EXPO 2015: NEL SEGNO DEL MALAFFARE

Dietro l’attesa esposizione universale , mostri, tangenti e illusioni.

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Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha detto di recente che “Lo Stato è più grande e più forte dei ladri” ma i ladri sono già andati via e probabilmente hanno già portato a casa il bottino.

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Come può l’Expo 2015 diventare il fiore all’occhiello dell’Italia? Come può farsi riflesso dell’ingegnosità italiana agli occhi del mondo?

Solo qualche giorno fa, la festa della Repubblica Italiana è stata celebrata nel segno dell’esposizione universale: in 180 sedi di ambasciate e consolati, nel nostro Paese e all’estero, la rete diplomatica e le istituzioni si sono fatti portavoce dei messaggi e dei valori della manifestazione. Una manifestazione che si pone tra i suoi obiettivi quello di promuovere equità nella distribuzione delle risorse alimentari e stili di vita improntati alla sostenibilità ambientale.

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Ma lo scandalo che ha investito l’Expo è troppo grande forse per essere superato e qualcuno vuota il sacco. Angelo Paris, l’ex manager di Expo che per la seconda volta si è seduto di fronte ai pm milanesi, ha tirato fuori una serie di nomi e di vicende.

cms_785/Enrico-Maltauro.jpgHa ammesso di aver favorito l’appalto di 67 milioni di euro per le “architetture di servizi” in vista dell’evento all’imprenditore vicentino Enrico Maltauro, ha confermato il tentativo di turbare una gara per i parcheggi di Expo e soprattutto ha fatto riferimento al progetto di intervenire anche sulla realizzazione dei padiglioni dei Paesi stranieri. Infine, ha ricondotto la sua visita ad Arcore del febbraio scorso ad una sorta di schema della presunta “cupola”, che in questo modo manifestava la propria capacità di introdurre i pubblici ufficiali in un contesto politico. L’ex responsabile dell’Ufficio contratti di Expo avrebbe raccontato che lui da un lato puntava ad avanzamenti di carriera, ma dall’altro si sentiva isolato politicamente e per questo i presunti "organizzatori" dell’associazione per delinquere, in particolare Frigerio, si sarebbero mossi per inserirlo in un quadro politico.

cms_785/17b9972a55211f3527ae8cdaa3f6bf46.jpgMaltauro ha fornito agli inquirenti uno spaccato preciso del presunto sistema di mazzette per oltre 2 milioni di euro in cambio di appalti. Paris, anche lui finito in carcere lo scorso 8 maggio con l’ex Dc Gianstefano Frigerio e l’ex Pci Primo Greganti, ha raccontato degli affari che la presunta associazione per delinquere stava mettendo in piedi poche settimane prima del blitz della guardia di finanza. L’idea di Frigerio, come ha riferito l’ex manager, era quella di suddividere "in lotti" la realizzazione dei padiglioni dell’Expo e poi di affidarla a imprese amiche. L’ipotesi di effettuare questa divisione in lotti sarebbe stata proposta dallo stesso Paris in un incontro con i vertici della società, tra cui anche il commissario unico Giuseppe Sala.

cms_785/il-ministro-maurizio-martina.jpgMa la rete di relazioni promiscue e di soldi sporchi che ci sono dietro l’esposizione universale sta lentamente venendo a galla. Nell’inchiesta Expo spunta il nome di un ministro del governo Renzi, Maurizio Martina (Ministro dell’Agricoltura), tirato in ballo dallo stesso Paris durante l’interrogatorio in relazione al nome di Primo Greganti. La rete si infittisce. Il ministro nega ogni coinvolgimento. L’ex funzionario del Pci racconta al pm del suo incontro con Paris "(…) perché lì si fanno 43 padiglioni in legno, c’è un’ingegneria evoluta lì a Milano che a me interessa conoscere". Stesso discorso per la Cina: lui era interessato alle tecnologie del legno. "Questa è la mia morte politica", dice al pm. "Non politica perché io aspiri a (…) non faccio, non sono dirigente politico, sono sensibile ai problemi sociali. Sono un utopista, un po’ picchiatello”. Il capitolo padiglioni, come emerge anche dalle intercettazioni, valeva fra i 30 e i 60 milioni di euro: circa 500mila - un milione di euro di lavori per ognuno dei 60 padiglioni delle nazioni ospitate. Paris chiama in causa il commissario di Expo Sala accusandolo di non aver denunciato alla magistratura le irregolarità del direttore generale di Infrastrutture Antonio Rognoni nel più importante appalto per l’esposizione. “Pura fantasia” ribatte Sala. Un giro d’affari incredibile, una cupola di menzogne che sta venendo letteralmente giù.

Giacomo Giuseppe Marcario

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