Di Maio: "Esecutivo deve andare avanti"

M5S, Trizzino: "Serve congresso, basta accentramento poteri" - Fi, Toti: "Carfagna delusa e a disagio nel suo partito ma non strappa" - Campania, Berlusconi cerca ’l’anti-De Luca’ - Cristiano e popolare il nuovo partito

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Di Maio: "Esecutivo deve andare avanti"

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"Questo governo deve andare avanti non solo per la salute del Paese, ma anche per il bene del movimento che deve realizzare un programma elettorale ambizioso". Nelle quattro ore a porte chiuse, al Senato, per un incontro "in un clima molto sereno", Luigi Di Maio ha fatto il punto con i suoi a Palazzo Madama. Lasciando il Senato, il capo politico del M5S non ha rilasciato alcuna dichiarazione, ma a quanto trapela il colloquio ha toccato tanti punti. Tema caldo del momento la gestione delle prossime sfide elettorali, nelle regioni impegnate al voto, a partire dall’Emilia-Romagna e dalla Calabria, dopo la sconfitta umbra.

Su questo, la strategia di Di Maio, sembra ormai quella di terminare l’esperimento di alleanza locale con i partner di governo del Pd. Ma se questo pare certo per la tornata in Emilia Romagna "si va da soli", per il versante calabrese si valuteranno le "opzioni civiche" nella regione del sud.

Focus anche sul tema della riorganizzazione del movimento, con un riferimento ai facilitatori che dovranno dare nuovo impulso. Assemblea, a quanto si apprende, concorde nella necessità di rivedersi e di evitare passi legati alla emotività del momento, leggi: dopo la delusione elettorale in Umbria.

Tra i senatori, che hanno scambiato le loro impressioni dopo l’incontro con il leader, in tanti hanno sottolineato, la necessità di guardare avanti, evitando nuove ’avventure’ elettorali, come quelle di domenica scorsa.

M5S, Trizzino: "Serve congresso, basta accentramento poteri"

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(Antonio Atte) - La convocazione del Congresso. Giorgio Trizzino, in una lettera aperta anticipata all’Adnkronos, rompe un tabu per i 5 stelle. Il deputato del M5S, pur senza ’sfiduciare’ Luigi Di Maio, auspica che i poteri non siano più accentrati come successo finora, ma prevalga "una visione collegiale’’. "Ormai da tempo - si legge nella lettera di Trizzino - circolano all’interno del Movimento più voci che si chiedono quali vie occorra seguire per consolidarne i valori fondanti e adattarli alle nuove esigenze imposte dalle contingenze politiche".

"Anch’io ho partecipato a tale esercizio di democrazia interna e ancor di più intendo proseguire lungo questa linea all’indomani di un deludente, ma non imprevisto, risultato elettorale umbro. Purtroppo è accaduto talvolta che la rappresentazione mediatica del dibattito si sia ridotta ad una specie di dichiarazione di sfiducia nei confronti della persona che è alla guida del Movimento. Va chiarito - sottolinea - che non è mai stata questa la mia intenzione, e che, al contrario, ritengo opportuno che vada modificato, in forma non traumatica, né attraverso indebite epurazioni, l’assetto organizzativo del Movimento attraverso una discussione aperta tra tutti gli aderenti. Il fine è quello di realizzare un collegamento più stabile ed efficiente tra elettori ed eletti, restituendo ai primi la parola circa gli orizzonti programmatici del Movimento".

"Per questo -incalza Trizzino- mi pare si debba insistere sulla convocazione di un’assise congressuale che integri la piattaforma Rousseau nella sua funzione consultiva e decisionale ma che si proponga di esprimere un indirizzo chiaro e non conflittuale relativamente al modello di governo interno a partire da proposte di innovazioni, se non riedizioni, statutarie. E questo non per ribaltare le odierne posizioni di vertice ma per suggerire un metodo pluralistico di partecipazione alla vita ed alle scelte del Movimento".

