Ex Ilva, stop a emendamenti su scudo penale

Passoni (PoliMi): "Acqua alta a Venezia? Mose fermo, non funziona" -

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Ex Ilva, stop a emendamenti su scudo penale

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"Il governo rischia di cadere sull’ex Ilva? "Ma cosa dite mai? Suvvia... di fronte a questa sfida il governo rischia di cadere? Non scherziamo...". Così il premier Giuseppe Conte, rispondendo alla domanda di una cronista a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Camerino, cerca di calmare gli animi tra gli alleati di governo. Ad agitare le acque è ancora la questione dello scudo penale, dopo che ieri ArcelorMittal ha avviato la procedura per l’addio all’Italia, con l’atto di citazione dove si chiede il recesso del contratto di affitto dell’ex Ilva. Ma il premier non vede rischi per la tenuta del governo, anche se il Cdm fissato per giovedì è slittato all’inizio della settimana prossima.

Sull’ex Ilva "non c’è da raggiungere un equilibrio" tra le forze di maggioranza, "ieri ho incontrato alcuni parlamentari del M5S pugliesi, li ho aggiornati sulle modalità con cui stiamo affrontando l’emergenza ex Ilva. Non parlo di emergenza Ilva, parlo di ‘cantiere Taranto’ nel cui ambito c’è un capitolo importante dedicato all’ex stabilimento Ilva", afferma Conte, ricordando che "c’è una vertenza con ArcelorMIttal e su questa, saremo durissimi sotto il profilo della battaglia giudiziaria. Stiamo adesso valutando dal punto di vista tecnico e produttivo che prospettive reali e concrete ci sono".
"Quello che è chiaro - prosegue - è che, se parliamo anche di questo capitolo importante del dossier, noi vogliamo che questa sia l’occasione per realizzare il piano di risanamento ambientale più cospicuo, serio, efficiente che sia mai stato realizzato in Italia. Ho chiamato a raccolta il sistema Italia: tutta l’Italia deve dimostrare cosa è capace di fare, come riesce a coniugare salute, tutela dell’ambiente e lavoro. Sono confidente e fiducioso che il sistema Italia sarà all’altezza".

Oggi la commissione Finanze della Camera ha dichiarato inammissibili le proposte di modifica che avrebbero reintrodotto lo scudo penale per i reati ambientali. E in serata il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha riferito che "l’assemblea dei senatori del Movimento ha ribadito il no alla scudo penale e cioè la stessa posizione assunta al momento della conversione del decreto Crisi". "Nel momento in cui ci fosse valutazione del Premier sulla eventualità della necessità di un provvedimento normativo, l’assemblea del Senato è pronta a discuterne", ha spiegato. "C’è una disponibilità a riparlarne - ha detto ancora - ma non ad adottare un provvedimento".

’’Vergogna! Profonda indignazione per questa indecente speculazione politica sulla pelle dei cittadini di #Taranto’’, afferma il presidente della commissione Finanze della Camera, Carla Ruocco, rispondendo all’esponente di Forza Italia, Maria Stella Gelmini, dopo l’inammissibilità dell’emendamento. Emendamenti che, sostiene Ruocco su Twitter, ’’sono stati presentati per fare un’indegna speculazione politica. Emendamento è inammissibile perché esula dalla materia del decreto fiscale. Punto! #scudo’’.

Intanto, intervistato stamane da Radio24, il ministro Luigi Di Maio assicura: "Non credo che si arrivi al voto sullo scudo, lo Stato impugnerà l’atto con cui se ne stanno andando". "Abbiamo avviato un contenzioso nel quale non entrerà lo scudo penale - sottolinea ancora il ministro -. Non possiamo dire a ArcelorMittal che i guai che ha combinato li risolviamo noi". "Se ho cercato di piazzare Ilva ai cinesi? No, credo che ci sia ancora ArcelorMittal come interlocutore", spiega quindi Di Maio, che aggiunge: "Se hanno difficoltà sul numero di tonnellate di acciaio da produrre ci si siede a un tavolo e si ragiona".

