EURISPES – 31° RAPPORTO ITALIA 2019

L’attesissimo Rapporto si è tenuto nella suggestiva cornice dell’Aula Magna della Sapienza

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Per scelta metodologica, il Rapporto si costruisce ogni anno attorno a sei dicotomie, illustrate attraverso altrettanti saggi accompagnati da sessanta schede fenomenologiche. Nel corso della illustrazione dei risultati conseguiti, i relatori hanno spiegato, attraverso una lettura duale della realtà, i temi che l’Istituto ritiene rappresentativi, anche se non esaustivi, della attualità politica, economica e sociale del nostro Paese. Le dicotomie tematiche individuate per il Rapporto Italia 2019 sono state: Pubblico/Privato; Sovranismo/Mondialismo; Lavoro/Tecnologia; Identità/Differenza; Realtà/Rappresentazione; Sicurezza/Insicurezza.

L’EURISPES È UN ENTE PRIVATO CHE OPERA NEL CAMPO DELLA RICERCA POLITICA,

ECONOMICA E SOCIALE. DAL 1982, RACCONTA L’ITALIA CHE VERRÀ.

In 36 anni di attività l’Istituto ha realizzato centinaia di ricerche. Ogni anno, dal 1989, attraverso le pagine Rapporto Italia viene descritto il nostro Paese e i cambiamenti socio-economici e culturali in atto. Sono più di 900mila le pagine di studi, analisi, indagini e riflessioni prodotte; oltre 100 le audizioni politiche e istituzionali; costruito un archivio stampa che copre gli ultimi 36 anni contenente oltre 2 milioni di articoli catalogati per oltre 400 voci tematiche raccolti dalla stampa periodica e quotidiana. Il lavoro dell’Eurispes ha contribuito all’emersione di numerosi fenomeni sociali nascosti o poco noti, realizzando una vera e propria opera di “scouting sociale”. Gli studi realizzati hanno spesso animato il dibattito sociale, politico ed economico, ispirando, in numerose occasioni, l’attività del Legislatore, come nel caso della legge sull’obbligatorietà del casco, la legge sulla pornografia, e quella sull’alcol. La risonanza mediatica dell’Istituto è testimoniata dagli oltre 150.000 articoli, titoli di stampa, radio e Tv nazionali e internazionali pubblicati sulla sua attività. Sono oltre 15.000 i libri che citati i dati prodotti. Uno studio indipendente dell’Università della Pennsylvania (USA) annovera l’Eurispes tra i primi 150 think tank nel mondo per importanza e autorevolezza.

METODOLOGIA E TECNICA DELLA RICERCA

L’indagine è stata realizzata su un campione probabilistico stratificato in base alla distribuzione della popolazione per sesso, classe d’età (18-24 anni; 25-34 anni; 35-44 anni; 45-64 anni; 65 anni ed oltre) ed area geografica (Nord­-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole) risultante dai dati dell’ultimo Censimento Istat. La rilevazione è stata realizzata tramite la somministrazione “face to face” di un questionario semi-strutturato ad alternative fisse predeterminate, composto da domande a risposta chiusa o semichiusa. La modalità delle domande chiuse o ad alternativa fissa predeterminata ha consentito di ottenere, oltre ad un elevato tasso di risposta al questionario, una più efficace standardizzazione ed una maggiore facilità di codifica e di analisi delle risposte fornite dagli intervistati. I questionari compilati e analizzati sono stati complessivamente 1.132 e hanno indagato diverse aree tematiche: la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni, il rapporto con l’Europa, la condizione economica delle famiglie, i consumi, il lavoro, la percezione di sicurezza, lo stalking, le molestie sessuali, il possesso e la cura di animali domestici, gli stili alimentari, il testamento biologico ed il fine vita, il gioco con vincita in denaro, il rapporto con la televisione pubblica. I questionari sono stati somministrati tra dicembre 2018 e gennaio 2019.

L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE - NON SAPPIAMO ASCOLTARE

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Secondo il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara: «Si sta affermando nella società italiana una nuova patologia, la "qualipatia", intesa nella accezione negativa, ovvero l’avversione ed il rifiuto per tutto ciò che richiama la qualità. Una patologia che archivia l’essere e santifica l’apparire, che esalta il contenitore a discapito del contenuto, che premia l’appartenenza e mortifica la competenza». Fara spiega che: «La separazione tra Sistema e Paese, che abbiamo descritto nel Rapporto Italia 2018, non sembra affatto superata e il

