DEFORESTAZIONE: SIAMO AL PUNTO DI NON RITORNO

Una ricerca mostra che la Foresta Amazzonica ormai emette più CO2 di quanta ne assorbe. Questo aumenterà il riscaldamento globale

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“Abbiamo raggiunto un punto di non ritorno, e ogni anno peggiora. Dobbiamo fermare la deforestazione mentre cerchiamo di capire cosa fare”. Questo il commento terribile della scienziata Luciana Gatti, che insieme al suo team di ricerca brasiliano ha campionato l’aria filtrata dai sensori sugli aerei che sorvolano la più grande foresta pluviale al mondo. Il risultato della ricerca ha recentemente mostrato che, probabilmente per la prima volta in migliaia di anni, gran parte dell’Amazzonia è passata dall’assorbimento di CO2 dall’aria all’emissione di gas serra, quindi all’accelerazione del riscaldamento globale.

Un disastro epocale, dovuto a politiche di deforestazione partite molto tempo fa e accelerate drasticamente dalle decisioni dell’attuale Presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, che tratta un patrimonio dell’umanità come se fosse la propria personale fonte di guadagno. Le spinte delle lobby degli allevatori sono potentissime, con molti incendi dolosi orchestrati proprio da essi, e non è un caso che Bolsonaro abbia deciso di inglobare il Ministero dell’Ambiente all’interno di quello dell’Agricoltura.

Tra l’altro, c’è ragione di pensare che la situazione attuale sia persino peggiore di quanto evidenziato dallo studio in questione, dato che esso si riferisce a un periodo precedente ai devastanti roghi che negli scorsi mesi hanno colpito l’ormai ex polmone verde del Pianeta.

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Ma perché sta succedendo questo?

Il motivo, oltre alla deforestazione che riduce ovviamente la capacità delle foreste di immettere ossigeno e assorbire anidride carbonica, si deve ricondurre al riscaldamento globale galoppante. Infatti, l’aumento delle temperature causato dalle emissioni delle attività umane starebbe riducendo la capacità della natura di assorbire CO2. Per questo, sembrerebbe ormai quasi impossibile raggiungere l’obiettivo, già prima ambizioso, degli Accordi sul Clima di Parigi, che era quello di contenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi centigradi. Infatti, in quegli accordi, risalenti al 2015 e da cui tra l’altro gli Stati Uniti usciranno definitivamente se Donald Trump dovesse essere rieletto, non sono inclusi i calcoli degli effetti causati da questa drammatica svolta della natura, ormai incapace di mitigare le nostre emissioni inquinanti.

Un altro studio pubblicato a marzo sulla rivista Nature mostra come il tasso di crescita degli alberi in Amazzonia sia sostanzialmente piatto, mentre aumenta il tasso con la quale muoiono, perdendo quasi una tonnellata di biomassa l’anno.

Alcuni scienziati, ma solo alcuni, sostengono che, con un’azione celere, potremmo essere ancora in tempo per sovvertire questa situazione. Non sembra, però, che le principali potenze mondiali e i loro rispettivi presidenti siano particolarmente propensi a guardare in faccia la realtà dei fatti: il nostro Pianeta sta morendo, e chi governa fa finta di non vedere in nome delle convenienze di guadagno.

Di sicuro, non è più sostenibile che luoghi dell’importanza della Foresta Amazzonica, dai quali dipende letteralmente la salute della popolazione mondiale, siano lasciati alla giurisdizione dei singoli Stati all’interno dei cui confini si trovano. Certi patrimoni andrebbero presentati dall’intera comunità mondiale: è l’unico modo per porre un argine alle follie di singoli egoisti.

Giulio Negri

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