Sarà la sezione del tribunale di Milano specializzata in imprese, presieduta da Claudio Marangoni, ad occuparsi della causa che vede protagonista ArcelorMittal, che ha preso il via con l’atto di citazione depositato ieri, con cui si chiede il recesso del contratto di affitto dell’ex Ilva. La prima udienza, come si legge nell’atto di citazione, è fissata per il prossimo 6 maggio, ma potrebbe essere anticipata. Probabilmente sarà lo stesso giudice Marangoni ad occuparsi del fascicolo. Non risulta ancora depositato invece il ricorso d’urgenza a cui stanno lavorando i legali dell’ex Ilva.

Passoni (PoliMi): "Acqua alta a Venezia? Mose fermo, non funziona"

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(Andreana d’Aquino) - Se c’è l’emergenza acqua alta a Venezia "non si può ancora contare sul Mose per proteggere la città in quanto l’opera è ferma, non funziona". A ripercorrere lo status quo del Mose è Giuseppe Passoni, ingegnere idraulico e professore associato di Idraulica Marittima e Costiera del Politecnico di Milano, intervistato dall’Adnkronos. L’opera, spiega l’ingegnere, "non è stata ancora terminata, quindi non può essere definitivamente collaudata e di conseguenza messa in funzione".

Stando così le cose, questa infrastruttura "non può essere messa in funzione neanche parzialmente" chiarisce Passoni. Eppure di acqua ne è scorsa parecchia da quando nel lontano 2003 il Modulo Sperimentale Elettromeccanico, meglio noto come Mose, ha iniziato il suo iter tanto lungo. Nonostante quest’opera di ingegneria civile e ambientale abbia come obiettivo proprio "la difesa di Venezia e della sua laguna dalle acque alte con paratoie mobili alle ’bocche di porto’ di Lido, Malamocco e Chioggia oggi attrezzate però al 90%" ricorda Passoni.

L’ingegnere del Politecnico di Milano sottolinea che "si sono accumulati ritardi" precisando "che per il solo progetto ci sono voluti 10 anni, senza contare, tra le altre, la caterva di conflitti di competenze fra il ministero dei Lavori pubblici ed il ministero dell’Ambiente che hanno portato altri ritardi". Insomma, "per la difesa di Venezia siamo ancora come nel 1966 anche se, nel frattempo, la laguna è stata rinforzata, per esempio le barene, con interventi protettivi sugli ecosistemi lagunare e costieri".

Dunque l’allarme climatico secondo Passoni potrebbe adesso "mettere un po’ di ’prurito’, sollecitare e dare fretta a chi non ha agito tempestivamente". Anche se, argomenta l’ingegnere, "Venezia è un caso complesso, unico nel suo genere e dove concorrono aspetti legati all’ambiente, alla storia, all’architettura, all’arte, all’economia".

Venezia, spiega ancora Passoni, "non è paragonabile, ad esempio, al caso della foce orientale del fiume Schelda che, nasce in Francia, attraversa il Belgio ma alla sua foce in Olanda ha alle spalle solo campagna consentendo interventi così più rapidi rispetto al caso Venezia". Il caso Mose di Venezia, continua l’esperto del Politecnico di Milano, "è un po’ più simile alle barriere costruite sul Tamigi sebbene anche quest’opera non sia così complessa come il Mose della città lagunare".

Inoltre, "per il Mose di Venezia gravano anche gli epiloghi gestionali, i processi, la mancata nomina ancora oggi di un Commissario che richiede ben otto passaggi burocratici. Insomma ai problemi tecnici si aggiungono tanti intoppi amministrativi". "Speriamo, allora, che almeno i siano ora rispettati i tempi ad oggi previsti per la consegna del Mose, cioè fine 2021 o primi 2022". "Intanto -taglia corto l’ingegnere- si attende".

Redazione

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