Cresce l’innovazione in Italia

Ma anche i lavori creativi possono essere distrutti dall’intelligenza artificiale

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L’Istat calcola l’indice composito di innovazione, ricerca e creatività. Si tratta in realtà di un indice composito costituito dalla somma di tre variabili, che sono: Intensità della ricerca, Lavorati della conoscenza, Occupati in imprese creative. Il dato riguarda le macro-regioni italiane. Il periodo di riferimento è compreso tra il 2010 e il 2016. I dati sono raccolti dall’Istat nell’ambito della costruzione dell’indice BES, Benessere Equo Sostenibile, ovvero delle metodologie differenziate che mettono in discussione il PIL giudicato uno strumento insufficiente per l’analisi del benessere economico delle nazioni. In seguito l’indice composito di Innovazione, ricerca e creatività viene indicato con la sigla IRC. L’indice IRC è calcolato con anno base il 2010, ovvero 2010=100.

Nord. L’incide ICR è cresciuto nel Nord Italia nel periodo tra il 2010 e il 2016. Nel 2010 l’indice ICR era pari a 101,6%. Tra il 2010 e il 2011 il valore dell’indice ICR è passato da un valore pari a 101,6 fino ad un valore pari a 101,8 ovvero una crescita pari ad un valore di 0,2 sia in valore percentuale sia in valore assoluto. Nel passaggio tra il 2011 e il 2012 il valore dell’indice composito IRC è passato da un valore pari a 101,8 fino ad un valore pari a 104,0 ovvero una crescita pari a 2,2 in valore assoluto ed in valore percentuale. Nel passaggio tra il 2012 e il 2013 il valore dell’indice composito IRC è cresciuto di 1,8 in valore assoluto e di 1,7 in valore percentuale ovvero è passato da un valore pari a 104,0 fino ad un valore pari a 105,8. Nel passaggio tra il 2013 e il 2014 il valore dell’indice ICR è passato da un valore pari a 105,8 fino ad un valore pari a 107,7 ovvero una variazione assoluta par ad un ammontare di 1,9 ed una variazione percentuale pari ad un valore di 1,8. Nel passaggio tra il 2014 e il 2015 il valore dell’ICR è cresciuto da un ammontare pari a 107,7 fino ad un valore pari a 108,6 ovvero pari ad una crescita di 0,9 in valore assoluto e pari a 0,8 in valore percentuale. Tra il 2015 e il 2016 il valore dell’ICR è diminuito di 0,5 unità in valore assoluto e percentuale da 108,6 a 108,1. Nel complesso nel periodo considerato il valore dell’indice ICR è cresciuto di 6,5 unità in valore assoluto e di 6,4 in valore percentuale ed è passato da un valore pari a 101,6 fino ad un valore pari a 108,1.

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Figura 1.Indice composito di Innovazione, ricerca e creatività per regione. Fonte: ISTAT-BES.

Centro. Il valore dell’indice ICR è cresciuto nel periodo compreso tra il 2010 e il 2016 nel centro Italia. Nel 2010 il valore dell’indice ICR è stato pari ad un valore di 108,8. Nel passaggio tra il 2010 e il 2011 il valore dell’indice composito è passato da un valore pari a 108,8 fino ad un valore pari a 108,6 ovvero una variazione negativa pari ad un valore di 0,2 unità in valore assoluto ed in valore percentuale. Nel passaggio tra il 2011 e il 2012 il valore dell’indice ICR è cresciuto da un valore pari a 108,6 fino ad un valore pari a 109,6 ovvero una crescita pari ad un valore di 1,0 in valore assoluto e di 0,9 in valore percentuale. Nel passaggio tra il 2012 e il 2013 il valore dell’indice composito ICR è passato da un valore pari a 109,6 fino ad un valore pari a 110,0 ovvero una crescita pari a 0,4 in valore assoluto ed in valore percentuale nel centro Italia. Nel passaggio tra il 2013 e il 2014 il valore dell’indice composito ICR è cresciuto da un valore pari a 110,0 fino ad un valore pari a 113,4 ovvero una crescita pari a 3,4 in valore assoluto e pari ad un valore di 3,1 in valore percentuale. Nel passaggio tra il 2014 e il 2015 il valore dell’indice composito ICR è diminuito da un valore pari a 113,4 fino ad un valore pari a 112,2 ovvero una variazione pari a -1,2 unità in valore assoluto e pari ad un valore di -1,1 in valore percentuale. Nel passaggio tra il 2015 e il 2016 il valore dell’indice composito ICR è passato da un valore pari a 112,2 fino ad un valore pari a 112,5 ovvero una variazione pari a 0,3 in valore assoluto e percentuale. Nel complesso del periodo considerato l’indice composito ICR è cresciuto nel Centro Italia di un valore pari a 3,7 in valore assoluto e pari ad un valore di 3,4 in valore percentuale.

