D’ora in avanti in Cina ai minorenni è proibito giocare dalle dieci di sera alle otto del mattino

Lo stabilisce la Legge

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In Cina è stata promulgata una legge che detta nuove regole sull’uso dei videogiochi da parte dei minorenni.

Chi ha meno di diciotto anni non potrà più giocare dieci di sera alle otto del mattino, mentre, durante i giorni feriali potrà farlo per un limite massimo di 90 minuti che si estendono fino a tre ore nei giorni festivi e nei weekend.

Oltre alle limitazioni di tempo saranno imposti dei blocchi negli acquisti di beni digitali all’interno del gioco. Chi ha tra gli 8 e i 16 anni potrà spendere in videogiochi fino a 200 yuan (circa 26 euro) al mese, quelli tra i 16 e i 18 fino a 400 yuan (circa 51 euro) al mese.

Inoltre, d’ora in avanti i ragazzi per giocare dovranno registrarsi col vero nome e fornire dati personali.

Nel contempo il governo cinese ha raccomandato alle aziende di progettare video giochi che non creino dipendenza, anche se, essendo la Cina il secondo più grande mercato di videogiochi al mondo dopo gli Stati Uniti, si presuppone che questo divieto possa causare un calo nel rendimento del business legato al mondo del commercio dei videogiochi.

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Come riportano il New York Times e la stampa nazionale cinese questi cambiamenti erano già stati annunciati qualche giorno fa allo scopo di arginare pericoli come la miopia e sostanzialmente "uno scarso rendimento accademico all’interno di una vasta società".

Il gioco, è risaputo, è una droga che non si sniffa, che non si fuma ma che provoca una serie di danni. È una dipendenza che riguarda migliaia di persone principalmente adolescenti, che trascorrono intere giornate incollati al computer e che, per giocare ai videogiochi online, sacrificano lo studio, il lavoro e le relazioni sociali. Si tratta di un problema talmente diffuso che in moltissimi Paesi ormai sono nati gruppi di sostegno e programmi di recupero per gamer patologici.

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Naturalmente anche in Italia, la materia è regolamentata da una Legge che sostanzialmente vieta ai minori di diciotto anni di accedere a giochi con vincita in denaro, una misura volta a contrastare la dipendenza che rischia di diventare cronica e distruttiva una volta che i minori diventano maggiorenni.

La Legge prevede inoltre sanzioni amministrative pecuniarie, fino alla chiusura del locale per quegli esercenti che violino le regole e che consentano ai minori la partecipazione ai giochi pubblici con vincita in denaro.

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Eppure nonostante tutto, il fenomeno è ancora lontano dall’essere anche solo in parte arginato. Le Slot machine rappresentano una forte attrattiva per i troppi minorenni che giocano d’azzardo nonostante i divieti. In Lombardia, qualche mese fa una ragazzina di dodici anni è stata sorpresa mentre giocava in una sala slot alle sei del pomeriggio nel centro di Gallarate, e non si tratta certamente di un caso isolato.

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Secondo le statistiche l’età della dipendenza da gioco si sta abbassando e tra i ragazzi si fa sempre più strada la comune convinzione che sia possibile diventare ricchi se si è bravi al gioco, e del resto provarci nelle sale da gioco, nei bar e in altri esercizi è semplice.

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“Sono quasi 700 mila i ragazzi tra 14 e 17 anni che hanno giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno: di questi, quasi settanta mila sono giocatori problematici.”

Questi sono alcuni dati emersi da uno studio epidemiologico sul gioco d’azzardo realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con “Esplora”, nell’ambito di un accordo scientifico con l’Agenzia delle dogane e dei monopoli da cui emerge, tra l’altro, che la maggior parte dei giovani vivono al Sud e inizia a farlo già a 9 anni.

Il problema è dunque serio anche perché i giochi con vincite in denaro espongono i minori a rischi che, per età e relativa maturità, non sono in grado di gestire.

All’inizio i ragazzi giocano per divertirsi, perché è eccitante e perché si riescono a guadagnare facilmente dei soldi, ma la motivazione non è così semplice come appare.

Quelli che sperimentano problemi di gioco riferiscono di giocare per sfuggire e dimenticare i loro problemi, per alleviare la noia, per cercare di contrastare un umore depressivo o per sfuggire alla pressione del gruppo. Svariate sono dunque le ragioni che incanalano a una vita di dipendenza.

E pensare che fino a qualche decennio fa, adolescenti e preadolescenti giocavano in strada! Finita la scuola tornavano a casa a piedi, con i compagni e facevano battaglie nei cortili con cerbottane e fionde, e bastava passare un gessetto sull’asfalto per creare un bellissimo gioco ma i tempi cambiano e troppo spesso, pur non arrivando a giocare d’azzardo, i ragazzi sono vittime dei videogiochi.

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Alla base di tutto c’è quindi un mutamento antropologico avvenuto negli ultimi decenni che ha stravolto le abitudini e gli stili di vita.

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In fondo, a ben vedere gli adolescenti sono stati spinti proprio dagli adulti a essere così digitalizzati. Si pensi ai regali elettronici fatti già in tenerissima età ed ancora di più al cellulare che è regalato sempre prima, tra gli otto e i dodici anni. Certo, in un mondo difficile come il nostro la possibilità di poter comunicare sempre e dovunque con i figli rassicura, ma è proprio con i cellulari, dove è molto diffuso il gioco online, che ha un grande potere ipnotico, che inizia la video dipendenza.

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Lavideogaming addiction è dunque diventata una realtà: in Italia - secondo la ricerca Espad 2018 - sono 270 mila i ragazzi che nei confronti di internet hanno un comportamento «a rischio dipendenza».

Molti sono gli articoli, i libri scritti sull’argomento anche per tentare di offrire consigli e sostegno a genitori e educatori che di fronte al problema non sanno come reagire.

«Dal punto di vista psichiatrico, c’è stato un ampio dibattito sulla dipendenza da videogiochi. È sempre più difficile definirla tale, perché la Rete è diventata un ambiente nel quale si studia e si lavora, ma proprio l’area dei videogiochi viene guardata con maggiore sospetto», spiega Matteo Lancini, psicoterapeuta e autore di diversi libri sull’argomento. «Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, il DSM-5, non l’ha classificata come nuova dipendenza ma l’ha collocata fra le aree che meritano attenzione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’OMS, invece, ha inserito la dipendenza da gioco digitale nell’International classification of diseases (Icd), spiegando che si tratta di “un modello di comportamento di gioco persistente o ricorrente (gioco digitale o videogame), che può essere online su Internet o offline e che prende il sopravvento sugli altri interessi della vita”. Per la prima volta una parte della comunità scientifica l’ha classificata come forma di dipendenza patologica».

Ma c’è infine, un aspetto molto importante da considerare: le scommesse rappresentano un forte guadagno per lo Stato.

Gli italiani spendono miliardi di euro tra videolottery, bingo, scommesse virtuali, pronostici sportivi e altri giochi d’azzardo, con un’entrata per l’Erario altissima e, oltre la metà, arriva dalle tasse sulle slot machine.

Da una parte dunque lo Stato combatte la video dipendenza, dall’altra ne ha un suo tornaconto. Contraddizioni che, c’è da scommettere, non porteranno a molto di buono.

Gianmatteo Ercolino

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