"Si tratta -sottolinea ancora Trizzino- di scelte delicatissime, che riguardano il tema delle alleanze, del rispetto del pluralismo interno, dell’incoraggiamento di politiche a sostegno del lavoro soprattutto giovanile, della determinazione degli indirizzi da seguire nei vari territori, della individuazione della classe dirigente e dei criteri di scelta degli aspiranti a cariche istituzionali, elettive e non, in modo da rispecchiare meriti e valori. Dovrebbe trattarsi, insomma, della verifica degli aggiornamenti utili a non rendere obsoleto un progetto politico inizialmente nato in forma spontanea e successivamente evoluto, grazie al successo della formula, in forza di governo".

Ripeto, questo non significa, né implica, rimozioni o destituzioni di persone che hanno decisivamente contribuito alla realizzazione di un progetto che a molti commentatori appariva velleitario e si è, al contrario, rivelato, grazie all’abnegazione dei fondatori e dell’attuale vertice, esperimento virtuoso e proficuo. L’attuale disegno statutario tende, non per deplorevole calcolo ma per necessità iniziale, a disegnare un sistema di accentramento di compiti nella figura di chi guida il Movimento. Probabilmente - ammette l’esponente 5 stelle - non si poteva far diversamente quando il Movimento muoveva i primi passi che presto si sono trasformati in autentici, fruttuosi salti".

"Oggi lo scenario è mutato ed impone che, per non disperdere entusiasmo e partecipazione corale, prevalga una visione collegiale delle cose, senza rinnegare quanto di fondamentale è stato possibile fare grazie a persone di spicco che meritatamente hanno ottenuto riconoscimenti e consensi. Con loro, ed in spirito solidaristico, senza rinunciare, ove occorra, a contributi critici per il bene del Movimento, la strada va proseguita collegialmente ed armoniosamente. Da queste considerazioni ed in questo spirito costruttivo, e non certo per non commendevoli mire individuali o vendicative, nasce l’idea, che condivido e vorrei tradurre presto in proposta politica con altri Amici, di concorrere ad una meditata e condivisa rifondazione del Movimento. A quest’opera vorrei offrire entrambe le mie mani, sperando che in molti si uniscano per il bene comune", conclude Trizzino.

Fi, Toti: "Carfagna delusa e a disagio nel suo partito ma non strappa"

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’’Ascolto e vedo tutti. Sono venuto qui da Mara,era dai tempi del ’doppio coordinatore’ che non ci vedevamo... Ho sentito e letto di un certo malumore. Carfagna, da una parte, è un po’ delusa, dall’altra non si sente a suo agio dove sta, ma non mi sembra che voglia strappare. Non mi ha detto che vuole strappare’’. Lo ha detto Giovanni Toti, leader di ’cambiamo’, dopo un colloquio a Montecitorio con l’azzurra Mara Carfagna.

Campania, Berlusconi cerca ’l’anti-De Luca’

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All’ombra del Vesuvio ribolle Forza Italia in vista delle regionali in Campania. Ancora non c’è una data del voto, ma sono già iniziate le grandi manovre per trovare il candidato governatore del centrodestra che, secondo lo ’schema di ripartizione delle regioni’ deciso dai leader Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, spetterebbe a Forza Italia. Il Cav è alla ricerca dell’anti-De Luca, di un nome capace di dare filo da torcere all’attuale presidente piddino della Regione, Vincenzo De Luca, e non è escluso che alla fine sponsorizzi una figura civica, espressione di ’Altra Italia’, come l’imprenditore Paolo Scudieri, presidente del gruppo manufatturiero ’Adler Pelzer’ e attuale presidente dell’Anfia, l’Associazione nazionale della filiera automobilistica.

A quanto apprende l’Adnkronos, resterebbe fuori dai giochi Mara Carfagna: la vicepresidente della Camera, infatti, non sarebbe intenzionata a correre per la conquista di palazzo Santa Lucia. Con l’ex ministro ferma questo giro, in campo, riferiscono fonti parlamentari azzurre, ci sarebbero altri due big campani, i deputati forzisti Paolo Russo, responsabile per il Sud del partito, e Cosimo Sibilia, vicepresidente vicario della Figc e presidente Lega nazionale dilettanti.

Pronti a sfidare De Luca in quota Fi, raccontano, ci sarebbero anche altri due nomi di peso: Antonio Martusciello, fondatore della Forza Italia campana nel ’94, oggi commissario Agcom in scadenza di mandato; e l’ex governatore, Stefano Caldoro. Quanto agli alleati, mentre la Lega si sfilerebbe dalla competizione, Fdi ci avrebbe fatto più di un pensierino: forte del 10,4% in Umbria, Giorgia Meloni punterebbe a schierare per la presidenza della Regione il questore della Camera, Edmondo Cirielli.