Mezzogiorno. Nel mezzogiorno il valore dell’indice ICR è cresciuto nel periodo tra il 2010 e il 2016 pure rimanendo al di sotto sia della media nazionale, sia del valore del Centro e del Nord Italia nella manifestazione di un arretratezza che riguarda anche l’economia della conoscenza. Nel 2010 il valore dell’indice composito di innovazione ricerca e creatività è stato pari ad un valore di 89,6. Tra il 2010 e il 2011 il valore dell’indice composito ICR è passato da un valore pari a 89,6 unità fino ad un valore pari a 89,5 unità ovvero pari ad una riduzione di -0,1 in valore assoluto ed in valore percentuale. Tra il 2011 e il 2012 il valore dell’indice ICR è cresciuto da un valore pari a 89,5 fino ad un valore pari a 91,9 ovvero una crescita pari ad un valore di 2,4 in valore assoluto e pari ad un valore di 2,7 in valore percentuale. Tra il 2012 e il 2013 il valore dell’indice composito ICR è cresciuto da un valore pari a 91,9 fino ad un valore pari a 93,0 ovvero una crescita pari a 1,1 in valore assoluto ed in valore percentuale. Nel passaggio tra il 2013 e il 2014 il valore dell’indice composito ICR nel Mezzogiorno è cresciuto da un valore pari a 93,0 fino ad un valore pari a 93,1 ovvero una variazione pari ad un valore di 0,1 in valore assoluto e percentuale. Nel passaggio tra il 2014 e il 2015 il valore dell’indice composito di ICR è cresciuto da un valore pari a 93,1 fino a 93,4 ovvero una crescita in valore assoluto ed in valore percentuale. Nel passaggio tra il 2015 e il 2016 il valore dell’indice composito ICR è diminuito da un valore pari a 93,4 fino ad un valore pari a 92,5 ovvero una diminuzione pari ad un valore di -0,9 in valore assoluto e pari ad un valore di -1,0 in valore percentuale. Nel complesso del periodo considerato il valore dell’indice composito ICR è cresciuto nel Mezzogiorno di un valore pari a 2,9 in valore assoluto e pari a 3,2 in valore percentuale.

Italia. Il valore dell’indice ICR è cresciuto anche in Italia nel periodo tra il 2010 e il 2016. Nel 2010 il valore dell’indice ICR è stato pari a 100,00. Tra il 2010 e il 2011 il valore dell’indice ICR è cresciuto da un valore pari a 100,0 fino ad un valore pari a 100,2 ovvero una variazione pari a 0,2 in valore assoluto e percentuale. Nel passaggio tra il 2011 e il 2012 il valore dell’indice composito ICR è cresciuto da un valore pari a 100,2 fino ad un valore pari a 102,5 ovvero una crescita pari a 2,3 in valore assoluto ed in valore percentuale. Tra il 2012 e il 2013 il valore dell’indice composito ICR è cresciuto da un valore di 102,5 fino ad un valore di 103,2 ovvero una crescita in valore assoluto e percentuale pari ad un valore di 0,7. Nel passaggio tra il 2013 e il 2014 il valore dell’indice composito ICR è passato da un valore pari a 103,2 fino ad un valore pari a 103,8 ovvero una variazione pari ad un valore di 0,6 in valore assoluto ed in valore percentuale. Nel passaggio tra il 2014 ed il 2015 il valore dell’indice composito ICR è passato da un valore pari a 103,8 fino ad un valore pari a 105,6 ovvero una crescita pari ad un valore di 1,8 in valore assoluto e di 1,7 in valore percentuale. Nel passaggio tra il 2015 ed il 2016 il valore dell’indice ICR in Italia è cresciuto di un valore pari a 5,2 unità.

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Figura 2.Indice composito di Innovazione, ricerca e creatività Fonte: Istat-BES.

Conclusioni. Il valore dell’indice composito ICR è cresciuto nelle varie regioni italiane. Tuttavia, insieme alla crescita dell’indice ICR viene confermata anche la presenza di un divario nell’interno delle varie macro-regioni italiane. Nella classifica ICR si mette in evidenza il ruolo dell’importanza della conoscenza come chiave per accedere a livelli elevati di benessere. L’economia della conoscenza, il cambiamento del lavoro e l’innovazione tecnologica hanno comportato una crescita dell’orientamento della innovazione, ricerca e creatività. L’intelligenza artificiale minaccia di distruggere ogni forma di lavoro ripetitiva. Il rischio di distruzione riguarda anche i lavori cognitivi. Secondo gli esperti di informatica e di intelligenza artificiale, lavori svolti dai ragionieri, giornalisti, avvocati, e commercialisti, potrebbero essere eliminati dagli algoritmi. L’intelligenza artificiale tende a sviluppare dei pattern di applicazione anche nel campo della creatività, come dimostrato dalle produzione di opere musicali realizzate dagli algoritmi.

La crescita dell’investimento nell’innovazione, nella ricerca e soprattutto nella creatività risulta essere positiva per contrastare il job-killer rappresentato dall’intelligenza artificiale. Tuttavia occorre considerare che tra innovazione, ricerca e creatività è la creatività ad essere l’elemento dirimente. La creatività infatti apre alla possibilità di acquisire delle soft skills in grado di salvaguardare la capacità di produzione di valore aggiunto anche nell’era dominata dall’intelligenza artificiale.

Angelo Leogrande

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