate. Quasi 7 milioni, secondo i dati Istat, quelle che nel corso della propria vita hanno subito una forma di abuso. I numeri del femminicidio non sono certi e variano di qualche unità, ma sicuramente le donne uccise da un uomo, con cui hanno o hanno avuto un rapporto affettivo o familiare, non sono in diminuzione. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia. Nel 2016 se ne sono contate 120.

cms_6728/3.jpegLa “violenza domestica” è la prima causa di morte nel mondo per le donne tra i 16 e i 44 anni: più degli incidenti stradali, più delle malattie. La violenza sulle donne, che in alcuni casi si spinge fino all’omicidio definito per la prima volta “femminicidio” da una sentenza del 2009, non è una collezione di fatti privati: è una tragedia che parla a tutti. Soprattutto, cheriguarda tutti gli uomini. Qualcosa, ad un certo punto, esplode nella relazione tra un uomo e una donna, nella coppia e brucia l’amore, lo capovolge, lo profana fino all’estremo. Rivela che quella relazione non era fondata sulla cura l’uno dell’altra, ma sulla costante, radicale pretesa di possesso da parte dell’uomo sulla donna. "In meno di 48 ore, 4 donne uccise e una in fin di vita per mano loro compagni. Uomini siate con noi per fermare questo orrore", è l’appello accorato che scrive su Twitter, con l’hashtag #femminicidio, la presidente della Camera, Laura Boldrini. E’ chiaro che non sarà un appello, anche se autorevole come quello della Boldrini, o una nuova Carta dei diritti, non saranno uno spettacolo, un documentario, un’inchiesta o un libro a fermare la strage delle donne.Neanche le migliori leggi — pur necessarie ed entrate di recente nel nostro ordinamento — basteranno. Tuttavia parlarne, scrivere, raccontare le storie, muoversi insieme, donne e uomini, andare nei teatri o nelle strade con un pensiero comune anti-violenza: tutto questo è un passo importante per capire. E capirci qualcosa aiuta noi a superare quel senso di turbata estraneità che ci prende davanti ai fatti di cronaca - come quelli di questi giorni - e aiuta magari le vittime, almeno alcune tra loro, a scuotersi e salvarsi in tempo.

Mary Divella

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