Effetto serra: le ultime novità

Dati allarmanti sulle emissioni di C02 delle case farmaceutiche

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Il problema dell’effetto serra è sempre di più sotto la lente di ingrandimento da parte degli scienziati, con la speranza di poter trovare delle soluzioni che diminuiscano le emissioni di carbonio nell’atmosfera.

Negli ultimi anni si sono analizzate le emissioni di C02 prodotte da diversi settori, tra cui quello industriale e quello dei trasporti, riferito in modo particolare alle automobili. Ma una recente ricerca, condotta dall’università canadese di McMaster, ha esplorato un settore fino a questo momento ignorato da tutti, ossia quello farmaceutico.

Da questa particolare indagine sono emersi dati allarmanti, secondo il quale le industrie farmaceutiche immetterebbero nell’atmosfera più C02 del settore automobilistico.

Prima di arrivare al punto della questione, è necessario fare le dovute premesse. Nel mondo esistono 200 aziende farmaceutiche, di cui solo 25, negli ultimi anni, hanno stilato un resoconto sulle emissioni di C02 nell’atmosfera. Le emissioni sono state messe in relazione a ogni milione di dollari ricavato dalle stesse.

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Si parla infatti del 48% di tonnellate in relazione a un milione solo nel 2015, il 55% in più rispetto a quelli del settore automobilistico. Questi dati sono stati ricavati dalle emissioni dirette delle diverse società, più quelle indirette legate all’elettricità acquistata dalle stesse.

Dalla ricerca è emerso anche che ogni azienda immette una percentuale diversa di C02 nell’atmosfera. Con il 77,3 di tonnellate la Eli Lilly ha registrato emissioni maggiori nel 2015. I dati più preoccupanti, però, sono stati registrati alla Bayer, la nota casa farmaceutica tedesca di Leverkusen; si parla infatti di 189 tonnellate.

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Gli autori della ricerca canadese hanno spiegato che i ricavi della Bayer sono valutati separatamente per ogni divisione, mentre i dati sull’emissione le raggruppano tutte. Inoltre le tonnellate di emissioni sono calcolate in rapporto alle tonnellate di fertilizzanti e aspirina.

Nonostante i numeri allarmanti, bisogna sottolineare anche che il settore farmaceutico ha un valore di mercato molto ridotto rispetto a quello automobilistico, ma gli autori della ricerca canadese hanno ritenuto che questo dato fosse poco rilevante.

Per ora l’impegno delle case farmaceutiche è quello di ridurre le emissioni di C02 del 50% entro il 2025, per rispettare gli Accordi di Parigi. Alcune di esse già si stanno attivando per salvaguardare l’ambiente con programmi mirati.

Francesco Ambrosio

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