ELEZIONI EUROPEE, I CANDIDATI ALLA PRESIDENZA

Tra i volti noti, Guy Verhofstadt che ha annunciato lo scioglimento dell’ALDE

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Dopo il 26 maggio, data delle elezioni europee, si chiuderà l’era Juncker. Il risultato delle urne, infatti, oltre a disegnare il nuovo parlamento di Strasburgo, decreterà anche il nome del prossimo presidente della Commissione europea. Volti e nomi rimasti estranei al dibattito italiano, ma che pure conteranno molto nel delineare l’Europa dei prossimi anni. Una campagna elettorale molto diversa da quella di cinque anni fa quando la sfida aveva i volti di Jean Claude Juncker e Martin Schultz.

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A sfidarsi per guidare l’Europa sono Manfred Weber per i Popolari, Frans Timmermans per i Socialisti, Guy Verhofstadt per lo schieramento liberale e Ska Keller a rappresentare i Verdi europei. Tra i nomi noti, a noi italiani, vi è quello di Guy Verhosftadt, famoso dagli anni del “capò di Berlusconi”, fino allo scontro più recente con il premier Giuseppe Conte. E’ lui, Verhofstadt, il vero ago della bilancia delle prossime elezioni europee, dopo che a Fiesole, durante un confronto tra i candidati alla presidenza della Commissione Europea, ha annunciato che l’ALDE, il gruppo politico liberale al Parlamento Europeo, si dissolverà ed entrerà a far parte di una coalizione più grande assieme agli eletti del partito del presidente francese Emmanuel Macron. " Creeremo un nuovo gruppo, un gruppo globale, un gruppo centrista e pro-europeo insieme con Emmanuel Macron - ha detto Verhosftadt – e insieme a +Europa vogliamo iniziare un nuovo movimento al centro del Parlamento Europeo. Vogliamo farlo con Macron, con Sandro Gozi,che è un italiano candidato in Francia. Un gruppo europeista con tutti i liberali, i progressisti, i centristi e i democratici. Penso che possa essere una cosa importante perché da quando è nato il Parlamento Europeo, nel 1979, la maggioranza l’hanno sempre avuta due grandi partiti, i conservatori e i socialisti. E per la prima volta questo si deve cambiare, è necessario fare un accordo con noi per un programma di riforme in Europa. C’è un problema nell’Unione Europea ed è che l’Europa è ancora una confederazione di Stati membri, invece che essere una vera unione”.

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Finisce così, dopo 15 anni all’interno della plenaria di Strasburgo, la storia del gruppo liberale che, con l’entrata di En Marche, si ricostituirà come terza forza del Parlamento dopo il Partito Popolare (Ppe) e i Socialisti (S&D). La trattativa andata a buon fine con Macron permetterebbe alle forze europeiste di formare una coalizione a tre, proprio con Ppe e Socialisti, per raggiungere una comoda maggioranza in aula, visto che nel corso dell’ultima legislatura i Liberali hanno spesso appoggiato le politiche promosse dalle due forze di maggioranza. Se i numeri venissero confermati, un’alleanza di questo tipo riuscirebbe a stare in piedi nel corso della prossima legislatura, evitando larghe intese con gruppi meno dialoganti, come i Verdi sulle tematiche economiche e ambientali, o, timore delle forze europeiste, un’apertura alle forze nazionaliste dell’ala conservatrice del Ppe, con Viktor Orbán a fare da ponte.

Il gruppo politico dell’ALDE esiste dal 2004, e, ad oggi, conta 68 europarlamentari su 751. Nelle ultime legislature del Parlamento ha spesso collaborato alla maggioranza formata da popolari e socialisti. Da mesi però stava trattando con il partito di Macron per formare un nuovo gruppo liberale, che secondo gli ultimi sondaggi alle elezioni europee di fine maggio dovrebbe ottenere circa un centinaio di seggi.

Mary Divella

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