Ex Ilva: riconosciuto risarcimento danni a favore di due famiglie tarantine

I dubbi dell’avvocato Moretti: riscuoterli sarà impresa ardua

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Ormai è tristemente noto il terribile ruolo che l’ex Ilva e le sue polveri velenose hanno giocato nell’insorgere di innumerevoli e gravissime patologie a danno dei tarantini. Anni di lotte, confronti e scontri hanno condotto ad un evento di portata storica: la decima sezione civile del Tribunale di Milano ha riconosciuto ufficialmente i primi due risarcimenti a favore di due famiglie di Taranto, residenti nel rione Tamburi, in possesso di due abitazioni, oggetto di infiltrazione di polveri pericolose provenienti dalla celebre azienda. Come riportato da La Repubblica, sono due le ordinanze dello scorso febbraio: una del presidente e relatore Damiano Spera e l’altra della relatrice Grazia Fedele, con presidente Nadia Dell’Arciprete. Si tratta di una importantissima vittoria civile per la quale, almeno a livello teorico, è garantito a livello risarcitorio il 20% del valore dei rispettivi immobili abitati dalle due famiglie al momento della presentazione della domanda. Il valore calcolato ammonta a 15 mila euro per ogni nucleo familiare.

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Tuttavia il legale delle famiglie, Massimo Moretti, avanza la sua più che plausibile ipotesi sul destino di tali risarcimenti: “La procedura concorsuale non avrà purtroppo la disponibilità economica per soddisfarli, neppure in parte”. "Con l’ammissione di Ilva all’amministrazione straordinaria, i cittadini non hanno più potuto ricorrere in giudizio contro la società davanti al tribunale di Taranto. - spiega Moretti - Dal gennaio 2015, infatti, per i cittadini danneggiati è stato possibile unicamente richiedere l’insinuazione al passivo del proprio credito risarcitorio nei confronti della procedura concorsuale aperta al tribunale di Milano".

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Quando una società è in amministrazione controllata sono nominati, da parte del tribunale competente dove ha sede l’azienda, i commissari che devono provvedere alle procedure per la quantificazione degli attivi in modo tale da poter procedere alla soddisfazione dei creditori, in relazione alla loro posizione di privilegio. Nel caso specifico, dunque, il credito viene ammesso al passivo della procedura concorsuale in via chirografaria, cioè senza alcun privilegio, e quindi esso potrà essere pagato solo e soltanto dopo debiti cosiddetti in prededuzione e privilegiati.

Elena Indraccolo

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