Dbrs conferma rating BBB per l’Italia, trend stabile

Imprese, ecco il lunedì nero: quasi 27 miliardi di tasse - Ex Ilva, allarme costruttori: "Con stop produzione rischio blocco cantieri" - Pensioni vecchiaia, età resta a 67 anni nel 2021

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Dbrs conferma rating BBB per l’Italia, trend stabile

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L’agenzia canadese Dbrs conferma il rating BBB per l’Italia, con trend stabile. La conferma del rating "riflette - spiega l’agenzia - i progressi realizzati dalle banche italiane nel miglioramento della qualità del credito, e una più moderata strategia di bilancio del Governo per mitigare i rischi legati alla sostenibilità del debito, nonostante il livello di incertezza politica che rimane ancora alto e una crescita economica stagnante". Analizzando anche la situazione politica attuale in Italia, l’agenzia ritiene "improbabile che l’attuale governo arrivi a fine legislatura, nel 2023 ma le elezioni presidenziali nel 2022 insieme alla forte leadership della Lega nei sondaggi possono rappresentare due importanti disincentivi per i partiti di governo rispetto all’intraprendere la via di una crisi".

Imprese, ecco il lunedì nero: quasi 27 miliardi di tasse

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Lunedì sarà una giornata campale per le imprese e il popolo delle partite Iva. Tra il versamento dell’Iva e delle ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaboratori, l’Ufficio studi della Cgia (Associazione artigiani e piccole imprese) stima che saranno chiamate a pagare al fisco 26,9 miliardi di euro.

Oltre a questo importo, tutte le imprese dovranno versare i contributi previdenziali dei propri dipendenti ed eventuali collaboratori: gli artigiani, i commercianti e i lavoratori autonomi, inoltre, verseranno all’Inps anche i propri. "Verosimilmente – afferma il coordinatore dell’ufficio studi Paolo Zabeo - lo Stato incasserà in un solo giorno un importo pari alla dimensione economica della prossima manovra di bilancio. Una cifra da far tremare i polsi, anche se è bene ricordare che si tratta di una partita di giro. Le imprese, in qualità di sostituto di imposta, entro lunedì dovranno versare l’Iva incassata nelle settimane precedenti dalla propria clientela e l’Irpef di competenza delle proprie maestranze. Tuttavia, non mancheranno casi in cui sarà difficile onorare questa scadenza; purtroppo, la mancanza di liquidità sta tornando ad essere un problema assillante, soprattutto per tantissime piccole e micro imprese".

Con una pressione fiscale complessiva sulle imprese italiane che, secondo gli ultimi dati della Banca Mondiale (Doing Business), ammonta al 59,1 per cento dei profitti commerciali, contro una media presente nell’Area dell’Euro del 42,8 per cento (16,3 punti in meno che da noi). "Sebbene la congiuntura economica non volga al bello, lo sforzo fiscale richiesto alle nostre imprese non ha eguali nel resto d’Europa. Nonostante la giustizia civile sia lentissima, il credito sia concesso con il contagocce, la burocrazia abbia raggiunto livelli ormai insopportabili, la Pubblica amministrazione rimanga la peggiore pagatrice d’Europa e il sistema logistico-infrastrutturale registri dei ritardi spaventosi, la fedeltà fiscale delle nostre imprese rimane comunque molto elevata", afferma il segretario della Cgia Renato Mason.

Per la Cgia oltre a pagare troppo, nell’ultimo anno il rapporto tra fisco e imprese è stato completamente rivoluzionato. Dopo l’introduzione della fatturazione elettronica che ha debuttato ad inizio anno, dallo scorso primo luglio è scattata una nuova scadenza per le partite Iva con volume d’affari superiore ai 400.000 euro. Ovvero, l’obbligo di memorizzazione e di invio telematico dei corrispettivi. Operazione che dal 2020 sarà estesa a tutte le attività economiche. "Questo scenario evidenzia come il rapporto fiscale tra le aziende e l’Agenzia delle Entrate stia cambiando rapidamente, ancorché non vi siano sostanziali benefici in termine di riduzione delle tasse con altrettanta rapidità. Da quest’anno, inoltre, c’è un’altra grossa novità: i tanto criticati studi di settore sono stati sostituiti dagli Isa (Indicatori sintetici di affidabilità fiscale).

