EUROGRUPPO: ACCORDO SU BILANCIO EUROZONA

Moscovici: “Per l’Italia la porta è ancora aperta”

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In una riunione-fiume durata oltre dieci ore tra i vari ministri delle Finanze, sono state poste le basi per l’accordo sullo “strumento per la convergenza e competitività”, vale a dire il primo bilancio della zona Euro dalla nascita dell’Unione Monetaria. Una misura, quindi, di enorme importanza, e forse anche un po’ tardiva, visto e considerato che c’è stato bisogno della più grande crisi (sia economica che politica) dalla nascita della Comunità Europea per elaborarla. Con questo strumento, ad uso volontario, si finanzieranno riforme e investimenti.

“Si tratta di un ulteriore passo per rafforzare la zona euro - ha detto in una conferenza stampa il presidente dell’Eurogruppo Mário Centeno - Dettagli pratici devono però ancora essere decisi e c’è ancora lavoro da fare. Rimane aperta la delicatissima questione del finanziamento del bilancio”. L’obiettivo, comunque, è di concludere le trattative entro l’anno e passare poi alle ratifiche nazionali.

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Nella conferenza stampa è intervenuto anche il commissario agli affari monetari Pierre Moscovici, che ha spiegato che “l’accordo sui contorni del nuovo bilancio della zona euro è un passo importante”. Ha poi aggiunto: “Non sottostimiamo l’aspetto simbolico, ma senza eccessive auto-congratulazioni poiché alcuni aspetti restano aperti”. Il commissario ha definito l’accordo raggiunto sugli aspetti principali “il miglior risultato possibile in questa fase”.

Se è vero che ci sono ottime notizie per la zona Euro in generale, però, è anche vero che l’Italia è uno dei Paesi che sorridono meno. Infatti, sotto la forte pressione olandese, si è deciso che questo bilancio, contrariamente a quanto avrebbe voluto Macron, non avrà una esplicita funzione di stabilizzazione per i Paesi col più alto debito, in quanto c’era il timore che, in quel caso, questi ultimi avrebbero potuto approfittarne per rallentare il risanamento. Tuttavia, è stato deciso che nei singoli paesi il tasso di co-finanziamento nazionale possa essere adattato nel caso di crisi economica. Se le riforme non fossero adottate in modo soddisfacente i pagamenti verrebbero sospesi, e cancellati se la situazione dovesse persistere. L’uso del bilancio sarà domandato alla Commissione sotto la supervisione del Parlamento, mentre la Corte dei Conti sarà chiamata a un controllo ex post.

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Un altro motivo per cui l’Italia può ritenersi soddisfatta solo a metà è che, in una discussione marginale (ma non troppo), è stata confermata la volontà dei Paesi dell’Unione, compresi quelli guidati dai sovranisti, di andare avanti con la procedura d’infrazione nei nostri confronti, se il Ministro Tria e il Presidente Conte non dovessero trovare rapidamente una soluzione al problema. Per Mário Centeno, Roma è invitata a prendere le misure necessarie “per rientrare nel rispetto dei parametri europei della procedura di infrazione. In politica si rispettano gli impegni”. Nonostante la determinazione, però, i vari funzionari della Commissione si dicono ottimisti. Lo stesso Centeno ha infatti aggiunto alle sue dichiarazioni: “Il ministro Tria e il premier Conte hanno lavorato duramente per raggiungere gli impegni, quindi dobbiamo affidarci alla loro azione”. È concorde Pierre Moscovici: “La porta è ancora aperta, siamo in modalità di ascolto. Continuiamo con il lavoro preparatorio che può portare alla procedura, pur restando pronti a valutare ogni elemento che l’Italia può portare, ed accogliendo con favore gli impegni e la buona fede”. L’Italia, quindi, è ancora in tempo per evitare un disastro.

Giulio Negri

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