Cristiano e popolare il nuovo partito di centro

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(Roberta Lanzara) - La costruzione di una organizzazione politica che rappresenti le istanze di credenti e non credenti che si riferiscono alla Costituzione e alla Dottrina sociale della Chiesa è al traguardo. Intorno ad un Manifesto anticipato all’Adnkronos gruppi e associazioni di tutta l’Italia hanno deciso di raccogliersi per trasformare attraverso l’azione di un nuovo partito la politica italiana e le istituzioni, avviando politiche più solidali e più partecipate.
Tra i promotori Politica Insieme, di cui fanno parte Stefano Zamagni e Giancarlo Infante; Rete Bianca, di cui è portavoce Dante Monda; Costruire Insieme di cui fa parte il senatore Tarolli. I promotori ribadiscono all’Adnkronos che non si tratta di un partito ‘cattolico’ perché aperto invece a tutti coloro che si rendono conto della necessità di avviare una trasformazione del Paese.

Seguono i punti salienti del Manifesto "Per la costruzione di un soggetto politico ‘nuovo’ d’ispirazione cristiana e popolare”. Il preambolo: “Quello che segue è un Manifesto, e non (ancora) un Programma Politico. Esso mira a definire l’orizzonte entro il quale il nuovo soggetto politico intende muoversi per giungere ad articolare le ’policies e per chiarire il suo modo di agire".
Prima parte: La nostra è una stagione straordinaria: "Le condizioni dell’Italia richiedono interventi straordinari, nei metodi e nei contenuti. Le gravi difficoltà sociali, economiche e morali del nostro Paese, analoghe a quelle dei paesi del mondo occidentale, confermano quanto l’opzione riformista sia inadeguata, giacché il nostro tempo è connotato da fenomeni di portata epocale quali quelli della nuova globalizzazione, della quarta rivoluzione industriale, dell’aumento sistemico delle diseguaglianze sociali, degli straordinari flussi migratori, delle questioni ambientali e climatiche, della caduta di valori etici, nelle sfere sia del privato sia del pubblico. Le passioni ideali della solidarietà e della tensione civica sono sostituite da egoismi sociali e dall’individualismo libertario. Non basta allora ’ri-formare’, occorre piuttosto ’tras-formare’”.

Il ruolo della politica: "La Politica deve tornare a svolgere un ruolo fondamentale per la rigenerazione della vita pubblica, avanzando un nuovo modello di sviluppo inclusivo e solidale che, anche in riferimento alle prospettive indicate dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite con i suoi 17 obiettivi di sviluppo, sia in grado di sconfiggere le povertà e risolvere la complessa equazione che tiene insieme impresa, produzione, lavoro, consumi".

Il lavoro: "Il lavoro per tutti, da considerare quale primo obiettivo politico; il sistema produttivo da rilanciare, anzitutto nel Mezzogiorno; le Istituzioni, lo Stato e i partiti da riformare; la famiglia e la generazione e l’educazione dei figli da sostenere; il sistema formativo e la Scuola da rianimare, all’interno di una più generale risposta alla grave condizione giovanile; lo sviluppo equilibrato e sostenibile e la lotta al degrado ambientale sollevano condivise attese, ma al tempo stesso, costituiscono motivi di un intervento pubblico generoso".

Il riconoscimento della persona: "Questi obiettivi trovano fondamento nel riconoscimento della Persona, della sua dignità in tutti gli stadi della vita, dal momento del concepimento fino alla sua conclusione naturale, e della famiglia che resta il primo insostituibile nucleo umano e sociale".

Le relazioni internazionali: "Le relazioni internazionali, soprattutto quelle dell’Europa e del Mediterraneo, cambiano e portano nuove trepidazioni per il mantenimento della Pace, messa a repentaglio dall’indebolimento degli organismi sovranazionali e dall’inaccettabile corsa agli armamenti”.

