Coronavirus: arrivano le app per tracciarlo

Ma qual è il confine tra sicurezza e privacy?

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Numerose sono le app che sono comparse per far fronte all’emergenza Coronavirus: da quelle che cercano di aiutare nella vita di tutti i giorni, a veri e propri servizi per il paese. Ad esempio Dovefila, è un app per evitare la fila al supermercato. Dati gli ingressi ormai cadenzati, per evitare assembramenti e rischi di contagio, è bene controllare i tempi di attesa per entrare al supermercato. Con Dovefila si può infatti sapere, da qualsiasi dispositivo collegabile ad internet, il numero esatto di persone in coda. Attivando il servizio di localizzazione è possibile monitorare in diretta la condizione degli esercizi commerciali vicini alla propria casa e programmare l’uscita di conseguenza. Ma quelle a far discutere di più sono sicuramente le app di tracciamento e contenimento del Covid-19. Infatti, con più di 300 proposte arrivate al Ministero dell’innovazione, in questi giorni dovrebbe arrivare il decreto che nominerà una “task force tecnologica” che esaminerà i progetti e selezionerà i papabili. Anche se la ministra Paola Pisano ha affermato: “Bisogna essere molto prudenti e non pensare che l’app, se mai venisse selezionata e si decidesse di utilizzarla, sarebbe la soluzione di tutto: per fare in modo che funzioni la prima cosa è testarla in un’area, non diffonderla subito in scala nazionale”. E infatti, ora come ora, non esiste un’app generale per monitorare il Coronavirus, ma ogni regione si sta mobilitando con i propri mezzi. Ad esempio la Sardegna, una delle ultime regioni per numero di contagiati, basandosi sul modello coreano e cinese, ha creato una piattaforma in grado di monitorare la quarantena obbligatoria e gli spostamenti delle 26mila persone entrate in Sardegna prima dell’inizio dell’emergenza e del decreto ministeriale.

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Covid-19 Regione Sardegna, questo il nome dell’app già disponibile sia per Android che per iOS, sarebbe in grado di tenere sotto controllo la situazione in tempo reale e comune per comune, con un’approssimazione fino al numero civico. Tutto questo, facendo compilare un semplice modulo dove indicare l’inizio del periodo di quarantena ed il domicilio. Ovviamente fino a quando un decreto non consentirà il trattamento dei dati sanitari non si potrà obbligare i positivi o i viaggiatori di aggiornare costantemente i propri dati e sintomi nell’app, anche se grazie al decreto del 9 marzo è già possibile chiedere il consenso alla localizzazione. Tutto questo però fa nascere un grande interrogativo: e la privacy?Perché nonostante siano tutte iniziative che hanno il nobile compito di ridurre il contagio e salvaguardare la salute dei cittadini, quando l’emergenza sarà finita come gestiranno i nostri dati? E se dovessero finire in mani sbagliate? Bisognerebbe fare un decreto “a tempo determinato”, in cui si stabilisce che finita l’emergenza i dati non potranno più essere obbligatoriamente raccolti, e che quelli già in possesso non saranno ceduti a terzi. La democrazia Italiana si trova di fronte a un intricato bivio: da una parte bisogna preservare il diritto alla vita, mentre dall’altra bisogna non contravvenire ad un altro caposaldo della costituzione, ovvero la protezione dei dati personali. Certamente il primo prevale e prevarrà sempre sul secondo, ma per non ritrovarsi in una distopia di Orwelliana memoria bisognerà giocare bene le proprie carte.

Francesco Maria Tiberio

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