Decreto sicurezza bis, cosa prevede

Di Maio: "Stop 15 mln fondi". Whirlpool: "Mai disdetto accordo" - Pace fiscale, numeri record - Notte prima degli esami, ecco graticola M5S - "Diritto di voto a 16 anni, ma anche a 14"

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Decreto sicurezza bis, cosa prevede

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Si inasprisce il contrasto all’immigrazione clandestina, con il via libera a multe per comandanti, armatori e proprietari di navi ("ma gli sbarchi sono già diminuiti dell’85%", ha detto Matteo Salvini), si prevedono pene più severe per chi in piazza aggredisce le forze dell’ordine, "con mazze, caschi e fuochi artificiali" e si estendono le misure del Daspo anche a eventi sportivi diversi dal calcio. Nei 18 articoli del dl che il Consiglio dei ministri ha approvato, salutato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini con un ’habemus decretum", arrivano in porto le norme voluta dal titolare del Viminale, passate attraverso una serie di revisioni concertate anche con il Quirinale e posticipate al primo cdm utile dopo il voto delle europee.

I primi sette articoli riguardano la "materia di contrasto all’immigrazione illegale e di ordine e sicurezza pubblica". Nell’art. 1 si legge che il "ministro dell’interno, quale Autorità nazionale di pubblica sicurezza, nell’esercizio delle funzioni di coordinamento unificato dei controlli sulla frontiera marittima e terrestre e nel rispetto degli obblighi internazionali cui l’Italia è tenuta, è attribuito il potere di limitare o vietare l’ingresso, il transito e/o la sosta di navi nel mare territoriale, qualora sussistano ragioni di ordine e sicurezza pubblica". "Del provvedimento - si legge ancora - adottato di concerto con il ministro della difesa e con quello delle infrastrutture e dei trasporti, secondo le rispettive competenze, è data notizia al Presidente del Consiglio dei ministri".

Sul capitolo multe, presente in forma diversa nelle precedenti versioni del testo, restano quelle previste nell’articolo 2 comminate a chi si macchia di violazione del divieto di ingresso nelle acque territoriali, notificato al comandante e, se possibile, all’armatore e al proprietario della nave. "Si applica - si legge nel testo - a ciascuno di essi la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 10.000 a euro 50.000". Possibile poi la sanzione accessoria della "confisca della nave, procedendo immediatamente a sequestro cautelare". Soldi sono poi previsti (stanziamento di 3 milioni di euro nel triennio 2019-2021) "per finanziare gli oneri connessi al potenziamento delle operazioni di polizia sotto copertura, anche con riferimento alle attività di contrasto del delitto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina".

Il ministero interviene anche a "maggiore tutela per gli operatori delle forze di polizia impiegati in servizio di ordine pubblico nel corso di pubbliche manifestazioni". "Si introduce, poi, una nuova fattispecie delittuosa, che punisce chiunque, nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, utilizza – in modo da creare concreto pericolo a persone o cose – razzi, fuochi artificiali, petardi od oggetti simili, nonché facendo ricorso a mazze, bastoni o altri oggetti contundenti o comunque atti ad offendere". Arrivano le aggravanti: "Si aggravano le pene - si legge - qualora i reati siano commessi nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico".

Cinque articoli sono poi dedicati "a "disposizioni urgenti per il potenziamento dell’efficacia dell’azione amministrativa a supporto delle politiche di sicurezza". "Il ministero della Giustizia è autorizzato ad assumere, per il biennio 2019-2020, con contratto di lavoro a tempo determinato di durata annuale un contingente massimo di 800 unita’ di personale amministrativo non dirigenziale". Investimenti previsti in "3.518.433 euro per il 2019 e in 24.629.026 euro per il 2020".

Infine le misure di contrasto alla violenza negli stadi e durante le manifestazioni sportive. Daspo previsto per "coloro che risultino denunciati per aver preso parte attiva a episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive, o che nelle medesime circostanze abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza"; "coloro che risultino avere tenuto, anche all’estero, sia singolarmente che in gruppo, una condotta finalizzata alla partecipazione attiva a episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione"; "coloro che risultino denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva, nel corso dei cinque anni precedenti".

