Di Maio, nuovo affondo su Autostrade

Castelli lascia, terremoto in Forza Italia - Il leghista: "Muro al confine del Friuli" -

1_7_2019_Notizie_daLL_Italia.jpg

Di Maio, nuovo affondo su Autostrade

cms_13330/dimaio_genova_pontemorandi_fg.jpg

Nuovo affondo del vicepremier e ministro Luigi Di Maio su Autostrade e la famiglia Benetton. "Ci sono milionari e multinazionali - scrive il capo politico del M5S su Facebook - che credono di poter utilizzare le casse dello Stato a proprio piacimento e quando provi a togliergli le rendite, iniziano a ricattare. Si sentono forti perché c’è una buona parte della politica e dei partiti che gli hanno fatto e gli fanno da scendiletto. Guardate il caso del Ponte Morandi: non appena abbiamo comunicato l’intenzione di revocare la concessione ad Autostrade tutti questi poteri sono sobbalzati dalla sedia".

"È nato il partito dei Benetton - accusa Di Maio - che sta federando tutti gli amici degli amici che in questi anni hanno avuto trattamenti di privilegio, a scapito degli imprenditori che ogni giorno si spaccano la schiena. Io sono dalla parte del lavoro e delle imprese ed è per questo che mi batto contro coloro che fanno concorrenza sleale ai nostri artigiani, ai nostri operai con concessioni vergognose. Il partito dei Benetton ha un solo obiettivo, andare contro il MoVimento 5 Stelle. Non contro il Governo, ma contro il MoVimento 5 Stelle. Pensano di farci paura, ma pensano male. Faremo giustizia per le famiglie che hanno perso i loro cari in quel tragico 14 agosto. Non sarà un titolo in borsa a cancellare le loro lacrime. Stateci vicino, questa estate molti italiani pagheranno i caselli autostradali. Abbiamo già bloccato i rincari per tutta l’estate, fino al 15 settembre, e non ci fermiamo!".

Castelli lascia, terremoto in Forza Italia

cms_13330/forza_italia_bandiera_fg.jpg

L’ex sindaco di Ascoli Guido Castelli con un lungo post su Facebook annuncia il suo addio a Forza Italia. E nel partito arriva il terremoto, con Toti all’attacco e Gelmini in difesa. "La misura - ha scritto Castelli sui social - è colma: errare è umano ma perseverare è diabolico". Nelle Marche, "in Forza Italia qualcuno mi considera di troppo. Rispetto le scelte di tutti ma prima ancora rispetto i miei principi e la mia cultura politica. Continuerò a impegnarmi nel centro destra, come prima e più di prima, ma nessuno può pensare di arruolarmi nell’equipaggio della squadra avversaria. Le battaglie le concludo sempre e solo dalla stessa parte in cui le ho iniziate. Me lo hanno insegnato quando avevo i calzoni corti". Ad incidere, nella decisione dell’addio, anche il risultato messo a segno ad Ascoli, dova il centrodestra ha vinto con Marco Fioravanti, ma "Forza Italia evapora e sparisce a causa di gravi errori nella conduzione di un partito che ad Ascoli ha sbagliato tutto". "In questo quadro così sconfortante - rimarca Castelli - colpisce in particolare che nessuno, tra i dirigenti regionali nazionali e regionali di Forza Italia che sono scesi in campo contro Fioravanti, abbia sentito il bisogno di ammettere i molti errori consumati ad Ascoli".

"Di fronte alla procurata eutanasia di Forza Italia ad Ascoli - denuncia ancora Castelli - rilevo che dal 9 giugno scorso nessuno all’interno di Forza Italia Marche ha ritenuto di stigmatizzare l’abbraccio mortale con il Pd di Ceriscioli o, anche più semplicemente, ha provato a coinvolgere chi per dieci anni ha governato Ascoli per riparare la disastrosa situazione venutasi a creare in citta dopo il voto amministrativo . Lo scorso venerdì si è tenuta una riunione a livello regionale per parlare (anche) di Ascoli. Nessuno ha ritenuto utile ascoltare la mia opinione: ne prendo atto. Forza Italia Marche mi relega ai margini? È da parecchio che accade ma ne farò un ragione. Tutti sono necessari e nessuno è indispensabile".

La notizia diventa lo spunto per l’attacco di Giovanni Toti, da tempo impegnato nella battaglia per una nuova leadership del partito: "Non possiamo consentire che l’entropia, o peggio, l’egoismo di qualcuno, distruggano tutto. Bisogna muoversi in fretta, azzerare tutto e ripartire con coloro che saranno scelti dal popolo di centrodestra di ogni luogo, le parole del forzista, che rincara la dose: "Un altro amico che ci saluta - esordisce -. Dopo dieci anni di ottimo lavoro come sindaco di Ascoli, dopo aver portato in una città difficile per noi la nostra coalizione al 60% durante il suo governo, oggi anche Guido Castelli ha deciso di uscire da Forza Italia. Lo ha fatto, comprensibilmente, dopo aver fatto campagna elettorale per il candidato del centro-destra, che ha vinto, nonostante Forza Italia non abbia presentato la lista a suo sostegno. Lo ha fatto dopo che gli esponenti riconducibili al nostro movimento in consiglio comunale ieri hanno preferito votare per il Presidente dell’Assemblea proposto dal Pd, invece che per quello proposto dal centrodestra, per altro anch’egli uscito da Forza italia. Ora, senza entrare nel merito della vicenda, dopo i precedenti addii del sindaco di Catania, del sindaco di Avola, di consiglieri regionali, di parlamentari, c’è ancora qualcuno che sostiene che non serva azzerare tutto al più presto? Che non serva andare a un confronto ovunque, città, regioni e Paese per far scegliere ai nostri sostenitori e militanti la linea politica e la classe dirigente?".

