ERDOĞAN CHIAMA, ISTANBUL RISPONDE BOCCIANDO L’AKP

Imamoglu (CHP) vince le elezioni-bis, battuto Yildirim (AKP) fedelissimo del Presidente

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È arrivata la resa dei conti per i cittadini di Istanbul. Era il 1994 quando la Sublime Porta vide nascere la carriera politica di Recep Tayyip Erdoğan, divenuto primo cittadino della sua città natale, città nella quale ha anche lavorato come ambulante smerciando le tradizionali simit, ciambelle di pane al sesamo. Venticinque anni dopo, Erdoğan chiama e Istanbul risponde. Ha già risposto, in realtà, lo scorso 31 marzo: prima vera sconfitta elettorale in 17 anni per il Sultano, il cui partito ha perso in un colpo la capitale Ankara e molte altre città nel paese. Un colpo durissimo al cuore dell’islam politico e vero bacino elettorale dell’Akp, fatto di attivismo radicato sul territorio, welfare acchiappa-voti e distribuzione di lucrativi appalti. In serata, il candidato Binali Yildirim per Istanbul, parvenue del Presidente fin dagli esordi (ministro dei Trasporti dal 2002, nominato premier nel maggio 2016 a seguito delle dimissioni di Ahmet Davatoğlu), a soli 4mila voti dal sorpasso e con il 98% delle schede scrutinate spiazza tutti e dichiara la propria vittoria mentre ancora si sta contando. Con lo scorrere delle ore, però, la realtà appare ben diversa. Lo Ysk, autorità che regola le attività elettorali, oscura il proprio sito Internet. L’agenzia stampa nazionale Anadolu cessa di divulgare dati in tempo reale. Per dieci ore tutto resta immobile, nessuno vuole assumersi la responsabilità di certificare la disfatta del partito di governo. L’opposizione reagisce immediatamente, memore del 2015, quando l’Akp strappò la vittoria ad Ankara con il candidato Melih Gokçek, dichiarato vittorioso dopo una notte di interventi governativi nel processo di conteggio dei voti. Il candidato Chp di Istanbul, Ekrem Imamoglu, si appella al senso dello Stato: “Sappiamo che ho vinto, i dati raccolti confermano un margine di circa 25mila voti di vantaggio, ma non sono io a dover dare quest’annuncio”.

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Chiede che le istituzioni si assumano le proprie responsabilità con i cittadini ed è questa sua insistenza a impedire una vittoria Akp certificata dai media. Soltanto la mattina del lunedì Ysk e Anadolu riprendono lo scrutinio e annunciano il sorpasso a Istanbul dell’opposizione: +24.408 voti a favore dei repubblicani. L’Akp presenta diversi ricorsi denunciando “massicce irregolarità” e la Commissione elettorale suprema il 6 maggio annulla il risultato con una decisione non appellabile. Si prepara la tornata per il 22 giugno, ma Erdoğan cambia strategia: onnipresente per sostenere il suo candidato nella prima campagna, questa volta sceglie con parsimonia le sue comparse in pubblico, per evitare di trasformare il voto di Istanbul in un referendum sulla sua persona; passa dal parlare di “sopravvivenza per la nazione” al rassicurare che, alla fine, “si elegge solo un sindaco”. Molto più prosaicamente si tratta invece di una città strategica, ponte naturale tra i due continenti, che conta 16 milioni di abitanti e rappresenta il fulcro economico del Paese.

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Stavolta, con il 55,8% delle preferenze, l’ex premier non può far altro che riconoscere subito la vittoria dello sfidante. “Mi congratulo con lui, augurandogli successo. Le elezioni significano democrazia e queste hanno ricordato ancora una volta che la democrazia funziona perfettamente in Turchia”. Imamoglu, dal canto suo, è riuscito a rappresentare concretamente un’alternativa a Erdoğan, riuscendo a coalizzare attorno a sé l’opposizione intera. A partire dall’Hdp di Demirtas: dal carcere, il leader dissidente dei curdi ha contribuito (e non poco) alla vittoria del partito di Atatürk. “Oggi abbiamo chiuso una pagina e ne abbiamo aperta una nuova. - assicura il nuovo primo cittadino – Non escluderò nessuno”. Istanbul chiama, Imamoglu risponde. Sarà lui lo sfidante del Sultano in vista delle presidenziali del 2023?

Lorenzo Pisicoli

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