Emergenza scuola secondo il rapporto Ocse

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Il nuovo anno scolastico è già iniziato per alcune Regioni italiane, mentre molte altre attenderanno sino al 16 o al 18 settembre. Se per i prossimi dieci anni è prevista la presenza di oltre un milione di studenti in meno, come conseguenza del calo demografico, rimane incerto l’elevato numero dei docenti supplenti che possano far fronte alla richiesta di molti posti lasciati vacanti a causa dei prepensionamenti o per altre motivazioni. “Complice il turn-over rafforzato dovuto a quota 100, che ha prodotto 45mila uscite nel comparto scuola di cui 33mila prof, al termine delle assegnazioni provvisorie (trasferimenti per rimanere vicino casa), avremo almeno 122mila supplenze una ogni sette cattedre. Ma alcune stime sindacali arrivano a 170-200mila. Con un ulteriore rischio dietro l’angolo: riaprire un fronte con l’Europa sui precari con 36 mesi di servizio” riportano le fonti di alcune sigle sindacali nazionali.

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Il nuovo Rapporto Ocse "Education at a glance 2019" evidenzia che “l’Italia ha la quota maggiore di docenti ultra 50enni (59%) e che dovrà sostituirne circa la metà entro i prossimi dieci anni”.

Un altro punto di criticità è rappresentato inoltre dalle mancate assegnazioni dei posti che avrebbero dovuto occupare i nuovi dirigenti scolastici, vincitori di concorso, ancora in bilico circa la destinazione della loro nuova mansione. Molti di essi hanno infatti rinunciato alla nomina perché la sede affidata li avrebbe portati lontano dalla propria regione di residenza. I dirigenti che rimangono in sede, in molti casi, devono tuttavia avere più reggenze da gestire.

Scenari dunque non del tutto rosei, che mettono in difficoltà le segreterie scolastiche alle prese con la gestione delle nomine in un quadro ancora tutto da definire. Specchio, quest’ultimo, dello scenario politico non pienamente chiaro, che determina inevitabilmente una sospensione di quel che invece urgentemente bisogna affrontare per garantire la piena efficienza di tutto il sistema scolastico; quest’ultimo comprende, ricordiamo, sia il personale docente ed Ata che la dirigenza, nonché i veri protagonisti di questo servizio pubblico, cioè gli studenti.

La discontinuità didattica, causata a volte proprio dal cambiamento dei docenti precari - di anno in anno costretti a recidere rapporti di lavoro a causa dei contratti a termine - determina incertezze negli studenti, che avrebbero diritto invece a figure di riferimento stabili durante il loro ciclo di studi.

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La scuola italiana è resa deficitaria per via delle mancate nomine di ruolo, vale a dire della stabilizzazione di decine e decine di precari che attendono da anni il loro inserimento a tempo indeterminato.

La situazione del precariato è un’emergenza nazionale più volte richiamata dall’Unione europea, la quale parla chiaramente di infrazione tenendo conto che saranno quasi trentamila i posti che rimarranno senza assunzioni e con una richiesta di supplenti di quasi 170 mila unità. “La spesa è diminuita del 9% tra il 2010 e il 2016 sia per la scuola che per l’università, più rapidamente rispetto al calo registrato nel numero di studenti, che è sceso dell’8% nelle istituzioni dell’istruzione terziaria e dell’1% nelle istituzioni dall’istruzione primaria fino all’istruzione post-secondaria non terziaria” attestano i dati dell’Ocse.

Ci resta da chiederci se, all’indomani della fiducia del nuovo governo Conte, le due maggiori rappresentanze politiche sappiano rispondere ai reali problemi del nostro Paese per far fronte alle vere necessità dei cittadini senza preconcetti ed esclusioni, ma agendo con ampiezza di vedute.

Ester Lucchese

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