Cuba, l’illusorio tramonto dell’era Castro

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Il Parlamento cubano elegge con il 99,83% dei voti Miguel Diaz-Canel come nuovo presidente, alla scadenza non rinnovabile del secondo mandato dell’86enne Raùl Castro. Il Parlamento si è riunito secondo un iter non usuale nell’arco di due giorni. Ieri sono state presentate e votate le candidature per il Consiglio di Stato e oggi sono stati resi noti i risultati che designavano Diaz-Canel presidente della Repubblica e del Consiglio dei ministri. Si è anche approvata la nomina di Salvador Valdes a primo vicepresidente del governo per i prossimi 5 anni. Raùl Castro lascia la presidenza ma rimane al vertice del partito fino al 2021, data prevista per il prossimo congresso.

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Nonostante questa sia effettivamente la prima volta dal lontano gennaio del ’59 in cui a presiedere La Habana non c’è uno dei «barbudos» Castro, in realtà Diaz-Canel resta una figura ben voluta dall’ex presidente, essendosi mostrato da sempre partecipe alla causa socialista e affine ai principi rivoluzionari. Canel, infatti, aveva già ricoperto la carica di Ministro dell’Educazione Superiore, e curato la direzione del Partito Comunista nella provincia centrale di Villa Clara e in quella orientale di Holguin prima della nomina presidenziale, che, vista su questo fronte, potrebbe essere interpretata come rimando alla «Nomenklatura» dei tempi di Brejnev.

cms_8990/3.jpgOggi, di fatto, a Cuba non sarebbe ancora pensabile una alternanza di governo per il legame intrinseco della politica cubana con la generazione della rivoluzione. Lo stesso Canel afferma: "La Rivoluzione continua e continuerà. Oggi iniziamo un mandato al servizio della nazione, arrivo per lavorare, non per promettere qualcosa. […] Non c’è spazio per una transizione che disconosca l’eredità di tanti anni di lotta". Il nuovo presidente prende le redini del Paese in un periodo critico sul piano economico e di politica estera. I temi chiave del futuro dell’isola rimangono: l’unificazione della moneta cubana, attualmente distinta in «pesos cubano» e «pesos convertibile» ancorato al dollaro; la sua dipendenza petrolifera dal Venezuela, considerando che Cuba produce la metà del petrolio che consuma, di qualità scarsa, dunque utilizzato prevalentemente per generare energia elettrica, mentre per la benzina necessita delle importazioni venezuelane a rischio per via del collasso economico di cui soffre il paese attualmente; e ancora, la questione della tanto sperata distensione dei rapporti diplomatici con gli Stati Uniti, interrotta dall’intervento di Trump, che ha ritirato parte del personale dall’ambasciata statunitense all’Avana per attacchi sonori ai danni dei suoi funzionari, invertendo il processo di normalizzazione dei rapporti bilaterali avanzato da Obama e varando nuove sanzioni nei confronti dell’isola. Diaz-Canel, infatti, ha sottolineato che davanti alle "crescenti minacce alla pace ed alla sicurezza internazionale" questa "resterà inalterata, senza concessioni sulla sovranità nazionale", perché il governo "non accetterà di negoziare sui principi né accetterà condizionamenti".

Federica Scippa

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