Draghi usa il “bazooka” del Quantitative Easing?

Dare liquidità al sistema economico europeo

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Fin dai suoi albori, all’indomani della seconda guerra mondiale, lo slancio europeista costantemente ha mescolato anelito politico (la pace tra i popoli europei da secoli impegnati in scontri e guerre fratricide) e mero calcolo economico (creazione di un gigantesco mercato continentale di libero scambio senza alcuna barriera protezionista nazionale).

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Il Trattato di Roma del 25 marzo 1957 è il primo grande traguardo raggiunto dall’ideale pan europeista. L’apertura di un mercato comune senza alcun dazio doganale interno. Viene definita una politica comune e integrata (ancora oggi l’unica forma di politica “federale”) di sussidio all’agricoltura (la PAC- Politica Agricola Comune). È in questo primo grande successo, che l’elite economica e finanziaria continentale intravede l’ideale della moneta unica europea. Un simbolo cosi potente, da dare l’impressione ai popoli europei di essere parte integrante di un Super Stato Federale Europeo.

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È cosi che tra gli anni ottanta e novanta i singoli stati del vecchio continente sanciscono il divorzio tra Tesoro e Banche Nazionali. Rinunciano a stampare moneta e formano il Sistema di Banche Centrali Europee dando vita a Francoforte alla Banca Centrale Europea.L’unione monetaria impedisce di fatto la svalutazione della moneta nazionale che oltre ad essere una valvola di sfogo per il sistema economico di un Paese in casi di shock strutturali, concede la possibilità ai produttori nazionali di essere più competitivi sul mercato globale. Sottratta l’arma della politica valutaria ad una nazione in grave recessione economica, l’unica possibilità che rimane per rilanciare la sua competitività produttiva nel lungo periodo è quella di attuare una drastica riduzione del salario ai lavoratori o favorire la delocalizzazione delle fabbriche in altre nazioni provocando di conseguenza anche un enorme massa migratoria di lavoratori che hanno perso il proprio impiego verso altre nazioni in espansione economica. Questo è quello che è successo sostanzialmente negli ultimi anni nell’Eurozona, ove il sistema industriale del Mezzogiorno d’Europa si è lentamente disintegrato avviandosi verso un graduale processo di deindustrializzazione.

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È per questo che il neo Presidente della Commissione Europea, il lussemburghese Jean Claude Junker, ha disegnato un programma da 300 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati per rilanciare la crescita della zona euro. “Serve la crescita,- ha detto Junker- non finanziata da debiti che sono solo un fuoco di paglia. Abbiamo bisogno di investimenti, di un pacchetto di investimenti e un programma con un obiettivo: mettere le persone al centro della società. Al nostro interno sorge un 29mo stato, quello dei senza lavoro. Vorrei che questo diventasse un ’normale’ Stato membro. Entro il febbraio 2015 vorrei che fosse pronto questo programma. E che nei prossimi 3 anni siano dedicati 300 miliardi di euro per questo programma. Da finanziare con i fondi strutturali a disposizione e misure mirate. Investimenti coordinati nella banda larga, reti energetiche, infrastrutture e trasporti. Investimenti nel settore industriale, ricerca e sviluppo. Ed energie rinnovabili, che sono la premessa per l’Europa del domani, un luogo che sappia svilupparsi in modo sostenibile anche in riferimento agli altri attori globali."

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È su questa base programmatica che Mario Draghi super governatore della Banca Centrale Europea ha deciso di usare il “bazooka” del Quantitative Easing. Cosa è il QE? È l’acquisto di ingenti masse di titoli di Stato da parte della BCE, per aumentare la base monetaria con la stampa di nuovo denaro da immettere nel circuito economico per ridare slancio e vigore al sistema. È quello che ha fatto la Federal Reserve americana all’indomani della crisi finanziaria dei mutui sub prime del 2008. Seguiti poi a ruota dalla Banca centrale della Gran Bretagna e da quella Giapponese. Dunque la BCE sarebbe pronta ad usare “anche strumenti non convenzionali per salvaguardare le aspettative di inflazione nel medio-lungo termine)”. Lo spauracchio da evitare è la spirale della deflazione che sta minacciando le economie europee. Deflazione e recessione sono fantasmi che aleggiano negli incubi dei popoli europei. La sterzata dell’Eurotower di Francoforte viene probabilmente dalle ultime rilevazioni riguardanti il PIL tedesco. La Germania (la locomotiva d’Europa) si è inceppata. Il capitalismo teutonico non cresce più e la fiducia delle imprese è ai minimi storici. Pesano soprattutto le sanzioni verso Putin, date le grandi quantità di commesse che Berlino instaura con Mosca e l’intera Europa dell’Est. Draghi ha armato il cannone. Adesso si aspetta il via libera dai falchi della Bundesbank.

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