Nel mirino finiscono anche i club cui è vietato favorire chi ha subito un Daspo: le società non devono "corrispondere, in qualsiasi forma, diretta o indiretta, sovvenzioni, contributi e facilitazioni di qualsiasi natura, compresa l’erogazione di biglietti e abbonamenti o di titoli di viaggio a prezzo agevolato o gratuito, ai destinatari dei provvedimenti previsti dall’articolo 6 del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, ai condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive".

Di Maio: "Stop 15 mln fondi". Whirlpool: "Mai disdetto accordo"

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Si prospetta un incontro vivace quello di mercoledì al Mise tra il vicepremier Luigi Di Maio, i rappresentanti di Whirlpool Italia e i sindacati, per il secondo round relativo alla cessione dello stabilimento di Napoli che mette a rischio il futuro di circa 430 lavoratori diretti. Le premesse ci sono tutte. Come promesso dallo stesso vicepremier, nell’incontro di martedì scorso, Di Maio ha firmato la direttiva con cui avviare la procedura di revoca di 15 milioni di incentivi: "Whirlpool che oggi dice di voler chiudere lo stabilimento di Napoli non ha tenuto fede ai patti. Vediamo se così torna a più miti consigli", denuncia.

Immediata la replica e la difesa dell’attività del Gruppo che Whirlpool affida ad una nota ufficiale: "Con rammarico Whirlpool Emea prende atto della dichiarazione rilasciata dal ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, di voler revocare gli incentivi concessi e di bloccare il pagamento su quelli richiesti, pur non avendo l’Azienda mai proceduto ad alcuna disdetta dell’accordo siglato" chiarisce, ribadendo la linea dell’ultimo incontro al Mise.

"In linea con il piano industriale firmato lo scorso ottobre, l’Azienda non intende procedere alla chiusura del sito di Napoli, ma è impegnata a trovare una soluzione che garantisca la continuità industriale e i massimi livelli occupazionali del sito", ripete riconfermando "la centralità dell’Italia e la volontà di continuare a lavorare con tutte le parti coinvolte per trovare una soluzione condivisa". Per questo dall’incontro di mercoledì, dice Whirlpool, "auspichiamo di poter iniziare il percorso con le istituzioni presenti e le organizzazioni sindacali volto a risolvere la vertenza".

Ma Di Maio, ancora con un post su Facebook, ribadisce critiche e ultimatum: "E’ finita l’epoca del Bengodi dove si faceva quello che si vuole. E’ finita l’epoca in cui le multinazionali firmano accordi, prendono i soldi dallo Stato e poi fanno quello che vogliono. Le aziende, gli imprenditori e i lavoratori italiani meritano rispetto", dice. Ma la ’voce grossa’ del vicepremier trova i sindacati su sponde diverse. Se Cisl e Uil plaudono alla decisione di revocare i fondi pubblici, la Cgil chiede piuttosto che si vigili sull"applicazione degli accordi" su cui sono stati erogati gli incentivi.

"Non è che togliendo gli incentivi Whirlpool se ne può andare e chiudere gli stabilimenti, il punto è fare applicare gli impegni che sono stati presi" scandisce il leader Cgil, Maurizio Landini; mentre per la Uil di Carmelo Barbagallo "si tratta di un primo passo per porre un freno allo strapotere delle multinazionali"; Così come per la Cisl di Annamaria Furlan è una doppia "buona notizia" sia il fatto che Whirlpool non voglia chiudere il sito di Napoli, sia il fatto che "finalmente il Governo abbia finalmente battuto un colpo, annunciando la revoca degli incentivi a questa azienda".

Preoccupato anche il sindacato di Napoli, Luigi De Magistris, che prende con le molle le parole di Di Maio: "Mi auguro che si tratti di una dichiarazione tattica, perché a noi non interessa la partita ’tolgo o lascio i finanziamenti,’ a noi interessa che l’accordo venga confermato", spiega prima di entrare nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino dove è prevista una seduta monotematica del Consiglio comunale di Napoli dedicato al caso Whirlpool.

"I finanziamenti - ricorda ancora de Magistris - erano legati, da come dice il Governo, alla conferma e al rilancio del piano industriale che comprendeva la sede di Napoli. Quindi il Governo deve fare in modo che l’accordo, venga confermato". Questa, dice ancora De Magistris, "non è una partita del Governo della Repubblica Italiana ma una partita della città di Napoli, di un’azienda di Napoli, lavoratrici e lavoratori di Napoli e dell’area metropolitana e delle loro rappresentanze sindacali. Se il ritiro del finanziamento serve per convincere la Whirlpool a capire che il Governo fa sul serio bene, se è già una ritirata per dire ’abbiamo perso e nel ritirarci incendiamo la città e mettiamo a fuoco’, è qualcosa che ci interessa molto poco".