Il sistema politico istituzionale: "Di fronte a tutti questi problemi, fortemente debilitato appare l’insieme del sistema politico ed istituzionale. Inevitabili le conseguenze sul funzionamento della cosa pubblica, centrale e locale, a partire dalla Giustizia e dall’apparato burocratico. Crescente è l’ insoddisfazione da parte dei cittadini sempre più estraniati e distanti, persino dalle urne. Si deve rispondere a queste insoddisfazioni e ridare speranza alla nostra gente. Il centralismo statalista non nuoce solo alla società civile, ma anche al principio dell’autogoverno responsabile dei territori”.

Una nuova forza popolare: "Riteniamo che oggi vi siano le condizioni per dare vita ad una nuova forza popolare aperta a credenti e a non credenti attorno ad un progetto politico di rinascita del Paese e dell’Europa. Tale progetto dovrà emergere ed essere precisato tramite il confronto democratico ed il dialogo tra tutte le persone e le forze che si ispirano ai medesimi principi qui sotto enunciati, superando le divisioni ed i personalismi del passato".

Seconda Parte - Necessità di ripartire da un "pensiero forte": “Ha scritto Montesquieu: ’La corruzione dei governi comincia sempre dalla corruzione dei princìpi’. I princìpi sono indispensabili perché indicano la direzione verso cui andare per realizzare il ’bene comune’, inteso come il bene di tutti gli uomini e di tutto l’uomo. Il nuovo soggetto politico contribuirà alla riscoperta di un ’pensiero forte’ nel riferimento ai principi della Costituzione, del Pensiero sociale della Chiesa e delle varie dichiarazioni sui Diritti dell’uomo”.

L’Origine dei problemi: “Molti dei problemi italiani sono dovuti a un sistema bipolare che ha provocato divisioni e divaricazioni nella società, senza assicurare la governabilità, e ha reso più difficile il rapporto degli eletti con i loro elettori e con i territori di riferimento”.

Il sistema elettorale: “C’è dunque da definire un sistema elettorale sostanzialmente proporzionale – con le dovute soglie – capace di ridare viva voce e piena rappresentatività a tutti i settori vitali della società, valorizzando il ruolo del Parlamento e degli organi elettivi ad ogni livello, nel quadro di una forte affermazione della democrazia rappresentativa e partecipata”. L’ispirazione: “Ci ispiriamo al modello di democrazia liberale basato su partecipazione, rappresentatività, equilibrio, volontà di inclusione, realismo, ragionevolezza e concretezza”.

Terza Parte - Gli interventi necessari: Come contribuire al rilancio del sistema Paese. Contrasto a populismo e sovranismo: “Contrastare quelle forme della politica (populista o sovranista) che umiliano i corpi intermedi della società, privati della capacità di proposta e di indirizzo. Ciò implica il passaggio verso un modello di ordine sociale fondato su Stato, Mercato, Comunità, in cui i corpi intermedi siano valorizzati per le loro proprie specificità”.

Recupero energie vitali società civile: “Favorire il recupero delle energie vitali della società civile, molte delle quali sono promosse e consolidate dall’esperienza cristiana. Somma di intelligenze, di organismi, di capacità e di punti di vista, devono essere coinvolte il più possibile nei processi di partecipazione da cui scaturiscono idee, progetti e risultati migliori. Deve essere valorizzata e sostenuta quella rete fatta di partecipazione generosa, spontanea e benefica che, parte del più generale volontariato civile, si occupa delle disuguaglianze, dell’aiuto agli ultimi, ma anche della dimensione spirituale e culturale per rispondere alla necessità di curare le relazioni di chi è solo e abbandonato, molto spesso nell’assoluto disinteresse o in sostituzione del pubblico intervento”.

Ripensamento ruolo e organizzazione Stato: “Ciò significa anche ripensare il ruolo e l’organizzazione dello Stato, in particolare per quanto riguarda la piena attuazione del Titolo V della Costituzione sul sistema delle Autonomie locali e un riconoscimento delle funzioni proprie del Comune, della Provincia o Città Metropolitana e della Regione”.

Ripensare la pubblica amministrazione: “La presenza dello Stato deve tornare ad essere finalmente orientata verso una funzione di garanzia e di servizio per il cittadino, le famiglie e le organizzazioni intermedie. E’ necessario, così, partire per prima cosa dal ripensare la Pubblica amministrazione mettendola al servizio delle persone e della Legge, e non il contrario, e correggere tutte le distorsioni che impediscono al cittadino di uscire da una posizione di subalternità”.

