Erdogan annuncia il sostegno militare al governo di Tripoli

L’UE chiede il cessate il fuoco

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La Turchia non intende perdere il ruolo di protagonista nel conflitto libico che da mesi ha spaccato in due il Paese nordafricano. In una conferenza stampa, il presidente Erdogan ha ribadito tutto il suo sostegno militare al governo di accordo nazionale (GNA) di Tripoli, guidato da Fayez Mustafa al-Sarraj. L’annuncio di Erdogan è stato fatto prima del summit di Berlino, fissato per il prossimo 19 gennaio, proprio per discutere del conflitto libico.

Il presidente turco ha inoltre sottolineato che, proprio nel 2020, il governo fornirà le licenze per l’inizio delle trivellazioni nella zona orientale del Mediterraneo, dove sono stati individuati molti giacimenti di gas, anche a conferma dell’accordo di delimitazione dei confini marittimi, firmato dalla Turchia e dal governo di Sarraj lo scorso novembre. A questa intesa era seguita poi quella militare dello scorso dicembre, secondo cui il governo di Ankara si impegnava a fornire tutto il supporto politico e militare al GNA di Tripoli.

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L’intervento della Turchia in Libia ha scatenato forti tensioni tra la stessa e i Paesi dell’Eastern Mediterranean Gas Forum (Egitto, Giordania, Israele e Italia). A questo proposito, non vanno dimenticate le perforazioni di alcune navi turche nella parte orientale dell’isola di Cipro, ricca di giacimenti di gas, rivendicati poi dal governo stesso dell’isola per un uso esclusivo.

L’intervento militare del governo di Ankara dimostra come la Turchia non voglia essere in alcun modo esclusa dallo sfruttamento dei giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale, tentando di frenare anche il progetto per la realizzazione di un gasdotto marittimo sottoscritto da Egitto, Israele, Cipro e Grecia.

L’Unione Europea, preoccupata per la questione libica, chiederà di cessare le ostilità nel Paese, approfittando della presenza di Khalifa Haftar, comandante dell’esercito nazionale libico, rivale del GNA di al Sarraj in un conflitto che dura da ben nove mesi.

Heiko Maas, ministro degli esteri tedesco, ha confermato che a Berlino farà di tutto per convincere il comandante libico a cessare il fuoco, a nome degli altri ministri degli esteri presenti alla conferenza. Inoltre, lo stesso ha aggiunto che spera “che le parti colgano quest’opportunità per rimettere nelle mani dei libici il futuro della Libia. Questo richiede ora un vero cessate il fuoco e la partecipazione di entrambe le parti ai formati di dialogo proposti dalle Nazioni Unite".

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Sul conflitto libico è intervenuta anche Marina Sereni, vice ministra degli Esteri italiana, dichiarando che "siamo l’unico tra i Paesi europei a essere presenti a Tripoli con una nostra ambasciata, abbiamo un contingente militare a Misurata, che protegge l’ospedale in cui si sono curati i feriti dai combattimenti. Siamo in tutte le attività negoziali e diplomatiche che sono state aperte in questi mesi, ma si tratta di una partita davvero complessa, in cui nemmeno Putin è riuscito a convincere Haftar a firmare il cessate il fuoco, che ha tantissimi attori e interessi geopolitici in gioco". La stessa Sereni ha aggiunto che l’Italia, come gli altri Paesi chiamati a intervenire sulla questione libica, sarà presente a Berlino per “ottenere la ripresa delle trattative".

Francesco Ambrosio

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