Posizione confermata, da lì a poco, dal documento approvato all’unanimità dal Consiglio comunale di Napoli che denuncia come Whirlpool "abbia sbarrato il sito di Napoli lasciando intendere l’inapplicazione del suddetto accordo e decidendo unilateralmente di non dare seguito a quanto sottoscritto".

Un durissimo colpo per il territorio che, si legge ancora nel documento, registra un tasso di disoccupazione tra i più alti d’Italia e un tasso di attività passato dal 53% nel 2004 al 50,5% nel 2018 mentre i processi di deindustrializzazione hanno impoverito il tessuto produttivo locale al punto da non rendere più attrattivo il territorio, nonostante importanti misure di defiscalizzazione e, più in generale, di attrazione degli investimenti. "La crisi Whirlpool è chiaro segnale di una precisa volontà di tagliare il Mezzogiorno, riproponendo la questione meridionale in termini di disagio, disoccupazione, disperazione", conclude il consiglio comunale.

Pace fiscale, numeri record

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Circa 12,9 milioni di cartelle di pagamento per un controvalore pari a circa 38,2 miliardi di euro. Sono questi i dati di adesione alla cosiddetta pace fiscale al 30 aprile che sono stati illustrati dal direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, Antonio Maggiore, in occasione della sua audizione in Commissione Finanze del Senato. "La Pace Fiscale è un successo! - scrive il vicepremier Matteo Salvini su Facebook -. Chiuse più di 13 milioni di cartelle esattoriali (soprattutto per piccoli debiti), lo Stato incassa 21 miliardi. Questo è il risultato ottenuto grazie alla Lega, che ha aiutato concretamente milioni di cittadini onesti in difficoltà economica a chiudere la loro posizione con Equitalia. Adesso lavoriamo per estendere il Saldo e Stralcio anche alle società. #dalleparoleaifatti".

Il volume della raccolta di adesioni agli istituti agevolativi in argomento, si sottolinea, "si presenta in crescita rispetto alla prima edizione della definizione agevolata, dove le cartelle oggetto delle richieste erano state circa 9,5 milioni per un valore di circa 27,7 miliardi di euro, nonché rispetto alla seconda edizione che aveva riguardato circa 4,5 milioni di cartelle per un valore di circa 13,9 miliardi di euro".

Con riferimento al ’saldo e stralcio’, le cartelle di pagamento interessate dalle domande di ammissione risultano pari a circa 3,5 milioni per un valore complessivo pari a quasi 8,7 miliardi di euro, già al netto delle somme aggiuntive e degli interessi di mora eventualmente maturati dopo la trasmissione dei carichi. Con riferimento alla ’rottamazione-ter’, le cartelle interessate dalle domande di ammissione sono oltre 9,4 milioni per un valore complessivo, al netto di somme aggiuntive e interessi di mora maturati dopo la trasmissione dei carichi, di circa 29,5 miliardi di euro.

L’importo da corrispondere ai fini della definizione agevolata, al netto delle somme affidate a titolo di ’sanzione’ e degli importi delle cartelle escluse dall’ambito applicativo della ’rottamazione-ter’ (es. recupero aiuti di Stato, crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei Conti) risulta pari a circa 21,1 miliardi di euro, al quale vanno aggiunti gli oneri di riscossione, i diritti di notifica della cartella di pagamento e delle eventuali spese per procedure esecutive. Anche in questo caso, quest’ultimo importo costituisce la base di riferimento per determinare, in relazione all’effettivo adempimento delle istanze presentate dai contribuenti, il gettito che deriverà dalla definizione agevolata.

Notte prima degli esami, ecco graticola M5S

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(Antonio Atte) - "Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra...", canticchia un deputato grillino in Transatlantico. Le note sono quelle di ’Notte prima degli esami’ di Antonello Venditti, canzone che per generazioni ha accompagnato gli esami di maturità degli italiani. E questa sera, negli uffici del Palazzo dei Gruppi di Montecitorio - trasformati per l’occasioni in Aule d’esame - i sottosegretari 5 Stelle passeranno sotto la lente di ingrandimento dei parlamentari delle Commissioni di riferimento, che dovranno esprimere un giudizio sul loro operato (da consegnare poi al direttivo e al capo politico Luigi Di Maio) nell’ambito della cosiddetta ’graticola’.