La famiglia: “Da considerarsi come una risorsa oltre che un bene in sé da tutelare – deve vedere riconosciuta la propria essenza e funzione, perché in essa prende forma la vita umana. In essa si articolano le più dirette relazioni interpersonali, si crescono e si formano i figli che un uomo e una donna decidono liberamente di concepire come atto di amore e di fiducia verso il loro futuro e quello dell’intera società. La famiglia è spesso l’ambito in cui si vive anche la conclusione della propria vita e ad essa ci si affida perché possa essere la più naturale e dignitosa possibile. La sollecitudine pubblica verso la famiglia deve diventare, allora, un insieme di impegni che riguardano la valorizzazione della Persona e della coesione sociale, oltre che portare un sostegno all’economia generale”.

Il deserto della natalità: “Devono essere consentiti il diritto reale alla procreazione, il sostegno lungo l’intero processo educativo dei figli e la funzione di primo presidio di cura delle disabilità e dei tanti disagi fisici e di relazione affrontati, spesso, senza poter contare su aiuti sostanziali. Aiuti sostanziali che, nello spirito dell’art.1 della legge 194, dovrebbero servire a scoraggiare l’aborto e favorire il diritto alla maternità e alla paternità”.

Verso un’economia civile di mercato: “La crisi del sistema economico capitalistico e l’influsso della cosiddetta finanziarizzazione sollecitano a cogliere le trasformazioni in atto e a promuovere nuove politiche industriali, sostenendo i processi di innovazione ed internazionalizzazione in particolare delle Pmi, dell’artigianato, dell’agricoltura, dell’agroalimentare e del turismo, e a dirigerci verso un’economia civile di mercato, disegnata dagli art. 41, 42 e 46 della nostra Costituzione, finalizzata alla prosperità inclusiva, cioè non solo a vantaggio di pochi. Solo la costruzione di società ’generative può consentire a ciascuno di raggiungere la propria realizzazione. In esse, infatti, non si umilia quanti sono in difficoltà con provvedimenti di paternalismo di Stato e/o di conservatorismo compassionevole. Si tratta, invece, di attuare politiche che tutelino, in modo congiunto, la persona, la società, la natura, come proclama con vigore la Laudato Sì”.

La transizione ecologica: “Tutelare la natura significa avviare una transizione ecologica, tecnicamente e finanziariamente possibile, unica prospettiva di sviluppo e di competitività in grado di affermarsi in un’economia in via di ristrutturazione con la “circolarità” e la sostenibilità ambientale delle opere pubbliche, come quelle civili. Si osserva che la prima vera grande opera pubblica da realizzare è il mantenimento continuo di tutte quelle pubbliche”.

I beni culturali: “Da aggiungere il grande potenziale di occasioni di lavoro, ancora non valorizzato appieno, rappresentato dall’immenso campo dei beni culturali”. La tutela della Persona e della società: “Si concretizza anche nell’adozione di una politica volta alla piena occupazione, con misure volte alla riduzione del costo del lavoro, a favorire il nesso tra remunerazioni e produttività, a rilanciare un piano di investimenti per lo sviluppo dei settori strategici – in grado di assicurare e sostenere le condizioni per la ricchezza di senso della vita di ciascuno, e con il superamento delle attuali scandalose diseguaglianze sia sociali, sia territoriali tra Nord e Sud”.

La riforma del welfare: “Da lasciare in ogni caso universalista, deve passare dal modello di welfare state al modello del “welfare di comunità”, grazie al quale è l’intera società, non solo lo Stato, a farsi carico del benessere di coloro che in essa vivono, con l’apporto degli enti pubblici, delle imprese e della società civile organizzata attorno alla famiglia. Si tratta dunque di dare ali al principio di sussidiarietà circolare (cfr. l’articolo 118 della Carta Costituzionale)”.