Un nuovo strumento che in fase di applicazione ha messo in gravi difficoltà gli stessi addetti ai lavori, come le associazioni di categoria e i commercialisti; figuriamoci gli imprenditori. Insomma, ci troviamo di fronte a un cambiamento epocale che rischia di tradursi, però, solo in un aumento dei costi legati alla burocrazia fiscale", si legge nella nota.

Se qualcuno non rispetta la scadenza di pagamento prevista per lunedì 18 novembre, l’ordinamento tributario, ricorda l’Ufficio studi della Cgia, impone al contribuente una sanzione dell’1 per cento dell’importo da versare al fisco per ogni giorno di ritardo entro il 15° dalla scadenza. La percentuale sale al 15 per cento se il pagamento viene effettuato entro il 90° giorno dalla scadenza. Per omesso pagamento o per versamento effettuato dopo 90 giorni dal termine previsto per legge, la sanzione sale al 30 per cento dell’importo da versare all’erario. Indipendentemente dal ritardo, sono altresì dovuti gli interessi legali pari allo 0,8 per cento dell’importo da pagare. Va ricordato che le sanzioni possono essere fortemente ridimensionate usufruendo dell’istituto del ’ravvedimento operoso’.

Il peggio, comunque, deve ancora arrivare. La scadenza del prossimo 30 novembre, che essendo di sabato slitterà a lunedì 2 dicembre, invece ’chiederà’ alle imprese altri 28 miliardi di euro circa tra per la seconda o unica rata degli acconti Irpef, Irap e Inps. Le società di capitali, invece, pagheranno la seconda o unica rata dell’acconto Ires e Irap.

Ex Ilva, allarme costruttori: "Con stop produzione rischio blocco cantieri"

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Lo stop alla produzione dell’ex Ilva di Taranto rischia di provocare un blocco delle costruzioni e dei cantieri in Italia. Con ripercussioni su un settore già in difficoltà e su tutta la crescita italiana. E’ l’allarme lanciato da Gabriele Buia, presidente dell’Ance, l’associazione italiana dei costruttori edili. Lo spegnimento degli altiforni dell’acciaieria di Taranto, annunciato da ArcelorMittal, significa per le imprese di costruzioni "difficoltà di approvvigionamento, aumento dei costi e ancora tempi lunghi e blocco dei cantieri", spiega Buia, contattato dall’Adnkronos.

"Un blocco delle opere e un innalzamento repentino dei costi in questo momento ci preoccupa molto", dice il presidente dell’Ance. Se l’acciaieria dovesse chiudere "avremmo un problema di reperimento della materia prima per gli elementi infrastrutturali e questo porterebbe in questo momento di grave difficoltà del settore ulteriori problemi, perché si dovrebbero bloccare numerose operazioni".

Il rischio di stop all’ex Ilva, continua Buia, "ci sta preoccupando, perché se si blocca la fonte principale di approvvigionamento italiano, bisognerebbe andare a sopperire la materia prima sul mercato estero, con aumento dei costi, tempi lunghi, blocco dei cantieri e impoverimento di tutto il sistema produttivo delle costruzioni". Un settore che ha "un impatto importante sulla crescita italiana, o che almeno dovrebbe, visto che langue da parecchio tempo".

Buia suggerisce un intervento pubblico limitato nel tempo per trovare una soluzione sul futuro dell’acciaieria di Taranto. "Personalmente sono molto scettico sulle nazionalizzazioni e non ho mai creduto nell’intervento pubblico, come dimostrano molti interventi pubblici del passato che non hanno portato miglioramenti" nelle società gestite, spiega. Ma un intervento pubblico "limitato e con una sicurezza dell’uscita sarebbe comprensibile. Un intervento pubblico senza fine non è invece accettabile".

Pensioni vecchiaia, età resta a 67 anni nel 2021

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"A decorrere dal primo gennaio 2021, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici non sono ulteriormente incrementati". E’ quanto stabilisce un decreto del ministero dell’Economia pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e quindi conferma che il requisito per l’accesso alla pensione di vecchiaia resta fissato a 67 anni anche nel biennio 2021-2022, come è il caso attualmente.

Redazione

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