Presenza, disponibilità all’ascolto, capacità di fornire informazioni, capacità di fornire risposte, capacità di raggiungere gli obiettivi, capacità organizzativa: questi i criteri di giudizio presenti sulla ’scheda di riflessione’ (visionata dall’AdnKronos - LEGGI) che deputati e senatori compileranno in forma anonima. La valutazione si divide in ’alta’, ’media’ o ’bassa’. Nella parte bassa del foglio c’è anche uno spazio dedicato alle ’note sull’operato del sottosegretario’.

E, come i maturandi alle prese con l’orale, anche nella truppa pentastellata l’appuntamento della ’graticola’ viene vissuto con fibrillazione. Al punto che, raccontano, qualche sottosegretario nelle ultime ore avrebbe provato a sondare gli umori della propria Commissione giudicante chiedendo agli eletti di non essere troppo ’cattivi’. La girandola di incontri è iniziata ieri con le audizioni di Vincenzo Santangelo, Simone Valente (Rapporti con il Parlamento) e Luigi Gaetti (Interno) e si concluderà nella serata di oggi con il resto dei colloqui. "Sarò più severo dei giudici di X Factor", scherza Riccardo Olgiati, Commissione Esteri, che stasera ascolterà le relazioni di Manlio Di Stefano ed Emanuela Del Re.

E’ in vena di battute anche una deputata della Commissione Lavoro, che, in vista dell’audizione del sottosegretario Claudio Cominardi, recita il ruolo della prof sadica: "Farò domande cattive. Se di graticola si tratta, aggiungerò anche un po’ di aceto balsamico e alloro...". Ostenta sicurezza invece Stefano Buffagni: "Sono nato pronto - ironizza il sottosegretario agli Affari Regionali -, alla peggio mi bocciano". Il deputato Luigi Iovino siede nella Commissione Difesa, che dovrà giudicare l’operato di Angelo Tofalo: "Secondo me - osserva - Tofalo va riconfermato, ha lavorato tantissimo. Sono soddisfatto del suo lavoro".

Paolo Lattanzio della Commissione Cultura mette le cose in chiaro: "La graticola non sarà una cosa ’friendly’, una valutazione nuda e cruda e ci sta. I parlamentari lo hanno chiesto e sono sicuro che i sottosegretari sapranno cogliere le critiche. Con Gaetti, ad esempio, c’è stato un confronto acceso ma assolutamente reale e diretto. Questo è il dato rilevante. Il confronto ci deve essere, perché spesso non c’è stato".

Per il tesoriere del gruppo M5S Camera Sergio Battelli è sbagliato parlare di ’graticola’: "Sono confronti tra parlamentari e governo. Non vengono dati dei voti ai sottosegretari, ma sarà espresso un giudizio non vincolante". E se molti eletti plaudono all’iniziativa lanciata da Di Maio, non mancano nemmeno le voci critiche: "Il rimpasto dei sottosegretari è una scelta politica che spetta ai vertici, questo invece è uno scaricabarile...", si lamenta un deputato. Dettaglio da non trascurare: tutte le relazioni dei sottosegretari saranno registrate e appositamente conservate. Il motivo? Lo spiega lo stesso Di Maio in un messaggio inviato ai suoi giorni fa: "Il sottosegretario interessato svolgerà un intervento illustrativo dell’operato svolto durante il suo mandato, che sarà registrato per la creazione di un archivio".

"Diritto di voto a 16 anni, ma anche a 14"

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"Diritto di voto a 16 anni! (ma anche a 14)". E’ la proposta rilanciatada Beppe Grillo via Twitter. Condividendo un articolo di Franco Maranzana e Gabriele Gattozzi apparso sul suo blog, il garante M5S scrive: "A 14 anni un ragazzo può guidare un ciclomotore e una minicar ma non può votare. Ragazze e ragazzi già ampiamente maturi e preparati vengono tenuti fuori sulle decisioni riguardo il loro futuro. E’ normale?".

Redazione

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