Scuola e università: “L’urgenza di avviare la rigenerazione del comparto Scuola – Università è sotto gli occhi di tutti. Non basta parlare di riqualificazione e/o di riforme di Scuola e Università. E’ l’impianto culturale che va mutato: Scuola e Università devono tornare ad essere luoghi di educazione morale e civica e non solamente di istruzione e/o formazione. Ce lo chiede lo stesso mondo del lavoro che dà oggi alle cosiddette ’soft skills’ (integrità morale, reputazione, capacità relazionali, di risoluzione dei problemi, resilienza, ecc.) un’importanza almeno pari, se non superiore a quella alle nozioni acquisite. L’obiettivo è quello di giungere ad un ’patto educativo’ per aprire orizzonti nuovi alla nostra società”.

Libertà di educazione: “Una particolare attenzione deve essere portata alla libertà di educazione e all’insegnamento scolastico assicurato dalle scuole paritarie, ovviamente garantiti nel quadro nazionale fissato in materia dallo Stato. Anche il sistema educativo dev’essere completamente ripensato dando spazio e favorendo la partecipazione delle realtà sociali, tra queste preminente quella delle famiglie. Il “ patto educativo” di cui sopra deve partire dal coinvolgimento, più ampio di come sia stato assicurato formalmente finora, di quanti non debbono restare estranei alla formazione e alla crescita di bambini, ragazzi e giovani. Possono, invece, portare un contributo fondamentale per assicurare una “unità d’intenti” necessaria a garantire un sostegno concreto e continuo ai processi formativi dei nostri figli”.

La corruzione: “Non è mai stata contrastata adeguatamente. Questo gravissimo fenomeno, favorito purtroppo da un diffuso mal costume di base, ripropone la presenza e il peso di organizzazioni malavitose da combattere con decisione. Così come deve essere contrastata la presenza di gruppi di pressione più o meno occulti in grado di condizionare la vita dei partiti, la gestione pubblica e, persino, la più generale amministrazione giudiziaria. Al fine di contrastare l’indebita pressione esercitate dalle ’lobbies’ sulle procedure di assunzione delle decisioni pubbliche e perché queste siano assunte per il conseguimento dell’interesse generale, si darà corso ad una riforma dei regolamenti parlamentari volta ad invertire il ruolo delle istituzioni e degli interessi. Le istituzioni chiameranno nella sede della formazione delle decisioni gli interessi rappresentativi (senza appesantimento della speditezza delle decisioni). Si otterrà così il risultato dell’imputazione alle forze parlamentari della decisione assunta, sulla quale si potrà esercitare il controllo da parte del corpo elettorale. La corte Costituzionale eserciterà il suo sindacato sul rispetto della procedura di chiamata degli interessi rappresentativi nella sede di formazione della legge. Si porrà mano, finalmente ad una legge sulla rappresentanza dei corpi intermedi”.

L’evasione e l’elusione fiscale: “Hanno raggiunto oramai livelli insopportabili e limitano le possibilità di alleviare il grave peso gravante su imprese, famiglia e ceto medio e di investire in innovazione e formazione. Il carico fiscale deve basarsi su di un adeguato criterio di progressione in grado di garantire l’equità, come richiesto dalla totalità delle principali categorie economiche e sociali. In ogni caso, si deve costituzionalizzare il divieto di ricorso ad ogni tipo di condono, generatore principale della corruzione diffusa nel Paese”.

Gli accordi commerciali e nelle regole della concorrenza: “Come in quelle degli appalti, devono andare oltre l’idolatria del prezzo minimo come unico criterio. La qualità di una regola economica è riconosciuta, infatti, non solo per la sua capacità di aumentare il benessere del consumatore, ma anche nel promuovere la dignità del lavoro, la tutela della salute, la salvaguardia dell’ambiente.

