E poi venne Telebiella, e niente fu come prima

45 anni fa l’inizio della fine del monopolio Rai

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Gli anni ’70 per la storia contemporanea italiana sono gli anni meglio noti come gli anni di piombo, definizione truce per via di quell’epoca dello stragismo di matrice politica che ha caratterizzato la storia patria. Ma erano quegli anni anche l’epoca delle prime emittenti radio e televisive private, nate tutte intorno al 1973. Autoproclamatesi emittenti libere per differenziarsi dal monopolio pubblico della Rai, severamente e rigidamente controllata dal Governo, le iniziative private svolgevano un insostituibile ruolo che neanche mamma Rai avrebbe potuto svolgere: aprivano i microfoni al pubblico trasformandosi in emittenti in e di movimento. Le televisioni locali invece fin dalla loro prima costituzione, ebbero subito una caratterizzazione e vocazione commerciale.

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Nel far west dell’etere la prima a comparire fu Telebiella già dal 1971 in forma sperimentale e dal 1972 in forma invece regolare. Per sfuggire alle ferree regole del monopolio dell’etere Rai, ci si organizza alla ben meglio, prima con collegamenti dal bar cittadino e poi con trasmissioni via cavo di casa in casa. Sulla scia del successo di Telebiella, grazie anche alla testardaggine e alla caparbietà del suo padre fondatore Peppo Sacchi, molte altre emittenti imitarono il gesto allora rivoluzionario del tuffarsi nell’avventura dell’emittenza privata.

cms_3862/foto_3.jpgLa seconda emittente in assoluto, e la prima via etere, fu Telebari nel 1973, prima di Rai Tre, Canale 5 e di molte altre realtà televisive locali e nazionali, tutto grazie alla geniale intuizione dell’Ing. Orfeo Mazzitelli, un imprenditore lungimirante che primo tra molti, individuò nel mezzo televisivo una grande potenzialità.Le tv e le radio locali divennero ben presto vere e proprie fucine di talenti pronti per il grande salto.

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Solo per citare la stessa Telebari, da questa emittente sono usciti nomi come Paolo Longo, Beppe Capano e Attilio Romita, volti e profili professionali ora corrispondenti e giornalisti Rai. Peppo Sacchi fece invece il percorso inverso, dalla Rai dove era impiegato come cameraman e regista, si trasferì a Biella promuovendo sulla sua stessa pelle il Rischiatutto televisivo. Qui in terra piemontese iniziò la sua personale guerra contro la sua ex azienda, fondando Telebiella. Una guerra a colpi di cavo in nome della libertà di informazione che ebbe inizio 45 anni fa, il 20 aprile 1971, quando l’emittente ribelle fu registrata in tribunale come «Giornale periodico a mezzo video»: nacque la prima televisione privata italiana destinata a infrangere il monopolio di viale Mazzini e da allora niente fu più come prima. Neanche il tempo di organizzarsi che gli uomini del governo Andreotti fecero irruzione negli studi di Telebiella per mettere i sigilli alla neonata emittente.

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Ma il sasso della rivoluzione dell’etere era già stato lanciato e nel ’76 la Corte Costituzionale legalizzò le trasmissioni radio-tv via etere, sentenza che dette il via libera all’ascesa del Berlusconi imprenditore del cavo. Sorretti dalla legge e dall’articolo 21 della Costituzione, neofiti della libertà d’antenna si industriarono per collegare il loro segnale ai tanti apparecchi tv ormai presenti nelle case degli italiani. Per tutti il mantra era lo stesso e largamente condiviso: riempire gli spazi lasciati vuoti da mamma Rai. Notizie locali, artisti emergenti, talk, improvvisati salotti notturni, ragazzotte di provincia discinte, discutibili dibattiti politici, ecc. Oggi quel pirata dell’etere, Sacchi, ha 83 anni e quella passionaccia per l’informazione non l’ha persa, anzi. Non ci sono più i cavi ma c’è la Rete, cambiano i mezzi ma continua a vivere il gusto di raccontare il mondo.

Andrea Alessandrino

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