Paese resta in attesa di capire che cosa intende fare il Sistema per sanare la frattura. È caduta la cultura della programmazione. Le grandi questioni che attraversano la vita dei Paese sono affrontate con la superficialità e con l’improvvisazione dettate dai tempi della comunicazione. Ogni argomento, anche se di grande rilevanza, viene affidato ad uno spot, uno slogan, un tweet. Il dibattito pubblico risulta immiserito a causa del declino della cultura dell’ascolto, del rispetto dell’altro da sé e dalla mancanza di una idea di comunità e di un senso stesso dello Stato. L’appiattimento del livello dello scambio politico a quello di eloquio da bar e, di più, l’imbarbarimento

producono solo volgarità fine a se stesse». Prosegue il Presidente Fara: «II tratto distintivo dell’Italia di questo 2019 sembra consistere nella difficoltà di affermare la propria identità, di sapere scegliere i percorsi ai quali affidare il proprio cammino, di dimostrare la capacità di decidere e di operare per poter stare ai tempi della complessità e della globalizzazione. Il nostro si potrebbe definire "Paese dei Ni", che non riesce mai ad esprimersi in maniera definitiva con un "No" o con un "SI". Le scelte non sono mai chiare, soggette a cambiamenti o capovolgimenti. Sul piano istituzionale, mai, nella storia recente, si erano potute osservare una tale "capacità di indecisione", una così grande confusione di ruoli e di responsabilità, una così netta separazione tra dichiarazioni, annunci e fatti».

FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI:

L’APPREZZAMENTO AUMENTA. RITORNO DI FIAMMA PER GOVERNO E PARLAMENTO.

Istituzioni: ritorno di fiamma. Aumentano i cittadini che esprimono fiducia, triplicano rispetto al 2017. Giudizi positivi su Mattarella, Governo, Parlamento, Magistratura e Forze dell’ordine. Aumenta il numero dei cittadini che esprimono un aumento di fiducia nei confronti delle Istituzioni rispetto al 2018, triplica rispetto a due anni fa (20,8% contro il 13% del 2018 e il 7,7% del 2017). Parallelamente, diminuiscono gli sfiduciati dal 34,4% al 29,4%. L’apprezzamento nei confronti del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si "impenna" dal 44,5% al 55,1%; in particolare, è raddoppiato il consenso da parte degli elettori del Movimento 5 Stelle (dal 30,1% al 59,4%). Cresce il gradimento nei confronti del Governo di oltre 15 punti rispetto all’anno scorso (36,7%). I consensi nei confronti del Parlamento arrivano al 30,8%, quelli verso la Magistratura raggiungono il 46,5%.

cms_13481/3v.jpgPIENA FIDUCIA DELLE FORZE DELL’ORDINE.

LA RICERCA CONFERMA IL SENTIMENTO

DI STIMA NEI LORO CONFRONTI

  • I Carabinieri raccolgono l’apprezzamento di 7 italiani su 10 (70,5%; nel 2018 era il 69,4%); la Polizia del 71,5% (+4,8% rispetto al 2018);
  • la Guardia di Finanza è pressoché stabile (68,3%; nel 2018 era il 68,5%).
  • Fiducia in crescita per la Polizia Penitenziaria (68,2%, nel 2018 era il 66,3%).
  • Se lo scorso anno l’86,6% dei cittadini esprimeva affidamento nei confronti del Corpo dei Vigili del Fuoco, nel 2019 i fiduciosi sono arrivati all’87,3%.

Sul fronte della Difesa,

  • l’Esercito Italiano conquista due punti in più (dal 70,4% al 72,3%);
  • stesso trend di crescita per l’Aeronautica Militare (dal 72,9% al 74,8%).
  • Pressoché stabile la Marina Militare al 72,7%.
  • la Protezione civile passa dal 76,3% al 79,2%,
  • L’Intelligence raccoglie la fiducia del 67,6% (+ 2,2% rispetto al 2018).

LA FIDUCIA NELLE ALTRE ISTITUZIONI

  • Aumenta la fiducia per le associazioni dei consumatori (dal 51,2% al 53%),
  • idem per le associazioni degli imprenditori (dal 41,1 % al 43,2%),
  • i partiti, registrano il miglior risultato dal 2009 (dal 21,6% del 2018 al 27,2%).
  • La Scuola sale dal 63,2% al 67,4%, l’Università passa dal 69,8% al 73,5%;
  • come il sistema sanitario (dal 61,2% al 62,3%).

IN LIEVE CALO:

la Chiesa cattolica (dal 52,6% al 49,3%)

e i sindacati (40,2% al 37,9%).

C’È LA FIDUCIA, MA PREVALE LO SCETTICISMO SUI TRAGUARDI DA RAGGIUNGERE

Nell’indagine sono state poste alcune domande per capire le aspettative e il giudizio sull’operato dell’attuale Governo. I valori espressi in termini di apprezzamento per il Governo Lega-M5S non sempre concordano con il livello di fiducia nelle azioni future dell’Esecutivo. La capacità di risanare i conti pubblici convince solo il 26% dei cittadini; un terzo degli italiani (33,2%) è convinto che le politiche adottate concorreranno a rilanciare i consumi; poco più di 3 su 10 (31,5%) credono che si riuscirà a combattere la disoccupazione; il 30,8% pensa che il Governo riuscirà a dare prospettive ai giovani; il 32,9% che aumenterà la tutela dei diritti; il 29,9% è certo che questo Governo sia garanzia di unità e coesione del Paese; la capacità di tenere alta l’immagine dell’Italia nel contesto internazionale convince il 31,4% degli italiani. Solo il 28,6% è fiducioso del fatto che verranno elaborate politiche a sostegno della famiglia tali da aumentare il tasso di natalità; ancora più bassa la percentuale di chi ritiene che verrà abbassata la pressione fiscale (27,2%). II giudizio degli italiani risulta d’altra parte più ottimista su alcuni particolari temi proposti: nel 53,3% dei casi si dicono fiduciosi sulla possibilità che il Governo sappia gestire le problematiche legate alla crisi immigrazione e nel 51% dei casi che saprà tutelare il Paese dalle minacce dei terrorismo internazionale. Il sostegno del Made in Italy nel mondo sarà un fiore all’occhiello dell’Esecutivo secondo il 48,1% delle indicazioni. Le voci relative alla futura capacità di contrasto alla criminalità organizzata e quello alla microcriminalità raccolgono entrambe l’opinione positiva del 43% circa degli italiani.

