Davvero sarà una campagna di incognite?

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Chissà se quella che sta per iniziare sarà davvero una campagna di incognite. Dopo tre governi succedutisi, in modo tutt’altro che tranquillo, in un intero quinquennio di legislatura, sul ring, a sfidare il giovane Di Maio tornerà il redivivo Berlusconi. In pensione la contesa tra progressisti e conservatori. I nuovi conti dovranno farsi tra populisti e politici, con un ritrovato interesse collettivo verso l’amministrazione dello Stato e della vita pubblica, complice la gestione Gentiloni che, in una situazione difficilissima, ha saputo tracciare la rotta di un percorso serio e fruttuoso.

Forse insufficiente ad esorcizzare il calo di consenso che ha investito il suo partito anche a causa dell’aspra scissione a sinistra.

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Eppure il Centrodestra che già assapora la vittoria, con buona probabilità di riuscita, dovrà confrontarsi con programmi diversi e con una leadership ancora da chiarire.

La quadra tra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia - chiamati al conseguimento di un risultato rilevante che li porti ad avere più voce in capitolo - alla fine si troverà, grazie anche al sostegno al Cavaliere dell’asse moderato centrista.

Obiettivo per la coalizione sarà quello di abbattere il Movimento Cinque Stelle, ancora forte nei consensi ma debole nella proposta politica. Se ieri però era bastata la protesta a guadagnare Roma e Torino, oggi - complice una performance non troppo brillante - l’elemento psicologico sul quale si baserà il voto sarà sicuramente la fiducia.

E il know-how la farà da padrone.

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Ecco perché in campo dovranno essere schierati nomi rassicuranti sui quali costruire la prospettiva di futuro.

E questo tanto Berlusconi quanto Renzi sembrano averlo ben chiaro. Ma l’obiettivo dell’ex presidente toscano del Consiglio di fare del suo partito l’ago della bilancia in un possibile governo senza maggioranza assoluta, potrebbe non vedere luce, almeno in una primissima fase.

Fosse anche d’opportunità, la coalizione di Centrodestra alle elezioni resisterà, rimandando i “minestroni” – per dirla con Salvini – a data da destinarsi.

Vincenzo Fortino

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