Politica Estera: “L’impegno per una politica estera pro-Europa deve essere volto ad una modifica di non pochi dei punti qualificanti i Trattati, quali l’inserimento della piena occupazione tra gli obiettivi della Bce, il rafforzamento degli strumenti per far fronte agli squilibri intra-Unione, l’allargamento dei poteri decisionali e di controllo del Parlamento Europeo in materia di politica economica e fiscale e di Pesc). Si tratta, infatti, di realizzare condizioni effettive di equità tra tutti i paesi e i popoli dell’Unione. Pensiamo all’ Europa come avrebbe dovuto essere: libera, aperta, lungimirante, coraggiosa e coesa. Un’Europa dei valori e dei diritti, nella quale è fondamentale essere più presenti, più credibili e più autorevoli. L’Europa deve avere il coraggio di avviare anche politiche comuni ed unitarie in materia fiscale e della difesa. Deve altresì farsi carico del macro fenomeno delle immigrazioni in maniera continua e strategica, anche riprendendo e rafforzando quelle politiche di cooperazione allo sviluppo nelle aree dei paesi emergenti abbandonate nei decenni scorsi. Non possono essere i singoli paesi europei, o gli scontri tra i paesi, a risolvere un problema tanto enorme. La doverosa accoglienza deve tenere conto delle possibilità dello stato di arrivo, deve essere partecipata da tutte le nazione europee e seguita da idonee politiche d’integrazione, assicurando il coinvolgimento dell’intera Europa”.

A livello globale: “La nuova forza politica dovrà agire per costruire autentiche istituzioni di pace e rivedere gli Statuti delle grandi istituzioni internazionali alla luce del principio del governo dei molti e sulla base del concetto che è ’lo sviluppo il nuovo nome della pace’, nella luce di un universalismo affrancato dagli egoismi dei più forti e diretto a raggiungere un progressivo disarmo di tutti gli armamenti, a partire da quelli nucleari. In questo senso riteniamo che: la tratta degli esseri umani debba essere dichiarata crimine contro l’umanità; debba essere rinegoziato l’accordo TRIPS il quale sta determinando una concentrazione della conoscenza, come mai visto nel passato, causa prima della concentrazione di redditi e di ricchezza; sia necessario operare affinché la scienza e la tecnologia, oltre ad essere sempre più condivise, siano sempre più finalizzate alla crescita di tutti gli esseri umani; occorre dichiarare illegali i contratti di ’land grabbing’ (accaparramento delle terre), vera e propria pratica di neocolonialismo”.

Un progetto ’neoumanista’ d’ispirazione cristiana: “Deve accogliere la dimensione della trascendenza, orizzontale e verticale. Si tratta, nella stagione attuale di accelerata digitalizzazione, di rispondere alla grande sfida di natura antropologica ed etica rappresentata dalla tesi del superamento della dimensione umana. Si promette di giungere alla creazione di ’macchine’ dotate, oltre che di intelligenza artificiale, anche di coscienza artificiale. Per quanto si apprezza e si sostiene il progresso scientifico e tecnologico e l’avanzamento dell’high-tech, non si può abdicare alla piena umanità dell’uomo, al rispetto della Persona, del suo ruolo e della sua funzione nella società. Il progresso scientifico e tecnologico non può sostituire l’orizzonte della trascendenza ed essere concepito in alternativa alle le esigenze di una crescita culturale ed intellettuale d’impronta umanistica, oltre che alla complessità di sentimenti e di sensibilità destinate a dare un senso alla vita di tutte le donne e di tutti gli uomini”.

Quarta Parte: Estendere le libertà, rafforzare la democrazia, promuovere la solidarietà: “Con la concordia anche le piccole cose crescono. Riteniamo che il nostro bene e la nostra felicità dipendano non solo dai beni di giustizia, ma pure da quelli di ’gratuità’. La grande scarsità di cui oggi soffre la nostra società è proprio quella di questo tipo di beni, assieme a quelli di partecipazione e coinvolgimento sulla base dello spirito di servizio e del disinteresse personale”. “La politica rinuncia al proprio ruolo primario, quello di perseguire il bene comune della famiglia umana e scade al livello dello sterile calcolo di interessi contrapposti, se non prende atto di quella scarsità e non provvede a porvi rimedi”.

“Sovranismi e populismi sono risposte alla paura, non ai problemi che, anzi, alla fine, per esperienza storica, degradano in conflitti armati”. “Per questo, siamo aperti a chi desidera estendere le libertà e rafforzare la democrazia e intende ritrovarsi attorno ai principi morali e solidali su cui si basa ogni convivenza civile e si salvaguardano la dignità della Persona, il ruolo della Famiglia, la Giustizia sociale”.

“Vogliamo, insieme, portare una voce nuova nella politica italiana ed europea ricercando il massimo della convergenza e della condivisione intorno a progetti realmente in grado di rispondere alle necessità ed alle attese del mondo di oggi”.

Redazione

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