EDUCHIAMOCI AL RISPETTO

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In questo mondo sono tante le persone che identificano la qualità della forza con la capacità di schiacciare gli altri. L’arroganza diventa il centro dell’egocentrismo lasciando dietro di sé una scia di dolore perché, diciamolo, schiacciare l’individualità di qualcuno comporta una grande sofferenza. C’è chi parla di narcisismo, chi di manipolazione emotiva, io preferisco definirla perfidia. Inutile edulcorare in maniera psicologica un modus operandi schiavo della mancanza di empatia e dell’egoismo imperante, quasi a doverlo giustificare. Ed è proprio questo il punto: al di là dell’errore involontario, non esiste giustificazione per un comportamento che mortifica qualcun altro. L’ora di educazione civica tanto richiesta dai più lasciamola agli altri, noi semplicemente educhiamoci al rispetto. A partire dalle piccole situazioni, come quelle presenti sui social, dove ultimamente va di moda offendere e sbraitare con volgarità. La voglia di dialogo perde sotto i colpi di una brutale impertinenza di poter dire tutto con aria di superiorità. Sbagliamo tutti, ma quando lo fa il vicino, il politico, l’amico, anziché affrontare la questione in termini logici cominciano le offese da bar.

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Che poi, a sentir gli italiani, pare che il Paese vada a rotoli per colpa di un non ben indentificato nemico che siede su qualche poltrona. Difficile spiegare che qualsiasi Stato è composto da una pluralità di cittadini e che, in fin dei conti, sono loro a fare la differenza. Nonostante ciò, vige la credenza che il capro espiatorio sia da rintracciare nei piani alti. Certo, i soldi fanno la differenza ma è la massa che investe denaro in beni primari e secondari, che ha il potere di indirizzare l’economia - comprese l’istruzione e la cultura - a proprio piacimento. Così funziona anche negli altri settori della vita, collegati tra di loro con paziente razionalità. Pensare di cambiare l’Italia a suon di insulti è sbagliato perché fa sì che l’ignoranza possa sguazzare felicemente e sradicare la società dal profondo, dividendola in caste.

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Siamo ancora in tempo per fare dei passi avanti e utilizzare la cultura per cambiare radicalmente il Paese. Se il cambiamento parte da noi, sappiamo già cosa fare, iniziando dalla buona educazione. Quando la situazione precipita e l’ingiustizia ci mangia, essendo nel giusto e con gli strumenti della legalità, possiamo reclamare i nostri diritti. Prima però bisogna conoscere il mondo, la storia, l’economia, la grammatica… Insomma, la cultura aiuta a capire come gestire al meglio un condizione e ad evitare di mettersi nei guai. Dicono che la scuola sia un ascensore sociale, per me lo è il sapere coniugato ad un sapiente desiderio di crescere in quanto persone all’interno di una società.

Alessia Gerletti

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