DEBITO PUBBLICO, IMMIGRAZIONE, REDDITO DI CITTADINANZA E FIAT TAX

Rispetto ad azioni già intraprese dal Governo, la scelta di aumentare il debito pubblico per finanziare maggiori spese ha diviso il campione a metà: il 51,9% contrario, il 48,1% favorevole. Il 69% è favorevole al rimpatrio di tutti gli immigrati irregolari; parallelamente, il 68,9% è d’accordo sulla necessità di contenere l’immigrazione. Il 63,4% è d’accordo sulla riforma della legge Fornero; solo il 44,6% concorda sull’istituzione del reddito di cittadinanza e meno della metà (47,2%) sull’introduzione della fiat tax. Solo 1 italiano su 10 crede che lo Stato debba vendere le proprie infrastrutture; quasi 6 su 10 sono convinti, invece, che debba possederle anche se in modi differenti (59,6%): per il 28% le infrastrutture devono essere gestite in maniera diretta dallo Stato.

CONCLUSIONE: UN’IDEA E UN APPELLO

In conclusione, vorremmo farci portatori di una proposta e un appello che, a nostro giudizio, possono aiutare un Paese che merita di ritornare su una strada di reale sviluppo, e ad un clima di maggiore serenità.

L’idea dell’Eurispes è quella di mettere insieme, intorno ad un tavolo, l’imprenditoria pubblica e quella privata, con il compito di elaborare un progetto strategico che metta, una dietro l’altra, le vere priorità del Paese. Le eccellenze certo non mancano, e l’Eurispes ha avuto e ha una consuetudine a incontrarle, anche attraverso il lavoro dei diversi Osservatori costituiti negli ultimi anni. Mettere insieme priorità e possibilità, opportunità e capacità, significa offrire un quadro di riferimento realistico e al contempo ambizioso. Non si tratta di scavalcare la politica, ma di assisterla, con un impostazione bipartisan che superi il conflitto politico quotidiano. Dopo l’idea, passiamo all’appello. Quando si parla dei problemi del globo - dal clima alla prospettica penuria di risorse - si ricorda che dobbiamo amare e preservare la Terra, perché è l’unica che abbiamo. Lo stesso andrebbe detto per il nostro Paese: è l’unico che abbiamo, anche se vorremmo vederlo sempre più efficacemente tutelato e protetto dalle sue fragilità. Dobbiamo, dunque, amarlo e proteggerlo, e non considerarlo il palcoscenico di contrasti e di reciproche aggressività con le quali, secondo l’adagio, “mors tua vita mea”, stiamo sempre più caratterizzando i nostri giorni. L’appello, dunque, è alla politica, ma anche alle forze intellettuali fin troppo scettiche e disimpegnate. Amare il Paese significa considerarlo non un territorio proprio, ma la casa di tutti. Significa tifare, ma non come una curva da stadio, per i suoi successi, e collaborare per ottenerli, anche nella sacrosanta divisione dei ruoli delle aree culturali e politiche. Sbaglia quasi sempre, un Governo che si ritiene "il primo" di una nuova èra. Ciò può essere valido solo per alcune reali svolte: il gabinetto Cavour, insediatosi il 23 marzo 1861, il primo del neonato Regno d’Italia, e il Governo De Gasperi del 13 luglio 1946, il primo dell’Italia Repubblicana.

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Nessuno, tra i governi passati e quelli attuali, è stato l’ultimo o il primo. I governi passano, il Paese resta, e la politica dovrebbe avere il compito di manutenerlo oltre l’orizzonte della successiva elezione. Non si può ottenere rispetto per sé, se non si mostra rispetto per gli altri. Gli anni del Secondo Dopoguerra, pur burrascosi e assai duri, questa lezione ce l’hanno data. Sarebbe utile ripassarla per bene. Ogni anno, attraverso il Rapporto Italia, misuriamo il grado di fiducia dei cittadini nei confronti delle Istituzioni. Quest’anno il Rapporto segnala una non scontata, consistente ripresa di tale fiducia. A goderne sono tutte le istituzioni, dal Presidente della Repubblica al Governo, al Parlamento, alla Magistratura, alle Forze dell’ordine e alle Forze Armate. Un segnale positivo ed estremamente interessante. Un vero e proprio piccolo patrimonio da coltivare che consegniamo alla cura di quanti - e sono numerosi - hanno ancora a cuore le sorti del Paese.

Giancarlo Giulio Martini

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