Durissima la reazione di Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Forza Italia che in una nota si schiera in difesa del partito, tacciando Toti di "bullismo politico": "Basta atti di prepotenza sui coordinatori regionali e in particolare su quello della Lombardia. Non è con questo bullismo politico che i numeri della Lombardia passano a Toti. Stiamo aspettando tutti di definire le regole che ci porteranno al congresso e alle primarie. Nel frattempo Il governatore Ligure si occupi della sua regione e prenda atto che esiste una maggioranza nel partito che sostiene Salini e che si riconosce in Berlusconi. A villa Torretta c’era chi oggi si lamenta dimenticandosi di come è arrivato in parlamento. La stragrande maggioranza degli amministratori di Fi era altrove e Toti lo sa. Li lasci lavorare come sanno fare e come fanno già. Forza Italia merita rispetto. In ogni grado e in ogni dove. È ora che Toti se lo metta in testa”. Così, in una nota, .

"Ma perché la Gelmini, la Biancofiore e altri - la secca replica di Toti -hanno così paura del dibattito? Poca abitudine? Paura del giudizio dei nostri simpatizzanti e militanti? Già qualche nostalgia per i nominati, che ancora son tutti li? Dai dite la vostra invece di criticare chi dice la sua. La Democrazia che vogliamo è anche per voi!".

A tentare di distendere gli animi, interviene il deputato Andrea Mandelli, che in una nota prova a rimettere al centro del dibattito i problemi del Paese, "anziché gli assetti interni che non interessano a nessuno".

"I problemi del Paese - spiega - sono tanti e le risposte date dal governo troppo poche: i cittadini aspettano dalla politica soluzioni concrete. Ecco perché il rinnovamento di Forza Italia tracciato con grande generosità dal Presidente Berlusconi dovrebbe partire, per rispetto degli italiani, dai contenuti anziché dagli assetti interni che non interessano nessuno. Questo è quello che stiamo facendo in Lombardia con il commissario Salini e il capogruppo Gelmini".. "Tornare a intercettare il consenso per risolvere i problemi dei cittadini è il modo migliore per raccogliere e onorare la sfida lanciata da Silvio Berlusconi”, conclude.

Il leghista: "Muro al confine del Friuli"

cms_13330/fedriga_massimiliano_fvg_fg1.jpg

"Un muro", lungo 243 km, "o altro" lungo il confine est dell’Italia. "È un’ipotesi che si sta valutando col Viminale", mette subito in chiaro il governatore del Friuli-Venezia Massimiliano Fedriga, già nell’occhio del ciclone per aver rimosso dal palazzo della Regione a Trieste lo striscione giallo di Amnesty International con la scritta ’Verità per Giulio Regeni’. "Perché", spiega in un’intervista al ’Fatto Quotidiano", "noi dobbiamo dare sicurezza ai nostri cittadini. Tranquillità nelle case, decoro nelle pubbliche vie. Ladri, delinquenti di piccolo o grande calibro non ne vogliamo". "Se l’Europa non tutela i suoi confini noi saremo costretti a fermare l’ondata migratoria che avanza attraverso altri Paesi dell’Ue con tutti i mezzi - ha detto ancora Fedriga - Non possiamo mettere poliziotti a ogni metro, anche se le misure di vigilanza, grazie al nuovo piano del Viminale, stanno dando i loro frutti".
Nel pomeriggio, ecco però arrivare la precisazione di Fedriga, ospite di ’In ½ ora in più’ su Rai tre. "C’è stata molta licenza poetica da parte del giornalista, non ho detto questo. Noi abbiamo fatto un appello chiaro: Schengen va rispettata, i paesi di confine devono presiedere e controllare, cosa che non viene fatto. Se questo continuerà a non essere fatto, siamo disponibili a valutare qualsiasi misura: i muri si alzano se le regole non si rispettano"."Sui 243 km - premette - c’è licenza poetica, ma che ci sia allo studio la possibilità di barriere nei punti più critici... questo lo valuteremo. In settimana ho un incontro con Salvini" e "parleremo di tutte le possibilità in campo".

Nel commentare all’Adnkronos la notizia, Giuseppe Brescia - presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera ed esponente del M5S - non usa giri di parole: la barriera anti-migranti sarebbe "una coglionata di proporzioni bibliche, pazzesca! Non servono altre parole. La commento così per derubricarla subito, non possono andare così oltre. Questa iniziativa non ha né capo ne coda, non se ne dovrebbe nemmeno parlare. Non è in agenda né nel contratto di governo, quelli della Lega non possono spararla sempre più grossa...".

Redazione

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su